lunedì 29 giugno 2015

Crisi greca: l'imbarazzante marginalità del governo italiano di Stefano Fassina

RENZI TSIP

Tutti contro il governo Tsipras, l'estremista di sinistra che rigetta le "ragionevoli proposte" dell'euro-gruppo, finalizzate, come nel 2010 e 2012, al benessere del popolo greco. In queste ore, il ribaltamento dei dati di realtà e la riscrittura della storia supera ogni limite di moralità del discorso pubblico.
Andrebbe ricordato agli intellettuali organici della grande finanza che i prestiti di salvataggio alla Grecia sono stati dati per salvare le banche tedesche e francesi, creditrici disinvolte per far acquistare alle cicale elleniche le Mercedes prodotte dalle formichine renane.
Andrebbe ricordato che i crediti sono diventati inesigibili perché i programmi della Troika, copertura dell'interesse nazionale della Germania e dell'aristocrazia finanziaria, hanno determinato per la stupida ferocia dell'austerità e degli interventi di svalutazione del lavoro, un crollo del Pil del 25%, l'esplosione della disoccupazione al 27%, una caduta di stipendi e pensioni oltre il 35%.
In tale contesto, è imbarazzante la marginalità del governo italiano nelle scelte compiute. Una complicità subalterna lesiva, come da un quarto di secolo, del nostro interesse nazionale. Sarebbe stato il momento per imporre una discussione sull'insostenibilità della rotta mercantilista dell'euro-zona. Avremmo dovuto farlo durante la nostra presidenza dell'Unione. Non lo abbiamo fatto, impegnati a rosicchiare qualche decimo di punto percentuale di spazio di finanza pubblica. Ma ora si sarebbe potuto recuperare. Invece, no: abbiamo, ancora una volta, cercato di farci premiare come scolari modello del maestro di Berlino.
Il Ministro Padoan, firmatario insieme ai suoi colleghi del Memorandum scritto dai tedeschi e reso pubblico dal Presidente Junker, è consapevole delle "ragionevoli richieste" rivolte al governo greco? Lasciamo da parte gli schieramenti pro e contro Syriza. Entriamo nel merito. Il Ministro Padoan spieghi all'opinione pubblica italiana e al nostro Parlamento cosa vuol dire in termini reali una manovra di bilancio per portare, in un semestre, il saldo primario greco dal "tendenziale" di -1% del Pil a un avanzo dell'1% del Pil, come previsto nel "generoso Memorandum". Vuol dire, in ragione di anno, una correzione di finanza pubblica di 4 punti di Pil. Per l'Italia, ad esempio, vorrebbe dire circa 70 miliardi di minori spese o maggiori imposte su un arco di 12 mesi. In confronto, i colpi inferti dal governo Berlusconi e dal governo Monti all'economia italiana con le tre manovre dell'estate-inverno 2011 sono state passeggiate di salute.
Il Ministro Padoan spieghi cosa vuol dire un intervento sulle pensioni, come previsto nel "generoso compromesso" offerto a Atene, in grado di generare mezzo punto di Pil di risparmi nella seconda metà dell'anno in corso e un punto di Pil dal 2016. Vuol dire taglio brutale delle pensioni in essere, dopo i tagli già effettuati pari a circa il 35% dell'importo medio, poiché anche il blocco totale dei pensionamenti darebbe risparmi largamente insufficienti. In Italia, vorrebbe dire recuperare, in un semestre, 9 miliardi di euro, dal sistema pensionistico. 18 miliardi all'anno dal primo anno, subito. Anche qui, in confronto, la ferocia e l'iniquità delle norme Fornero, le centinaia di migliaia di esodati, sono stati una carezza.
In sintesi, il tentativo di attuare il Memorandum proposto determinerebbe pesantissimi effetti recessivi, come i Memoranda precedenti, e aumenterebbe ancora di più il debito pubblico in rapporto alla dimensione di un'economia reale sempre più piccola. Quindi, tra pochi mesi, la Grecia sarebbe di nuovo con l'acqua alla gola. La cura continuerebbe a aggravare la malattia. Ma il Memorandum ultimo non è stato scritto con l'obiettivo del risanamento della Grecia e il pagamento del debito pubblico. No. L'obiettivo è stato esclusivamente politico. Una trappola micidiale per il governo Tsipras e il popolo greco. In caso di accettazione del Memorandum, il governo Tsipras sarebbe stato umiliato, avrebbe perso ogni credibilità politica, sarebbe caduto e finalmente sarebbero tornati i maggiordomi al servizio della Germania e dell'aristocrazia finanziaria europea. Dato, invece, l'ostinato rifiuto dell'umiliazione e del tradimento dell'interesse nazionale greco, si spinge la Grecia fuori dall'euro e si prepara una punizione esemplare per il popolo che ha osato mettere in discussione l'ordine teutonico e il dominio della grande finanza nell'euro-zona.
In conclusione, la drammatica vicenda greca illustra il nodo di fondo: nella gabbia mercantilista dell'euro, la democrazia nazionale, in particolare nei Paesi periferici, viene svuotata e la sinistra muore, al di là dei simboli storici o innovati portati dai partiti-zombie della "famiglia socialista" subalterna all'agenda di Berlino. Speriamo che in Grecia, domenica, la speranza vinca sulla paura. Speriamo nella vittoria del "n€in" al Memorandum come passaggio di rinascita della democrazia e di una sinistra nazionale e popolare, argine al nazionalismo e al populismo. Siamo tutti Greci.

Nessun commento: