domenica 11 gennaio 2015

Franco Cardini: “Cosa c’è davanti e dietro l’assalto a Charlie Hebdo e come finirà”

Le Crociate_OK_Low

intervista a Franco Cardini di Lucia Bigozzi, 09 gennaio 2015

Dalla Parigi colpita al cuore dove si trova per lavoro, Franco Cardini, storico, analizza con Intelligonews cosa c’è davanti e dietro l’assalto a Charlie Hebdo. Con una lettura singolare…
Lei crede alla teoria del complotto? La Rete sembra scettica anche considerando le modalità con cui si sono mossi gli attentatori, dalla carta di identità lasciata in auto, alla Citroen che pare non sia quella giusta, alla scarpa persa e raccolta per strada.
«L’azione è stata compiuta da due persone che hanno avuto un addestramento di qualche tipo perché arrivare ad ammazzare a sangue freddo una decina di persone non è cosa di cui sono capaci tutti; serve comunque un’attrezzatura mentale e tecnica di tipo militare. Ciò premesso, tutti a botta calda devono tirare fuori cose acute e intelligenti per farsi notare, a detrimento dell’attenzione che invece andrebbe posta rispetto alla situazione, perché in questi casi è necessario studiare e invece tutti vogliono parlare. Teoria del complotto? Gruppo spontaneo? Direi che ci sono elementi che fanno pensare all’azione di un gruppetto, magari i soli due fratelli franco-algerini con l’ appoggio di qualche basista. Si dice sono fanatici: ma che vuol dire? Ci può essere un’organizzazione di tipo jhiadista, pare che uno dei due vi fosse legato ma non è sicuro; d’altra parte c’è chi pensa che dietro ci sia il Califfo dell’Isis: tutto è possibile; del resto la teoria del complotto si riassume in questo: c’è un disegno dietro? Forse ce lo diranno i prossimi giorni, ma non è detto, in fondo non abbiamo capito ancora se c’era un disegno nell’attacco dell’11 settembre ma nel frattempo tutti hanno scritto e speculato su ipotesi e letture ».
Sì, la ma sua idea qual è?
«La mia idea è che questo sia uno dei tanti gruppi che agiscono dentro la logica dello jihadismo che è un’ideologia che ha una lontana origine religiosa e che in realtà, è un’ideologia di tipo politico. Da questo punto di vista colpire Charlie Hebdo, significa colpire un bersaglio ‘eccellente’ per fare presa, sì ma su chi? ».
Lei cosa risponde?
«Io non sono d’accordo con la grande maggioranza di chi dice che questi hanno sferrato un attacco all’Occidente, alla libertà di stampa: la libertà di stampa lasciamola fare, è un’altra questione… C’è un attacco ai valori occidentali, ma mi domando: i valori occidentali erano quelli rappresentati da Charlie Hebdo? Qui in Francia conosco tante persone che oggi indossano la maglietta con la scritta ‘Je suis Charlie Hebdo’ ma fino a ieri accusavano il settimanale satirico di essere antisemita, contro la religione cattolica. A Parigi, in Place de la Republique ieri c’è stata una bellissima manifestazione con le persone che mostravano una penna simbolo della libertà di stampa e oggi la televisione francese parla della necessità di arrivare a forme di silenzio per facilitare le indagini: ma allora dove è la libertà di stampa per la quale tutti sono scesi in piazza?».
E proprio stamani le autorità francesi hanno invitato la stampa a non riprendere le immagini dei Raid nello stabile dove si sono asserragliati i due terroristi.
«Ha ragione la polizia, ma allora chi manifestava o era uno sciocco oppure è stata presa in giro. Voglio dire che la realtà è più complessa di quanto si pensi. Ciò che mi sento di poter dire è che i due fratelli franco-algerini sono jihadisti convinti anche se sapere di cosa siano convinti è difficile; sono però convinti del loro militare per un Islam ‘duro e puro’. Il punto è: questo Islam ‘duro e puro ‘ contro chi sta facendo la guerra? Contro il cosiddetto Occidente? Contro la libertà di stampa? No, io credo che la guerra sia nei confronti di altri gruppi islamici per accaparrarsi il più possibile le simpatie degli estremisti a danno di altri gruppi, per dimostrare come fa il Califfo Al Baghdadi quando fa tagliare le teste in pubblico, che è il detentore dell’Islam sunnita vero e che tutti gli altri musulmani sono tiepidi, traditori, alleati degli occidentali che sono crsitiani. C’è una guerra in corso – lo sostengo io sul Mattino e lo dice Eco sul Corsera – ma bisogna capire fra chi. Noi siamo coinvolti, ma la guerra fondamentale è all’interno del mondo musulmano dove si stanno agitando forze fondamentalista che tra di loro si fanno concorrenza per dimostrare a una parte di musulmani, non certo la migliore, che loro sono i veri difensori della fede. Da questo punto di vista l’attacco a Charlie Hebdo rappresentava l’azione perfetta: da anni il settimanale era nel mirino di questi gruppi come rivista che non rispetta il Profeta. Ci sono musulmani serissimi, moderatissimi, filo-occidentali, democratici – e io ne conosco tanti – che dicono: sì, però quelli di Charlie Hebdo devono capire che se per loro è un valore assoluto la libertà di dire ciò che vogliono, noi non siamo d’accordo. E allora, in un mondo che, in generale, non simpatizza per le cose che faceva Charlie Hebdo, c’è una minoranza infima ma che politicamente può essere qualificata e pericolosa, che ritiene che quelle vignette vadano colpite, non tanto in sé e per sé, bensì per insegnare ai musulmani dove sta la verità e quali sono le forze che rivelano la verità. C’è una guerra dentro l’Islam; sciiti contro sunniti, musulmani favorevoli allo Stato-nazione e chi pensa che i Paesi islamici vanno modernizzati ma tenendo presente l’eredità della Sharia e oggi alcuni di questi Paesi sono grandi potenze mondiali. Come facciamo a non renderci conto che quando parliamo di Islam pericoloso, noi siamo alleati con alcune forze musulmano che sono politicamente e culturalmente tra le più retrive, come ad esempio gli Emirati del Golfo dove andiamo in vacanza o a fare affari e dove le donne non possono guidare la macchina, solo per fare un esempio».
C’è chi sostiene che sia in atto uno scontro tra illuminismo degenerato in libertarismo e un Islam che è una religione a vocazione egemonica. Qual è la sua valutazione?
«Anche il Cristianesimo è una religione a vocazione egemonica; d’altra parte col tempo, la storia dell’Europa e dell’Occidente ha generato forme di convivenza non sempre pacifica, non sempre perfetta tra chi è fautore di una visione illuministica o libertaria della libertà e chi è fautore di una visione in base alla quale la libertà va regolata. Ci sono tanti modi di concepire la libertà, quello concepito da Russeau o Voltaire e quello concepito dal San Tommaso d’Aquino: Charlie Hebdo è più vicini ai primi, io al secondo ma non per questo faccio le crociate. Noi dimentichiamo, autoassolvendoci, di aver per secoli sfruttato e sottomesso i paesi musulmani alla nostra politica coloniale che non era proprio una logica di libertà ma con la nostra idea di libertà noi ci crediamo i puri, i buoni e tutti gli altri i cattivi. Mi pare una lettura affrettata e semplicistica».
Ci sono proiezioni che ipotizzano nel 2050 un’Europa a maggioranza musulmana. E’ uno scenario credibile?
«I musulmani nel mondo sono un miliardo e mezzo mentre i cristiani sono due miliardi, quindi non è vero che oggi siamo minoranza. Secondo aspetto: i cristiani abitano la parte privilegiata del mondo che ha in mano i destini economici, finanziari e tecnologici dell’umanità; se usiamo male queste leve con politiche sbagliate, la responsabilità è solo nostra . In Occidente l’Islam è una minoranza e se fa proseliti lo fa all’interno dei ceti sottoproletari. Io sono cattolico e quando la domenica mi alzo presto per andare a messa, magari vedo il mio vicino di casa che sogghigna per la mia iniziativa, ma per strada non ho mai incontrato capannelli armati di musulmani che mi impediscono di entrare in chiesa, mentre ho incontrato occidentali che volevano negare ai musulmani il diritto a costruire una moschea, anche nella mia Toscana. Nel 2050 ci sarà una maggioranza musulmana? Ma sulla base di quale computo? Forse quello delle statistiche? Ma la realtà è molto diversa e ha dinamiche che non rispondono alle statistiche bensì alle condizioni di vita delle persone».
Insomma, vedremo sventolare la bandiera nera dell’Isis sulla Cupola di San Pietro?
«Il cancelliere di Hitler, uomo più colto, intelligente e dotato da tutti i punti di vista del Califfo Al Baghdadi, non pensava minimamente a issare la bandiera nazista sulla Cupola di San Pietro ma aveva buone motivi di credere che se i nazisti avessero vinto, avrebbero messo al passo le Chiese cristiane, a cominciare da quella cattolica. La realtà è che Hitler non ce l’ha fatta pur avendo corazzate e essendo a un passo dall’avere l’atomica. Il Califfo può pensare ciò che vuole; anche mia zia Rosina può pensare di diventare imperatrice ma dubito che sia il Califfo che mia zia Rosina ce la faranno».

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