domenica 6 dicembre 2015

Quattro banche e la fretta del governo di Rita Castellani*

Quello che sta succedendo nel panorama bancario italiano da alcuni mesi a questa parte viene propagandato come una conseguenza della nuova, più severa regolazione europea in materia bancaria. E in un certo senso è vero, ma, diciamo così, con qualche particolarità “all’italiana”. Il principio fondante della regolazione è che le conseguenze dei dissesti di una banca restino il più possibile confinate alla banca incauta, ai suoi azionisti, ai suoi amministratori, ai suoi maggiori correntisti. Eventuali “aiuti” temporanei per il risanamento possono essere forniti solo dal complesso del sistema bancario. Niente più “prestiti ponte” da parte dei Governi, a carico della collettività: quello al Monte dei Paschi di Siena è stato l’ultimo. Il MPS è una banca toscana, con una fondazione controllata da Istituzioni locali governate con continuità dal PD, e i PM milanesi sospettano che le perdite degli azionisti siano state determinate con dolo dagli amministratori attraverso la diffusione di informazioni incomplete o false. Il suo salvataggio in zona Cesarini meriterebbe qualche riflessione in più sulla natura relazionale del capitale finanziario italiano; ma è pur sempre la quarta banca italiana, e già così perderà 8000 posti di lavoro entro il 2017. Inoltre, volendo tener conto anche delle ricadute di un effetto immagine, è la banca più antica del mondo: in fondo, l’idea di banca come la conosciamo, è nata in Italia.
Il passaggio alla nuova regolazione si completerà a partire da gennaio 2016: in una fase di transizione, come questa, in cui Bankitalia ha deciso di accelerare la risoluzione di quattro piccole, da tempo disastrate, banche italiane (Dell’Etruria e del Lazio, Marche, CariChieti, CariFerrara). Il meccanismo è quello della bad bank-new bank, ma ancora con paracadute: un Fondo di risoluzione per supportare la liquidità delle new bank, anticipato dal sistema bancario che, naturalmente, dovrà essere remunerato e restituito. Garante? Ma Cassa Depositi e Prestiti, naturalmente, con il suo tesoretto costituito dai libretti di deposito postale, in larga parte in capo a pensionati: se le new bank non saranno in grado di remunerare e/o restituire le anticipazioni del Fondo di risoluzione, sarà CDP a pagare. Intanto, gli azionisti, piccoli e grandi, delle ex quattro banche si ritrovano azionisti delle bad bank a zero valore e devono augurarsi l’inflessibilità delle società di recupero crediti per sperare di recuperare qualche spicciolo. Gli obbligazionisti, invece, continuano a vantare un credito a scadenza, e possono sperare che, dovunque vadano a finire le new bank, potranno comunque legalmente opporlo ai compratori. Difficilmente, per come vanno di solito questo tipo di trattative, riusciranno a recuperare l’intero valore investito; ma peggio degli obbligazionisti, stanno gli obbligazionisti subordinati, titolari di bond generalmente senza scadenza, per i quali la decisione di liquidazione dipende solo dalla banca emittente. Titoli che, probabilmente, sono stati piazzati su base relazionale (ancora!), nella inconsapevolezza delle vittime, generalmente piccoli risparmiatori, che ora si ritrovano con zero valore. E, anche in questo caso, se non si trova una Procura volenterosa, in grado di dimostrare la truffa da parte degli amministratori, saranno questi i maggiori beneficiari dell’intera operazione, da cui usciranno senza neanche un graffio.
Valeva la pena che il Governo affrettasse la procedura di risoluzione per evitare che ricadesse pienamente nelle nuove regole in vigore tra un mese? La risposta è semplice: dipende da chi il Governo voleva davvero beneficiare. E certo valeva particolarmente per Banca dell’Etruria e del Lazio, fino a sei mesi fa ancora Banca di Credito Popolare, e trasformata a tempo di record in SpA grazie a un tempestivo decreto legge. Qualcuno, allora, si chiese quali particolari motivi di necessità e urgenza ci fossero per intervenire con decreto governativo su una materia tanto delicata come il Testo Unico Bancario.
Certo, sono stati bravi: chissà chi è che ha messo insieme questo bel pacchetto per Renzi.
Sarebbe davvero un ottimo aiuto alla verità ed un contributo alla possibile soluzione della brutta vicenda di cui sono vittime sacrificali i piccoli risparmiatori, se a questi interrogativi iniziasse a rispondere, chi di dovere, fin dall’assemblea indetta sabato 5 dicembre a Gualdo Tadino da Federconsumatori.

*Possibile

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