martedì 10 febbraio 2015

BreBeMi. L'autostrada pagata dai privati con soldi pubblici di Luigi Mazza


Progettata venti anni fa, e inaugurata a luglio scorso, la A35 Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi) doveva essere l'esempio di “grande opera” interamente finanziata dai privati, ma la stanno pagando Europa, Stato e Regione. Secondo la Procura di Brescia è servita per interrare rifiuti. Secondo chi l'ha progettata è fondamentale per il famoso corridoio Lisbona-Kiev, come la TAV. I 60 mila veicoli al giorno previsti sono un miraggio e la BreBeMi si sta rivelando un flop  inutile e dannoso.

Risale all'ottobre scorso il video di Youtube in cui tre attivisti del centro sociale Pacì Paciana di Bergamo, col volto coperto dalla maschera di Arcimboldo, simbolo di Expo 2015, giocano a calcio in un'autostrada silenziosa e deserta. Non siamo in uno scenario post-industriale, né tantomeno in un romanzo di Cormac Mc Carthy: l'originale campo di calcio è sulle intonse corsie della nuovissima autostrada A35, nel cuore della ricca Lombardia. Nota anche come BreBeMi,  progettata quasi venti anni fa e inaugurata a luglio scorso, la A35 doveva diventare un'arteria fondamentale per collegare Brescia, Bergamo e Milano, sottraendo gran parte del traffico dalla A4 che corre tra Torino e Trieste; doveva essere “strategica” nell'ideale, di fatto inesistente, corridoio merci Lisbona-Kiev, in nome del quale, vanno avanti i lavori della Tav; e, soprattutto, doveva essere la prima opera pubblica realizzata come project financing, ovvero finanziata da privati, senza un solo euro pubblico, che a loro volta si sarebbero ripagati incassando i pedaggi dei 60 mila veicoli giornalieri previsti. Ma quando si tratta di “Grandi Opere” qualche cosa può, o forse deve, andare storta rispetto alle previsioni: gli 800 milioni preventivati per realizzare l'opera, per esempio, nel corso degli anni lievitano a 2,439 miliardi di euro (38 milioni di euro a chilometro). Di questi soldi, alla faccia del project financing, 820 milioni li ha stanziati la Cassa depositi e prestiti e altri 700 la Banca europea investimenti, con la Sace spa - sempre Cassa depositi e prestiti - a fare da garante: 1,4 miliardi di euro “prestati”, o garantiti, dal pubblico (Ministero dell'Economia) al privato per fare un'opera senza soldi pubblici! Non solo. Con la Legge di Stabilità 2015 la società concessionaria, Brebemi spa, riceverà dal 2017 al 2031 ben 20 milioni di euro l'anno dallo Stato; il triennio 2015-2017, invece, sarà coperto dalla Regione Lombardia: altri 60 milioni di euro in tre rate. E ci è mancato poco che Brebemi spa avesse accesso anche ai benefici della defiscalizzazione, che alla fine il governo ha negato.
I conti, dunque, non tornano. E non tornano anche a causa di quei 60 mila transiti veicolari previsti che restano un traguardo lontano da raggiungere: attualmente transitano meno di 20 mila auto al giorno, peraltro solo in una parte del percorso.
La BreBeMi è così poco frequentata che anche la gara d'appalto per gli autogrill e le stazioni di rifornimento, di cui non è ancora provvista, è andata a vuoto; il costo del pedaggio, alto più del doppio (15 cent\km contro 7) rispetto alla A4, sarà scontato del 15% fino al 31 maggio per gli abbonati Telepass - la notizia è di 10 giorni fa - per provare ad incrementare il volume di transiti giornalieri e rendere più realistico l'obiettivo dei 60 mila veicoli. È ancora da chiarire chi, come spiega Luca Martinelli su «Altreconomia», alla fine pagherà per questo sconto.

Dunque, a chi serva realmente la BreBeMi non è dato sapere. Ma sappiamo chi ci ha guadagnato, e chi ancora ci guadagnerà: la concessione accordata a Brebemi spa è quasi “perpetua”, dato che il “valore di subentro” previsto dalla convenzione - spiega ancora Martinelli – ammonta a 920 milioni di euro: “significa che chi volesse partecipare, e dovesse vincere, alle gare per gestire l'autostrada dal 2034, dovrà riconoscere a Brebemi spa quasi un miliardo di euro”.
E a cosa serve questa autostrada, dunque? Quando Gad Lerner (in questo video) lo ha chiesto a Francesco Bettoni, presidente di Brebemi spa, questo ha risposto che BreBeMi “fa parte del Corridoio 5” e che dunque “l'ha voluta l'Europa”. E poi c'è Expo 2015, che richiede infrastrutture moderne e veloci, certo.
Secondo la Procura di Brescia sotto quell'asfalto, oggi, potrebbero nascondersi rifiuti pericolosi interrati durante i lavori.
È necessario leggere quanto dichiarato senza mezzi termini da Roberto Pennisi, procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, il 4 novembre scorso davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti (il testo integrale dell'audizione è disponibile qui): “l’unico scopo al quale fino a questo momento è servita la BreBeMi è stato per interrare rifiuti. (...) La ferrovia corre parallelamente alla BreBeMi e io la vedo sempre vuota. Purtuttavia, a noi la BreBeMi è nota nella misura in cui ha formato oggetto di una validissima indagine della Dda di Brescia anche per traffico illecito di rifiuti.”
Del traffico di rifiuti in Lombardia si sta occupando il procuratore di Brescia Pier Luigi Maria dell'Osso: nel mirino alcuni container contenenti rifiuti tossici arrivati in Italia su rotaia o via mare.
Così Rocco Antonio Burdo, della Direzione Centrale Antifrode e Controlli, nell'ambito della stessa audizione: “Confermiamo che ci sono tre grandi inchieste sul territorio nazionale.  Una di queste è partita da Brescia e da Bergamo e riguarda un monitoraggio di prodotti elettrodomestici rottamati (Raee), che inizialmente sembravano riferibili all’attività di migranti che avevano messo nei container frigoriferi e lavatrici usate, perché venissero utilizzati tal quali presso i Paesi di origine. In seguito, continuando a investigare, soprattutto presso l’ufficio di Bergamo, abbiamo visto che, in realtà, la raccolta presso questi centri di stoccaggio era curata da esponenti della criminalità campana e che la spedizione in container, in particolare verso Paesi africani, era utilizzata dalla comunità campana, con il rischio di intombamento, almeno per una parte considerevole di questi materiali.”
Francesco Bettoni, vale la pena di ricordarlo, prima di darsi alle autostrade e farsi promotore della Brebemi spa, ha ricoperto per trent'anni il ruolo di presidente dell’Unione provinciale agricoltori di Brescia, e per molto tempo anche di Confagricoltura Lombardia: la campagna lombarda che doveva difendere è la stessa che poi ha fatto asfaltare, e forse avvelenare; gli agricoltori che doveva tutelare sono gli stessi che poi la Brebemi spa ha espropriato dei terreni coltivati. E Bettoni stesso sarà ad Expo 2015 in veste di rappresentante di un gruppo di stakeholders che promuovono il cosiddetto “passaporto etico internazionale” dei prodotti alimentari, un'iniziativa nata nell'ambito del programma “Dal Campo alla Tavola”.
È il capitalismo italiano, bellezza!

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