martedì 30 giugno 2015

Sinistra, chi vuole l’unità avvii il percorso costituente di Paolo Ferrero


Paolo Ferrero 

La rot­tura della trat­ta­tiva sulla Gre­cia ci mostra come l’Ue sia oggi un aggre­gato libe­ri­sta, cemen­tato dagli inte­ressi tede­schi attorno alle poli­ti­che di auste­rità. Il nostro auspi­cio è ovvia­mente che il governo greco possa vin­cere il refe­ren­dum e strap­pare un accordo più avan­zato, ma in ogni caso il tema della costru­zione di un’alternativa com­ples­siva a que­sta Europa è posto. Quest’Europa, così com’è, non può durare ed è desti­nata ad implo­dere a causa degli squi­li­bri eco­no­mici che le élite domi­nanti non sono dispo­ni­bili a cor­reg­gere. Inol­tre la trat­ta­tiva con la Gre­cia ha con­fer­mato la sostan­ziale incom­pa­ti­bi­lità tra l’assetto politico-istituzionale euro­peo e la demo­cra­zia. 
Da ultimo regi­striamo una volta di più come socia­li­sti, libe­rali e popo­lari siano solo diverse espres­sioni dello stesso blocco domi­nante e delle stesse poli­ti­che neo­li­be­ri­ste. Renzi, lungi dall’essere un corpo estra­neo, inter­preta fino in fondo quello che è il socia­li­smo euro­peo: Mar­tin Schulz e Gabriel Sig­mar docet.
La vicenda greca è quindi un potente acce­le­ra­tore della crisi euro­pea e chia­ri­sce fino in fondo la posta in gioco tra la bar­ba­rie neo­li­be­ri­sta che por­terà all’implosione dell’Europa e la pos­si­bi­lità di scri­vere un’alternativa anti­li­be­ri­sta e democratica.
Serve quindi un rapido salto di qua­lità nella costru­zione di un movi­mento di massa con­tro l’austerità e il raf­for­za­mento e l’allargamento della Sini­stra euro­pea e della sini­stra in ogni sin­golo paese. In Ita­lia serve una sini­stra, serve una pro­po­sta poli­tica di alter­na­tiva. Non pos­siamo più aspet­tare: la bat­ta­glia sul nostro futuro e su quello dei nostri figli si svolge ora.
Occorre una sini­stra ita­liana che sia con­nessa alle altre sini­stre euro­pee nella comune bat­ta­glia per costruire un’Europa dei popoli al posto dell’Europa del capi­tale. Una sini­stra che abbia una pro­po­sta poli­tica, cul­tu­rale e sociale anti­li­be­ri­sta, alter­na­tiva agli altri poli poli­tici oggi in campo. 
Una sini­stra che ponga la lotta allo sfrut­ta­mento di classe e il diritto al lavoro e al red­dito come fon­da­menti di un nuovo vivere civile. 
Una sini­stra che pro­ponga un’antropologia soli­dale al posto della com­pe­ti­zione esa­spe­rata del tutti con­tro tutti. Una sini­stra che non si limiti a par­lare al suo popolo — a cosa resta del suo popolo — ma che ascolti e inte­ra­gi­sca con il popolo, così come è stato attra­ver­sato e sfre­giato dalla crisi e dalle poli­ti­che di auste­rità.  
Una sini­stra che sia di governo, cioè che sap­pia pro­porre una alter­na­tiva anti­li­be­ri­sta con­creta — qui ed ora — alle poli­ti­che di auste­rità. Una sini­stra di governo, come quella di Syriza.

Di una sini­stra di tal fatta vi è neces­sità e desi­de­rio da tempo. Credo che oggi vi siano anche le con­di­zioni sog­get­tive di una sua costru­zione. Si tratta di capire come fare. A me pare che la via mae­stra sia il dare vita ad un pro­cesso costi­tuente basato sul più largo coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione di tutte e tutti coloro che — indi­vi­dual­mente o col­let­ti­va­mente — vogliono costruire un’alternativa a que­ste poli­ti­che.  
Se la crisi non è solo eco­no­mica e sociale ma è svuo­ta­mento della poli­tica in quanto stru­mento di par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, la costi­tuente della sini­stra deve essere innan­zi­tutto un per­corso di rifon­da­zione della poli­tica. Un pro­cesso demo­cra­tico — una testa un voto, refe­ren­dum, ecc. — di allar­ga­mento della sfera della par­te­ci­pa­zione. Occorre con­net­tere saperi sociali e con­flitti, valori e inte­ressi mate­riali, spe­ranza e impe­gno diretto in prima per­sona. La risorsa prin­ci­pale su cui far leva — come mostra il movi­mento sulla scuola — è la pre­senza di una sog­get­ti­vità sociale non paci­fi­cata. Que­sta “ecce­denza” sociale deve tro­vare uno spa­zio poli­tico in cui potersi rico­no­scere e costruirsi come forza di tra­sfor­ma­zione. Per que­sto serve uno spa­zio uni­ta­rio, non dieci o venti. Uno.
A tal fine serve a mio parere l’unità della sini­stra. Chi oggi a sini­stra auspica la costru­zione di un sog­getto uni­ta­rio — a par­tire da l’Altra Europa, Rifon­da­zione Comu­ni­sta, Sel, Pos­si­bile, Cof­fe­rati, Fas­sina — dovrebbe rico­no­scersi, nomi­narsi e farsi pro­mo­tore di quello spa­zio comune in cui far par­tire un pro­cesso costi­tuente rivolto in primo luogo a chi non fa parte di alcuna forza orga­niz­zata. L’unità della sini­stra, nella valo­riz­za­zione del suo plu­ra­li­smo, è neces­sa­ria: non è un fine in se ma il mezzo per dar vita al per­corso costi­tuente del sog­getto uni­ta­rio. Con­fido che que­sto sia pos­si­bile: non è mai troppo presto.

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