martedì 9 agosto 2011

Ancora le pensioni?...e mo' basta!

Si sente dire sempre più spesso, recentemente lo hanno detto anche la Bce e la Banca d’Italia, che a causa dei debiti contratti dagli Stati sarà necessario un ennesimo intervento sui sistemi previdenziali. Questi debiti sono stati realizzati per tappare i buchi della finanza speculativa lasciando intatti i meccanismi che hanno portato già alla crisi del 2008 che così è stata trasferita dai privati al Pubblico. Allora visto che il deficit è alto invece di far pagare qualcosa ai ricchi beneficiari dell’intervento pubblico ( ai quali verranno garantiti acquisti a prezzi di svendita dei beni pubblici e il controllo delle aziende comunali, fregandosene dell'esito dei referendum) perché non risparmiamo sulle pensioni mandando i lavoratori più tardi in pensione e magari con la scusa dell’uguaglianza tra i sessi cominciamo dalle donne ? Perchè non abolire le pensioni di anzianità e lavorare fino a 70 anni? Chi se ne frega se il deficit pubblico non è originato dalla Previdenza!

Il Civ dell'Inps ha approvato a fine luglio il consuntivo dell'esercizio 2010. Per la prima volta da molti anni è previsto un risultato negativo per 1,3 miliardi di euro solo in piccola parte a causa della crisi ( il bilancio preventivo per il 2011 prevede un ritorno all'attivo). Il passivo è in realtà determinato dall'andamento dei fondi dei lavoratori autonomi ormai fuori controllo da anni e dal costo delle privatizzazioni nei trasporti, negli elettrici e nei telefonici oltre che dal salvataggio del fondo dei dirigenti d'azienda (Inpdai). I numeri sono crudi ed espliciti. Chiudono l'anno con un utile di esercizio i fondi:

- dei lavoratori dipendenti storico( quello di metalmeccanici, tessili, edili,ecc…) + 7,7 miliardi

-gestione prestazioni temporanee dei lavoratori dipendenti + 1 miliardo

-gestione parasubordinati + 8,2 miliardi

hanno chiuso in passivo:

-coltivatori diretti, mezzadri e coloni - 3,5 miliardi

-gestione artigiani - 5 miliardi

-esercenti commerciali - 1,6 miliardi

-l'ex fondo trasporti - 0,9 miliardi

-ex fondo elettrici -1,9 miliardi

--ex fondo telefonici -0,8 miliardi

-ex Inpdai (dirigenti d’azienda) -3,5 miliardi

-Poste italiane S.p.A. -113 milioni

-fondo personale di volo - 131 milioni

-fondo previdenza clero - 63 milioni

La situazione per la quale su tre fondi (lavoratori dipendenti, prestazioni per lavoratori dipendenti e parasubordinati) grava la solidarietà che tiene in vita i fondi degli autonomi e dei cosiddetti fondi delle aziende privatizzate e dei dirigenti dura da anni. Lo affermano con chiarezza i conti patrimoniali che registrano l'andamento storico dei fondi.

Nonostante la situazione patrimoniale netta dell'Istituto al 31 dicembre presentasse un attivo di 43,5 miliardi, è necessario sottolineare che esso è il risultato dell'attivo delle prestazioni temporanee e dei parasubordinati ,oltre all'attivo portato recentemente dal fondo Poste italiane S.p.A., confluito anche lui all'Inps, come altri fondi, solo dopo essere entrato in disavanzo d'esercizio. I fondi degli autonomi hanno potuto pagare le pensioni grazie alla copertura fino ad oggi di ben 83,8 miliardi di euro dei quali 64,6 vengono dai parasubordinati e il resto dal fondo delle prestazioni temporanee dei lavoratori dipendenti, che hanno coperto anche il passivo di 1,8 miliardi del fondo clero.

L'assurdo è che il fondo lavoratori dipendenti eroga pensioni medie annue di € 11.107, quelle passive dei fondi speciali variano tra 20.338€ e € 25.401, mentre l'importo medio delle pensioni erogate dal fondo Inpdai è poco lontano dai € 50.000.

Gli operai che pagano gran parte dei contributi per le prestazioni temporanee reggono tutta la baracca e non è dato di sapere quale sia la loro aspettativa di vita nonostante ripetute richieste. I fondi degli autonomi erogano pensioni ben superiori a quanto versato da loro in contributi. Così vengono utilizzati i fondi che i lavoratori versano per la solidarietà ai cassaintegrati, ai disoccupati, agli ammalati e alle famiglie numerose.

Un operaio edile paga all'Inps e all'Inail per la propria sicurezza quasi il 51% del proprio reddito: questi soldi vengono utilizzati per solidarizzare con chi paga il 20% di un reddito figurativo, fissato intorno a € 16.000 l'anno.

Gli Stati dopo essersi addossati i costi della speculazione finanziaria internazionale per migliaia di miliardi, stampando moneta e prestando alle banche senza interessi, vogliono far pagare il tutto ai pensionati e in maniera particolare alle donne e ai lavoratori dipendenti. Nonostante la legge dello Stato imponga ai ministri dell'Economia e del Lavoro di intervenire sui fondi passivi, nulla si è fatto per purissime ragioni politiche: autonomi e professionisti (che versano solo il 10% di quello che dichiarano ai fondi previdenziali) sono essenziali al blocco sociale di centro-destra e quindi intoccabili.


pubblicato da Giampaolo Patta, Associazione Lavoro e Solidarietà

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