lunedì 13 novembre 2017

Il Brancaccio è stato fermato.

L’assemblea generale del percorso del Brancaccio convocata a Roma per sabato prossimo, 18 novembre, è annullata. Mi scuso personalmente con tutti coloro che, non di rado con sacrificio, hanno già acquistato il biglietto del treno o dell’aereo.
E mi scuso con tutti i cittadini che sarebbero venuti a discutere la redazione finale del progetto di Paese che è uscito dalle Cento Piazze per il Programma.
Il fatto è che sono sparite una ad una, nelle ultime ore, le condizioni minime per tenere un’assemblea democratica e per pensare che l’itinerario del Brancaccio possa arrivare a raggiungere il suo scopo.
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Ricordo quale fosse il progetto del Brancaccio, nelle parole della relazione di apertura che ho pronucniato nell’assemblea del 18 giugno: «Se fossimo convinti che la forma partito è sufficiente, oggi non saremmo qua: non si tratta di rifare una lista arcobaleno con una spruzzata di società civile. C’è forte l’esigenza di qualcosa di nuovo, e di qualcosa di più grande. Lo diciamo con le parole di Gustavo Zagrebelsky: è necessaria la “più vasta possibile unione che sorga fuori dei confini dei partiti tradizionali tra persone che avvertano l’urgenza del momento e non siano mosse da interessi, né tantomeno, da risentimenti personali: come servizio nei confronti dei tanti sfiduciati nella politica e nella democrazia”». Un’alleanza tra cittadini e partiti, dunque. Ma oggi sento il dovere di denunciare pubblicamente che i vertici dei partiti della Sinistra hanno deciso che, semplicemente, non vogliono questa unione più vasta possibile. Non vogliono questa alleanza con chi sta fuori dal loro controllo.
I segretari di Mdp, Possibile e Sinistra italiana hanno scelto un leader. E questo ha ‘risolto’ tutti i problemi: nella migliore tradizione messianica italiana.
Poi hanno lanciato un’assemblea, che si sta costruendo come una spartizione di delegati tra partiti, con equilibri attentamente predeterminati. E per di più un’assemblea che potrà decidere, sì e no, il nome e il simbolo della lista: ma non certo la leadership (scelta a priori, dall’alto e dal dentro), non il programma (collage di quelli dei partiti), non le liste (saldamente in mano alle segreterie). Un teatro, che copre l’obiettivo reale: rieleggere la fetta più grande possibile degli attuali gruppi parlamentari. Vorrei molto essere smentito: ma ho fortissimi argomenti per credere che, quando saranno note le liste, tutti potranno constatare che le cose stanno proprio così.
Certo non me lo auguro, ma temo che questa inerziale riedizione nazionale della coalizione che in Sicilia ha sostenuto Claudio Fava (per di più senza Rifondazione Comunista) non avrà un enorme successo elettorale.
È anche per questo che quella dei vertici di Mdp, Possibile e Sinistra italiana a me pare una scelta drammaticamente miope. Non è nemmeno più questione di ‘alto e basso’, o di ‘vecchio e nuovo’: la logica è quella per cui chi è ‘dentro’ il sistema della politica professionale si chiude ermeticamente verso chi è ‘fuori’.
È la logica del partito che garantisce se stesso. E il partito che è stato lasciato fuori dall’accordo, Rifondazione Comunista, ha reagito in modo identico. Dopo aver sostanzialmente preso in ostaggio l’assemblea provinciale del Brancaccio a Torino, Rifondazione ha fatto capire di voler fare altrettanto con quella del 18 a Roma: «prendiamoci il Brancaccio», si è letto sui social.
Non ci sono, dunque, le condizioni minime di lealtà e serenità per garantirvi che l’assemblea non si trasformi in un campo di battaglia tra iscritti a diversi partiti.
In quella assemblea avremmo voluto chiedere, pubblicamente e con forza, come ultima possibilità di una unione più vasta fuori dai confini dei partiti, l’adozione di un percorso veramente democratico (in cui fossero contendibili la leadership, il programma, i criteri di innovazione per le liste): quel percorso dettagliato che avevamo mandato ai responsabili di Mdp, Possibile e Sinistra italiana, senza peraltro ottenere risposta. Rifondazione Comunista (l’unico partito che a questo punto avrebbe partecipato all’assemblea) ci ha annunciato che, invece, avrebbe preteso di votare su una proposta incompatibile con il senso stesso del Brancaccio: e cioè quella di porre condizioni agli altri partiti, come se fossimo un’altra forza politica in cerca di alleanze.
E invece no: il Brancaccio non è una componente. È uno stile, un metodo, un modo di fare politica. Avrebbe avuto successo se fosse riuscito ad essere il motore di un’alleanza tra partiti e forze civiche, tra iscritti a partiti e cittadini senza tessera, non uno strumento per fare alleanze
A questo punto lo scopo del Brancaccio, lo scopo per cui vi avevamo convocati a Roma, è irraggiungibile in ogni caso: e non saremmo responsabili se non dicessimo che un’assemblea senza più nulla da decidere sarebbe solo un rissoso palcoscenico offerto all’impeto autodistruttivo dell’ultimo partito rimasto. L’unica cosa che potrebbe essere partorita ora, infatti, sarebbe una piccola lista di Rifondazione, riverniciata di civismo: ma il Brancaccio era un percorso per una vasta alleanza civica che tenesse insieme i partiti e andasse ben oltre. Qualunque risultato diverso da questo tradirebbe il mandato condiviso da tutti noi: non può e non deve finire con una seconda lista improvvisata, destinata all’irrilevanza e alla coltivazione del risentimento.
È per questo che oggi scendo dal famoso ‘autobus’. Lo avevo promesso a tutti voi, il 18 giugno: «questa ‘cosa’ nasce per ambire a percentuali a due cifre: perché ambisce a recuperare una parte dell’astensione di sinistra. E se dovesse ridursi a una lista arcobaleno con davanti le sagome della cosiddetta ‘società civile’ saremo i primi a dire che il tentativo è fallito». Ecco: oggi, lealmente, vi dico che è così.
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Se almeno un successo possiamo riconoscerci è stato quello di aver parlato una lingua nuova, radicale, diretta.
Di aver saputo indicare con forza le contraddizioni insanabili del progetto che partì da Piazza Santi Apostoli il 1° luglio. Di aver denunciato la follia di un centrosinistra composto con il Pd; e di aver indicato con forza la necessità di un quarto polo di sinistra radicalmente alternativo a tutto il resto.
Ebbene, questa prospettiva è stata vincente: anche per merito della presenza inedita e indiscreta del Brancaccio. A dimostrarlo è il testo della ‘lettera di intenti’ che è stata sostanzialmente ‘imposta’ a Mdp, e alla cui redazione abbiamo contribuito in modo decisivo (nel pieno rispetto del mandato del 18 giugno: quello di verificare le condizioni per una lista unica e credibile).
Quel testo demolisce tutti i ‘risultati’ del centrosinistra, e anzi impegna a ribaltarli: delineando il profilo di una sinistra radicale in Italia.
Dopo questo indiscutibile successo, è però subito arrivata la totale chiusura sul percorso democratico e sull’innovazione delle liste.
E questo è per noi inaccettabile. Perché in un’assemblea costituita con metodo democratico, cioè veramente libera dal controllo dei partiti, avremmo chiesto con forza 4 vincoli: la presenza nei posti concretamente eleggibili della lista proporzionale di un 50% di donne; di un 30 % di under 40; di un 50% di candidati mai stati in Parlamento; e infine la non candidabilità di chi ha avuto ruoli di governo.
Sono sicuro che un’assemblea libera avrebbe considerato con interesse queste minime prove di credibilità. Prove di credibilità necessarie, perché se versi il vino nuovo in otri vecchi, e compromessi, accade quel che accade in queste ore: mentre si annuncia una forza politica di Sinistra alternativa al Pd, si legge che Bersani tratta in segreto con Renzi un’alleanza di fatto. Vero, falso? Un dilemma che non esisterebbe se la guida fosse rinnovata, e democraticamente scelta.
Ma non ci arrendiamo: la forza del manifesto su cui avrebbe potuto fondarsi una lista davvero nuova era la forza del progetto di Italia che è venuto fuori dalle cento assemblee del programma.
Quello che, nella nostra ingenuità, avremmo voluto discutere e approvare il 18: prima di essere travolti dall’onda del cinismo del ceto politico.
È per questo che ci impegniamo a restituirvi tutti i materiali che ci avete inviato, rifusi in un progetto unitario che potremo discutere pubblicamente, insieme, in un incontro che fisseremo nei prossimi mesi: per misurare su quel metro radicale i programmi delle liste che andranno alle elezioni.
E per ripartire da lì.
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Perché vogliamo ripartire. Innanzitutto comprendendo fino in fondo i nostri errori.
Lo diciamo con sincerità: se non siamo riusciti a condurre in porto il nostro progetto non è solo a causa del cieco egoismo dei partiti.
Il 18 giugno avevamo detto: «C’è chi teme che i partiti controllino questo processo, come burattinai da dietro le quinte. Questo rischio esiste. E l’esito di questo processo dipende tutto da quanti saremo, e da quanto determinati saremo. Vogliamo costruire una vera ‘azione popolare’. Ma ci riusciremo solo se la partecipazione senza tessere sarà così ampia da superare di molte volte quella degli iscritti ai partiti. Una lista di cittadinanza a sinistra: questo vogliamo costruire».
Ebbene: non è stato così. Le nostre assemblee in tutta Italia sono state tante, bellissime, importanti. E non abbiamo parole per ringraziare tutti coloro che hanno investito il loro tempo e la loro passione in questa breve stagione di entusiasmo civico e politico.
Ma – noi due per primi – non siamo stati capaci di ‘travolgere’ i partiti suscitando un’ondata di partecipazione nuova e senza etichette. Se nessuno dei segretari di partito cui ci siamo rivolti ha compreso minimamente la vitale importanza di cedere sovranità a un progetto più grande, è stato perché il popolo della sinistra non li ha costretti a farlo con la forza della partecipazione.
Eppure – nonostante tutti questi fatali limiti – in questi mesi abbiamo sentito spirare un vento nuovo: in quanti ce lo avete detto, e scritto!
Ebbene, vorremmo che questo spirito, questo entusiasmo che non si vedeva da tanto tempo, continui a soffiare. Anzi vorremmo riuscire a contagiare più cittadini possibile.
Per questo abbiamo Anna ed io abbiamo costituito un’associazione, che si chiama Democrazia ed Eguaglianza, ed è in quella associazione che, subito dopo le elezioni, vogliamo riprendere il cammino, organizzandoci e moltiplicandoci.
Accogliendo tutti coloro che vorranno partecipare: donne e uomini, con o senza tessere politiche o associative in tasca. Ma senza un ruolo dei partiti come tali, e senza i loro apparati, questa volta: perché sbagliando si impara. Intendiamoci: tanti, anche nei partiti, si sono impegnati con generosità in questo percorso, convinti che la funzione delle proprie forze politiche fosse quella di convergere insieme a tutti gli altri in un unico spazio comune e democratico. Ma queste aspirazioni sono state tradite dai vertici di quegli stessi partiti.
Come dicono parole antiche, piene di saggezza profetica: «non apparteniamo oggi ad una città stabile: lavoriamo per costruire la città futura».
È dunque l’ora di costruire una Sinistra dal basso, una coalizione sociale e civica. Per costruirla sulle strade, nelle periferie, nelle povertà. Attraverso la reciprocità e la cooperazione. Per costruirla con la conoscenza, la critica, la capacità di accendere e collegare tanti fuochi di azione popolare. Per metterla in grado, quando sarà il momento, di riportare nei comuni e in Parlamento il popolo italiano. Per attuare la Costituzione, per rovesciare il tavolo delle diseguaglianze, per invertire la rotta.
Ora serve inevitabilmente un impegno di medio periodo: per questo c’è l’associazione, e ci sarà un nuovo cammino da affrontare insieme.
Ma il percorso, così come lo avevamo proposto al Brancaccio e discusso insieme, non c’è più. Questo non vuol dire che si debba cedere alla rassegnazione. Nonostante la situazione in cui siamo, in tante e tanti non hanno alcuna intenzione di mollare. Lo abbiamo capito dalla pioggia di messaggi queste ultime, difficili, ore: e anche di questa vi ringraziamo.
Dopo aver promosso assemblee, dato battaglia nei propri partiti, coinvolto esperienze civiche e comitati o lavorato con determinazione a far collaborare persone diverse in nome di un obiettivo comune, l’impegno di tante e tanti continua: perché solo le spinte dal basso possono modificare uno spartito già scritto, e sorprendere tutti.
Mentre la sinistra che già c’è continua il proprio cammino, purtroppo solitario, in tanti continueranno a dare battaglia nella società, nelle associazioni e anche nei partiti per invertire la rotta, e iniziare dar corpo e forza alla sinistra che non c’è ancora, e di cui questo Paese ha tremendamente bisogno.
Grazie a voi tutti, e scusatemi per tutti i miei errori e i miei limiti,
Tomaso Montanari

Acerbo (Prc): «Grande amarezza per annullamento assemblea Brancaccio. Restiamo d’accordo con obiettivi iniziali del percorso»

COMUNICATO STAMPA
SINISTRA – ACERBO (PRC): «GRANDE AMAREZZA PER ANNULLAMENTO ASSEMBLEA DEL BRANCACCIO DI MONTANARI E FALCONE. RESTIAMO D’ACCORDO CON GLI OBIETTIVI INIZIALI DEL PERCORSO»
«Con grande amarezza – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – stamattina abbiamo preso atto dell’annullamento dell’assemblea che avrebbe dovuto rilanciare il percorso del Brancaccio.
Tomaso Montanari ha ricostruito le circostanze che hanno portato alla decisione.
Invece di investire sul Brancaccio, cioè la creazione di una lista unica a sinistra davvero innovativa e non solo partitica, MDP-SI-Possibile hanno preferito un accordo di vertice su un profilo politico ambiguo che prelude a liste che riprodurranno gli attuali gruppi parlamentari.
Noi abbiamo sempre pubblicamente condiviso i criteri proposti da Tomaso e Anna per costruire liste innovative e aperte e che dessero il segno di una rottura con i governi del centrosinistra e gli errori del passato. Non condividiamo la scelta di annullare assemblea perchè riteniamo che il Brancaccio abbia tutto il diritto di proporre contenuti e metodi per costruire lista unitaria.
Comprendiamo il momento e non ce la prendiamo con l’ingenerosa simmetria tra il comportamento di MDP-SI-Possibile e la nostra coerente partecipazione al percorso.
Noi fin dal primo momento abbiamo detto che solo sul terreno di una “sinistra nuova e radicale” come quella proposta al Brancaccio a giugno avremmo partecipato a una lista “unica” ed è per questo che non ci siamo seduti ai tavoli tra partiti.
Eravamo e siamo convinti, come Tomaso Montanari e Anna Falcone hanno ripetuto mille volte, che unità, radicalità, partecipazione e rinnovamento delle liste siano elementi indispensabili per costruire una proposta credibile per milioni di persone di sinistra che non votano più o si sono rivolti verso il M5S.
Tomaso Montanari lo attesta scrivendo che il nostro è “l’unico partito” rimasto nel percorso che lui e Anna Falcone hanno promosso.
Continueremo a lavorare nello spirito del Brancaccio e delle cento assemblee che si sono svolte: per una lista unitaria della sinistra antiliberista, alternativa al Pd e alle altre destre, che si batta per un programma di attuazione della Costituzione, costruita con la democrazia e la partecipazione dal basso».

"Hanno fatto tutto loro ma la colpa è dell'estremismo di Rifondazione!". Intervento di Cesare Di Gesaro  

Riepiloghiamo. Mdp, SI e Possibile con al benedizione di Montanari fanno un documento segreto al quale, si viene a sapere da Turci, si lavorava da mesi, nel quale viene definito un perimetro. Documento anche condivisibile ma lacunoso.
Huffpost ne viene in possesso e lo pubblica, facendo (giustamente) imbestialire chi ne è stato escluso. Ancora oggi gli autori del documento non hanno spiegato le ragioni dell'esclusione.
La situazione precipita. Scoperti i giochi, S! e Mdp annunciano assemblee di partito per il 19 novembre, il giorno dopo dell'assemblea del Brancaccio, per approvare il documento e andare ad una assemblea fondativa della lista di sinistra il 2 dicembre con le forze politiche che hanno redatto il documento che doveva rimanere segreto fino al 18.
Intanto i firmatari vanno ad un incontro con il Presidente del Senato, che si è dimesso dal Pd, dopo aver agevolato il voto di fiducia sul Rosatellum, e gli chiedono di diventarne il rappresentante di punta.
Non apriranno al Pd, dicono, e a Pisapia che vuole ricostruire un nuovo centrosinistra con il Pd.
Campo Progressista tiene la sua conferenza e la Presidenta della Camera viene acclamata come il nuovo leader del nuovo centrosinistra.
Il supposto leader della sinistra (il Presidente del Senato) chiama subito la nuova leader del nuovo centrosinistra (la Presidenta della Camera) per congratularsi con il suo intervento e per riferirle che c'è unità d'intenti.
Salta l'assemblea del Brancaccio del 18 novembre.
Hanno fatto tutto loro. Ma la colpa è dell'estremismo di Rifondazione.

testo dal profilo Facebook  

 

 


giovedì 9 novembre 2017

Cara Anna e caro Tomaso- lettera a Falcone e Montanari


Cara Anna e caro Tomaso”,
abbiamo letto il testo di un documento che sarebbe condiviso anche da voi e una vostra nota che parla di un avvio di discussione che deve essere aperto e in cui vi rivolgete a noi direttamente. Noi riteniamo che il percorso che ci siamo dati sia quello giusto e corretto. Di questo percorso ci sentiamo protagonisti fin dal primo momento e perciò non riusciamo a comprendere cosa intendiate dire quando parlate di allargare ad AET (e al Prc) il testo di cui sopra. Noi non neghiamo il lavoro di relazione e cucitura per arrivare all’obbiettivo dichiarato ma lo abbiamo inteso come un servizio e non alternativo al percorso comune.
E infatti ci siamo ben guardati, ci pare di capire a differenza di altri, da costruire altri percorsi separati. Siamo stati e siamo rimasti legati alla nostra road map. Una larga discussione politica e programmatica che culmina nella assemblea del 18 novembre.
Pensiamo che l’assemblea del 18 novembre debba essere pienamente sovrana e debba dare compimento al percorso che abbiamo fatto insieme. Sarebbe ben strana una assemblea chiamata a discutere sostanzialmente di documenti prodotti al di fuori o lateralmente del nostro percorso partecipato. Pensiamo invece ad una assemblea che consolidi il nostro profilo e il nostro programma, naturalmente non ignorando ciò che è maturato intorno, ma chiedendo a tutti di riferirsi a ciò che noi collettivamente decidiamo di essere. Il profilo politico in cui ci sentiamo impegnati è quello che voi avete proposto al Brancaccio e cioè quello di una effettiva rottura con le politiche di un lungo ciclo ventennale che ha visto corresponsabile il centrosinistra, esperienza che consideriamo definitivamente conclusa. Non è pensabile un rapporto col PD ne’ prima ne’ dopo le elezioni. Anche se la situazione e i guasti prodotti da questo ciclo ci collocheranno all’opposizione dobbiamo saper esercitare e valorizzare il ruolo di rappresentanza e di battaglia in favore delle tante vittime delle politiche liberiste. Naturalmente sapendo parlare con chiarezza e precisione al Paese di quale concreta alternativa proponiamo ma non rendendo ambiguo o velleitario il messaggio che mandiamo risultando non credibili. Pensiamo che il cambio di rotta debba essere concretizzato in scelte molto chiare come l’abolizione di Jobs Act ( e delle leggi che già da prima hanno favorito la precarietà), Buona scuola e alternanza scuola lavoro ma anche pareggio di bilancio, fiscal compact, legge Fornero e decreti Minniti Orlando. È necessario un nuovo ruolo del pubblico e del “comune” dopo la ubriacatura ideologica delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni (non possiamo dimenticare il valore del referendum sull’acqua). il cambio di rotta dovrà quindi rovesciare le politiche di privatizzazione ed esternalizzazione di aziende e servizi pubblici, restituire ai comuni risorse e possibilità di salvare, manutenere e rendere civili le tante periferie del nostro Paese. Risorse che possono arrivare dal tagliare subito fondi a opere come il Tav o alle spese militari oltre che da una nuova politica fiscale. E serve un chiaro no a Trattati come il Ttip e il Ceta. Ma non vogliamo qui anticipare la discussione programmatica che dobbiamo fare e che deve essere vera e di fondo su tanti temi. Pensiamo a cosa significa una politica di genere oggi o realizzare un’altra idea di Europa. Abbiamo bisogno poi, come conferma il voto siciliano, di costruire la sinistra che non c’è e che essa sia resa viva da percorsi e rappresentanze innovative.
Su tutto questo e molto altro pensiamo che la nostra assemblea debba lavorare. Per arrivare ad una proposta condivisa che contenga un chiaro preambolo politico, chiare indicazioni programmatiche e trasparenti procedure democratiche per la rappresentanza elettorale che garantiscano la necessaria credibilità rispetto al progetto. Un cambio di rotta richiede infatti anche una grande discussione pubblica sulle regole e sulla selezione di coloro che questa svolta dovranno rappresentare davanti al Paese. Abbiamo bisogno che si percepisca chiaramente che non si tratta di perpetuare espressioni istituzionali ma di mettere in campo in reale discontinuità politiche nuove e persone che conquistino la fiducia di donne e uomini che la svolta e’ credibile e possibile. Una proposta da offrire a tutti. Non per precludere rapporti ma perché essi siano partecipati e trasparenti. Di questo vi chiediamo di discutere con voi nei tempi più ravvicinati possibile.
Grazie.
L’Altra Europa con Tsipras

«Fischi al Brancaccio» di Guido Liguori

getimage

Ebbene sì, lo spettacolo in scena al teatro di Roma è stato fortemente deludente.
Mentre si parlava di “un percorso” che nascesse dal basso, che coinvolgesse compagni e compagne, che scrivesse il programma insieme alle “100 piazze” convocate in vista dell’assemblea del 18 novembre, in ristretti e segreti accordi di vertice (con Speranza, Fratoianni, Bersani, Civati, anche Pisapia e Grasso?) Falcone & Montanari facevano il contrario: si stendeva un programma (con molte lacune), si decideva che Pietro Grasso fosse “capo” della lista (la legge elettorale lo richiede, anche se nn compare sulla scheda), si selezionavano i soci fondatori.
Un vergognoso imbroglio dal punto di vista del metodo, una presa in giro. Non ho nulla contro i partiti che agiscono come tali, ma questo predicare bene e razzolare male è inaccettabile: viene meno la fiducia. Mi aspetto che le tante assemblee territoriali che già si sono costituite continuino questa esperienza proclamandosi ciò che sono, LA SINISTRA, e proseguano insieme la strada iniziata.
Chi dimentica di mettere nel suo programma l’abolizione del fiscal compact, dei trattati di Maastricht, della legge Fornero, il ritorno alla Costituzione italiana come era prima degli stravolgimenti introdotti da centrosinistra negli ultimi lustri, non andrà da nessuna parte. Alla SINISTRA il compito di rinascere rappresentando davvero le classi popolari, a partire da operai e operaie, precarie e precari, senza lavoro. Lotta di classe, identità, radicamento sociale, programma di opposizione, nessun accordo col Pd, Renzi o non Renzi: ripartiamo da qui.

Pd – Sindrome da Pasok di Ciuenlai

La crisi del Pd comincia a prendere una brutta piega. I sondaggi riservati lo collocano tra il 20 e il 22% (uno della concorrenza addirittura al 18%). La fuga dell'elettorato di sinistra continua, ma adesso si coniuga con quello dell'elettorato “interessato”, quello che cioè ha una ragione personale per sostenere un partito o un candidato. Elettorato che oggi, all'epoca dell'astensionismo e della fine del voto di opinione, è quello che determina più di tutti il risultato finale. 
Voti che vengono principalmente catturati in sede locale. I successi del Pd e le sue alte percentuali si devono al fatto che per un lungo periodo ha detenuto il monopolio del potere periferico, che incrociato con quello nazionale, ha formato una robustissima e formidabile macchina del consenso. La mancanza di valori, ideologie, progetti alternativi e quanto fa contropotere, ha lasciato sul terreno soggetti politici che sono solo sigle usate da correnti, componenti e gruppi di potere. In questo quadro i “capi bastone” locali hanno giocato e giocano un ruolo predominante nelle scelte dei cosiddetti partiti moderni (più che liquidi li definirei squacquarellati) . 
Quindi più si riduce il potere locale e più si riduce il consenso generale (guardate la parabola di Forza Italia). Il Pd è in questa fase. Elezione dopo elezione perde Regioni, comuni e tutto quello che gli gira intorno (Province, enti intermedi, Usl, Aziende pubbliche ecc.). Non attraendo più il voto di opinione che si divide tra astensione e 5 stelle, il calo diventa fisiologico. L'elettorato interessato non vota un'idea ma una convenienza e quindi, si rivolge a chi può esaudirla. I cambi continui di casacca fotografano ampiamente questa situazione. E, per il Pd, la fotografano soprattutto gli sfondamenti grillini e della destra nelle ex zone rosse, dove essendo svanito lo spirito di appartenenza tutto diventa improvvisamente contendibile. Tanto contendibile che, per esempio, nella Provincia della rossissima Perugia il 50,1 % della popolazione è già governato da Giunte di vario tipo con il Pd all opposizione (opposizione, si fa per dire). 
Da qui la sindrome da Pasok, il Partito socialista greco fondato solosul potere e scomparso nel nulla, nel giro di pochi anni. Se il processo di perdita delle amministrazioni locali continuerà a questa velocità, non è difficile prevedere una simile fine anche per il Pd. Oltre alla perdita continua di voti, ci si mette pure il sistema elettorale delle regioni e , soprattutto dei comuni, che crea una specie di desistenza tra gli avversari dei democratici. Una desistenza che è diventata prassi e che determina, quasi sempre, la sconfitta dei renziani nei ballottaggi (quando ci arrivano, perchè, mò cominciano a classificarsi costantemente terzi).
E questo è un grande monito non solo per il PD renziano, ma per tutta la sinistra. Se ti allontani la tua vocazione storica, dai ceti sociali di riferimento, se perdi il contatto con il sogno che “un altro mondo è possibile”, se ti omologhi al sistema facendo come e peggio della destra, il risultato non può essere che questo. Perciò prima di pensare alle alleanze, se si vuole riattivare quel grande popolo dormiente della “Gauche”, sarà meglio pensare a rimettere in campo una vera alternativa nei contenuti, smettendola di perdere tempo con formulette come Centrosinistra e Sinistra di Governo, che non fanno altro che rincanalare il tutto nel processo di distruzione di una storica identità . E in Italia questo è ancora più urgente perchè non c'è ancora una Syriza che può prenderne il posto del Pd - Pasok.

mercoledì 8 novembre 2017

Sinistra: non consegniamo il Brancaccio a D’Alema e Bersani di Maurizio Acerbo


Sinistra: non consegniamo il Brancaccio a D’Alema e Bersani


Il documento condiviso da MDP, Possibile e SI non ci pare prefigurare quella sinistra nuova e radicale che si era auspicata nelle assemblee del Brancaccio.
Non lo è sul piano programmatico, non lo è sul piano del profilo politico e nemmeno su quello del rinnovamento.
Non c’è tra gli obiettivi nemmeno l’abolizione della legge Fornero!
Non c’è scritto che non ci saranno alleanze col Pd dopo le elezioni.
Non c’era bisogno di scomodare migliaia di persone in decine e decine di assemblee per fare una lista tra MDP, possibile e Si.
Per quanto riguarda Rifondazione Comunista non vi sono nel documento che circola condizioni per una nostra convergenza. Se volevamo contrattare qualche seggio in una lista con la vecchia leadership del centrosinistra telefonavamo a D’Alema e Bersani. Non siamo parlamentari ossessionati dalla rielezione e abbiamo la consapevolezza che senza rottura con un fallimentare passato di pseudoriforme antipopolari e comportamenti cinici non si ricostruisce una sinistra popolare.
Ci interessa un processo che motivi all’impegno e al voto i tanti elettori di sinistra che si sono rivolti al M5S o verso l’astensionismo.
Consegnare il Brancaccio a Bersani e D’Alema non ne riconquisterà nemmeno uno ma di certo fara’ allontanare proprio quel poco di sinistra sociale che in questi anni ha contrastato il neoliberismo e difeso diritti e beni comuni.
Confidiamo che dall’assemblea nazionale del Brancaccio del 18 novembre emergano contenuti e regole all’altezza degli obiettivi che ci si era dati: chi ha governato negli ultimi 25 anni faccia un passo indietro, il programma sia di radicale rottura col neoliberismo a partire dalla cancellazione dello stillicidio di leggi che hanno distrutto i diritti di chi lavora e dalla disobbedienza ai trattati europei che contrastano con la nostra Costituzione.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-Se

martedì 7 novembre 2017

La “rivoluzione tradita” dal “fuoco amico” di Ciuenlai

Ha cento anni e li porta male. Gli effetti dei 10 giorni che cambiarono il mondo si sono ormai diluiti fino ad essere quasi impalpabili nella società moderna. Oggi la Rivoluzione di Ottobre vive nei libri di storia come elemento negativo da archiviare e come un esempio da non imitare, nelle coscienze individuali dei tanti che, nel secolo scorso, avevano alzato quella bandiera e in qualche isolato esempio di organizzazione socialista come Cuba.
La crisi profonda della sinistra deriva da qui. La fine del socialismo reale non ha portato solo al ridimensionamento e, in molti casi, alla scomparsa dei partiti e del movimento comunista, ma anche al declino dell'altra parte della “gauche”, i partiti socialisti e socialdemocratici. Il pensiero unico neoliberista non ha fatto prigionieri. Dal giorno dopo della caduta del muro di Berlino ha cominciato, soprattutto in Europa, a martellare sull'organizzazione dello Stato, dicendo che costava troppo, che sanità servizi sociali, pensioni e quanto fa welfare dovevano essere drasticamente ridotti.
E per farlo si sono inventati una cosa che chiamano crisi e che in realtà è solo un processo di riorganizzazione. Per questa ragione oggi si dimostrano assolutamente fuori luogo le manifestazioni di gioia dell'epoca da parte degli esponenti socialisti. L'Urss, al di là delle giuste critiche che si dovevano fare alla sua organizzazione, soprattutto nella parte dei diritti politici ed individuali, rappresentava quel contrappeso politico, militare ed ideologico che aveva costretto l'occidente capitalista a “socializzare” la parte sotto la sua influenza, per dimostrare che “da noi”, oltre ai benefici della sicurezza sociale si poteva godere quel benessere e quella libertà, precluse oltre cortina.
Sparito il contrappeso il capitalismo, a trazione finanziaria, ha mostrato il suo vero volto, rendendo il lavoro una merce, i lavoratori degli schiavi moderni da sfruttare molto e pagare poco. Man mano si stanno riducendo diritti e welfare e man mano si sta procedendo allo svuotamento della democrazia, diventata ormai solo formale. La strutturazione dell'Europa è l'esempio vivente di questo nuovo ordine. Votiamo chi non ha poteri (Il Parlamento di Strasburgo), ma poi se non si procede sul solco delle (contro) riforme liberiste ;ordinate da oscuri poteri, ti mandano la Troika che è fatta da organismi che hanno poco o niente a che fare con il Parlamento e quindi con la volontà dei cittadini. Un processo che è riuscito e sta riuscendo bene, perchè a gestirlo non sono stati i conservatori, ma Il Pse. Blair, Schreder, Zapatero, Prodi e soprattutto Renzi, sono stati “i campioni” della reazione che hanno fatto delle disuguaglianze sociali il tratto distintivo delle nostre società.
Da qui la crisi e la completa marginalizzazione politica dei Partiti Socialisti e affini (leggi Pd), che ormai sono solo la ruota di scorta delle formazioni conservatrici , che li utilizzano, nelle grandi coalizioni, per proseguire nelle politiche controriformatrici. E quello a cui assistiamo è il risultato di un errore strategico compiuto dopo la sconfitta del socialismo reale. Cancellare l'ottobre e ogni richiamo ad una società alternativa al capitalismo liberista ed integrarsi con l'unico obiettivo di mitigarne gli effetti. E' stata una grande illusione.
Un percorso che ha portato all'annullamento delle differenze. E' diventato talmente tutto uguale che in Italia, gruppi moderati e di destra , hanno potuto tranquillamente portare a termine un'operazione di occupazione del partito storico della sinistra. In conclusione, questa storia dell'omologazione, ha cancellato, in pochi anni, due secoli di storia della sinistra.
Sinistra, una parola diventata così vuota che tutti, compresi i reazionari possono oggi far finta di farne parte. Dice “ma chi lo stabilisce cos'è la sinistra? Una cosa semplice semplice, la volontà di cambiare la società capitalistica e sostituirla con una più giusta e solidale chiamata Socialismo. Chi non persegue questo”piccolo” obiettivo, si metta l'anima in pace, non è di sinistra, al massimo è un Liberal, cioè sempre roba che viene dal capitalismo. E' per questo l'avere cancellato e non aggiornato gli ideali e la forza della Rivoluzione d'Ottobre è stato l'errore blu di tutta la sinistra.
Errore che è cominciato , diciamolo, con il 68 e con la demonizzazione dell'Urss e del Socialismo reale. Non avere capito che la fine di quello “sgangherato” e in alcuni casi tragico tentativo, era però l'unica ancora di salvataggio anche per quelli che volevano costruire un socialismo più libertario e meno statalistico, è stata una tragedia politica. Lo aveva capito un moderato come Giorgio Amendola, lo accennava qua e là anche Bobbio e lo aveva compreso anche uno che nulla aveva a che fare con la sinistra e con il Comunismo : Giulio Andreotti. Ma il resto ha preferito dimenticare tutto ed entrare a far parte della famiglia degli ex (quanto è piaciuta questa parola strausata per mondare il peccato di essere stati non solo rivoluzionari, ma anche riformisti veri).
E quelli che oggi comandano questo mondo non si sono accontentati di eliminare il loro più pericoloso nemico, ma hanno creato anche il suo sostituto“il populismo” o “i populismi”. Falsi profeti di cambiamento, per evitare che il vero pericolo per loro, quello che viene dagli ideali dell'ottobre, dalla voglia di cambiamento della società delle classi più deboli, si riorganizzi e rialzi la testa. Il compito che ci lasciano 100 anni di ottobre è appunto quello di riprendere quella marcia prima che sia troppo tardi.

sabato 4 novembre 2017

Anti-sistema: che male c’è? di Luigi Altea


   
Che male c’è ad essere anti-sistema?
Viviamo in un sistema finalizzato al solo profitto, ferocemente orientato contro la persona umana.
Un sistema che arricchisce sempre più i ricchi, e che non lascia scampo ai poveri.
Dovremmo essere pro-sistema?
E perché? Per fare piacere all’imperante capitalismo rapace?
Questo maledettissimo sistema ha reso l’aria irrespirabile, ha inquinato i mari, sta distruggendo il pianeta.
Fa morire di fame milioni di bambini, non garantisce una degna assistenza sanitaria, costringe i giovani alla disoccupazione, e obbliga gli anziani al lavoro fino alla vecchiaia.
Concede dei bonus per i nostri bebè, e paga dei delinquenti perché tengano lontano da noi i bebè altrui, e li riempiano di malus.
Davvero è disprezzabile chi non sopporta che “pane ed acqua” sia la chimera per molti, e rappresenti invece un castigo per altri?
Il sistema è riuscito ad anestetizzare le coscienze, ad unificare il pensiero, ad omogeneizzare le opinioni.
Non ci si indigna più di niente.
Le disuguaglianze aumentano, le speranze si affievoliscono, il fatalismo avanza, la rassegnazione sedimenta.
La lotta di classe e il conflitto sociale sono solo un ricordo di un’era lontana.
Questo sistema aizza i penultimi contro gli ultimi, fomenta la guerra tra poveri.
Magari ci fosse davvero un Partito anti-sistema!
Non un Partito anti-politico, ma al contrario un Partito “totus politicus”, per far vincere la politica-politica, contro la sudditanza della piccola politica al capitale e alla finanza.
Gli attuali partiti non hanno alcuna intenzione di cambiare questo sistema.
La loro ambizione è di cambiare i rapporti di forza, gli assetti al loro interno, gli assessori, i ministri, e i direttori dei TG…
Purtroppo proseguiranno la triste storia degli ultimi decenni: un’alternanza tra la destra e la cosiddetta sinistra, che non ha scalfito minimamente il sistema, non ne ha contenuto la brutalità.
Anna Falcone e Tomaso Montanari hanno proposto qualcosa di molto interessante, qualcosa finalizzato a spezzare il monotono succedersi di politiche sostanzialmente tutte uguali, e tutte fallimentari.
Propongono una politica altra, nel contenuto e nel metodo, ma su di loro è calata la censura dei media, e l’ostentata indifferenza del sistema, che si sente minacciato e non gradisce…
Sarebbe, dicono i critici, il tentativo velleitario di due persone.
Come se la valanga, inizialmente, non fosse stata una piccola palla di neve.
Anche la più lunga marcia comincia dal primo passo.
Anche Fidel Castro, Che Guevara e Camilo Cienfuegos all’inizio erano solo in tre…
Bisognerebbe avere il coraggio di archiviare l’esperienza del centrosinistra, delle terze vie e voltare pagina.
Chi ci ha portato fin qui, invece, continua ad ispirarsi a Prodi, a Treu, a Letta, a Pisapia, a Blair…
Poco tempo fa, un leader di questa povera sinistra, in un accalorato discorso sulle future prospettive, non ha citato una sola volta Gramsci, Di Vittorio e Berlinguer…
Ed ha, invece, calorosamente ricordato e lodato, per ben sette volte, Bill Clinton.
Una sinistra gioiosamente Clintoridea.
Che tristezza!