domenica 28 agosto 2011

Evasori? Chi ne parla più - Paolo Flores d'Arcais

La Lega ha proposto ieri una patrimoniale sugli evasori, garantendo che i suoi tecnici sono al lavoro. Se son rose fioriranno (e in tal caso saremo i primi a rallegrarci). Speriamo non sia la solita farsa, con un finale alla Bossi e dito medio contro i giornalisti. Comunque, se la Lega vuol far pagare chi ha fin qui spolpato il Paese, potrebbe scegliere la strada maestra, indicata da tempo da questo giornale: 27 miliardi di euro sono più di quanto l’Europa esige dall’Italia per il prossimo anno. Esattamente quanto verserebbero i 180mila evasori ed esportatori di capitali beneficiati dallo scudo fiscale, che su 107 miliardi di euro hanno pagato un’offensiva mancia del 5%, se dovessero versare un ulteriore 25%, arrivando a quel 30% preteso dai governi di destra (ripetiamo: di destra, Cameron in Inghilterra e Merkel in Germania).
Pagando questo 25% i 180mila evasori/esportatori chiuderebbero comunque i conti nel privilegio: il complessivo 30% di tasse sarebbe meno dell’aliquota più alta (43%) a cui avrebbero dovuto assoggettare i loro lautissimi introiti; il loro comportamento di contribuenti disonesti non sarebbe sanzionato da nessuna multa; sull’origine delle loro ricchezze, che potrebbero avere nome “bottino”, viene steso il velo di una sostanziale impunità.
Dentro il regime, però, i pasdaran dell’evasione vogliono addirittura peggiorarla, la manovra. Eppure i soldi chiesti dall’Europa ci sono tutti, uno sull’altro, sull’unghia (banche e “mediatori” hanno nomi e indirizzi dei pluripremiati evasori/esportatori). Se contemporaneamente al 25% su questo malloppo venissero votate le norme capaci di stroncare l’evasione (le abbiamo elencate più volte, e sono il segreto di pulcinella), anche l’aureo monito del presidente della Repubblica, a chiacchiere applaudito da tutti, uscirebbe dalla favola delle frasi fatte per diventare energico “braccio secolare”. E qualsiasi manovra/salasso diventerebbe inutile anche per i prossimi anni. La parola “equità” si riappacificherebbe col vocabolario.
Perciò, l’obiettivo delle lotte che si vanno programmando c’è, è semplice, comprensibile, potenzialmente capace di unire il 99,qualcosa del Paese (50 milioni di elettori meno 180mila). Purché si faccia sul serio, e non ci si disperda in alambiccati surrogati di inciucio (tipo “accordo tra le parti sociali”) – lo diciamo a Bersani e Camusso –, le settimane che si aprono con lo sciopero generale possono suonare la diana di una rivolta morale capace di porre fine al regime del compagno di merende di Gheddafi.

Paolo Flores d'Arcais, Il Fatto Quotidiano

Nessun commento: