domenica 16 novembre 2014

L'incantatore è un disco rotto

L'incantatore è un disco rotto
Hai voglia a dire che la politica è stata sostituita dalla comunicazione, o che le figure sociali si possono riconoscere in una qualsiasi identità immaginifica...
Il povero Ilvo Diamanti, sociologo, statistico e sindaggista che ha costruito insieme al gruppo Repubblica-L'Espresso (con l'entusiastica compartecipazione del gruppo Mediaset) l'immagine e il successo di tale Matteo Renzi, è costretto oggi dai suoi stessi strumenti a ricnoscere che il giocattolo s'è rotto. O almeno sta rivelando crepe paurose.
L'incantatore non incanta più. Passati i fatidici e classici "100 giorni" in cui un nuovo premier vola nei sondaggi qualsaisi cosa dica e faccia, finito l'effetto-specchietto degli "80 euro" (anche lo staff di Crozza è riuscito a fare i conti e stabilire che il governo se li è già ripresi con aumenti micro di Iva e altre tasse), finito il momento travolgente e il tocco magico... ognuno è tornato a concentrarsi sulla propria esistenza concreta e quindi a maledire questo governo della Troika così come tutti quelli precedenti.
Diffidiamo in genere dei sondaggi (fotografano l'attimo e valgono per altrettanto tempo), ma fanno parte integrante del modo in cui il potere economico misura la "temperatura" del corpo sociale. E quindi, soprattutto per chi ha inventato questo nuovo "parlatore indefesso", deve essere davvero scioccante scoprire che il suo indice di gradimento è crollato al 43% dopo esser partito da quota 56 e aver raggiunto anche il 69...
Ancora più impressionante è la rapidità del crollo: 13 punti percentuali in un solo mese. Curiosamente - per loro, non per noi - questo stramazzare del consenso virtuale è coinciso con la ripresa delle mobilitazioni autunnali, che evidentemente raccolgono più simpatia dei soli partecipanti.
Parallelamente, il Pd cessa di essere il "pigliatutto" che già si candidava a diventare "partito della nazione" (davvero tempestivi, visto che la "sovranità" è ormai andata a ramengo!): se si votasse oggi prenderebbe il 36,3%, quattro punti e mezzo in meno rispetto all'onni-sbandierato 40,8 di maggio, ma addirittura 5,2 punti in meno del "grandioso" 41,8 accreditagli soltanto un mese fa.
La prima lettura è dunque semplice: le chiacchiere stanno a zero. Anche quando sono ben costruite, come una fiction semi-geniale, hanno una data di scadenza. La quale è determinata non dalla qualità delle balle che spara il premier (in drastico calo anch'essa), ma dal confronto impietoso tra balle e condizioni di vita. Il passaggio del "consenso operaio" dal 66 al 34% in pochi mesi ci sembra addirittura rivelatore... Ma anche tra giovani e pensionati l'ostilità per Renzi & co. aumenta alla velocità della luce.
La cappa totalitaria che l'ombra di Renzi sembrava proiettare sulla scena politica nazionale si va fessurando con velocità impensata sotto la spinta della mobilitazione sociale. Ma qui bisogna essere molto seri e per nulla autocompiaciuti: nell'ostilità al governo c'è una componente di destra molto pesante. Che nel caso dei fascisti punta a strumentalizzare problemi territoriali e di integrazione multietnica (come a Tor Sapienza), nel caso della Lega "lepenista" prova invece a metter cappello anche sugli interessi operai "classici".
E' possibile che la frana del consenso subisca una brusca accelerata, ma la realtà non ci darà ragione se non siamo in grado di agire con strumenti adeguati e capacità unitaria molto al di sopra dei livelli oggi esistenti nella sinistra non complice. La battaglia che oppone gli interessi sociali alla ristrutturazione capitalisca gestita dalla Troika non ha un destino prefissato: c'è una durissima e non breve battaglia da condurre nel vivo del corpo sociale, stando nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nei luoghi d'aggregazione spontanea (dove per "luoghi" vanno intesi anche i social network, per dirne una).

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