sabato 22 novembre 2014

Podemos si dà una struttura e va all’assalto di Michele Orini

los-desafios-de-podemos
Podemos ha solo 10 mesi ma si sente adulto, pronto per governare. Alle ultime elezioni europee ha mandato 5 eurodeputati a Bruxelles (8% dei voti), e qualche giorno fa i sondaggi lo davano già primo partito spagnolo (27.7% d’intenzioni di voto).
Domenica si è concluso il processo costituente del partito, durante il quale gli iscritti hanno stabilito la sua struttura organizzativa e votato il segretario generale ed i membri degli organi direttivi nazionali. Il congresso è durato due mesi, ed ha visto la partecipazione di più di 1000 circoli e circa 200 mila iscritti (per iscriversi basta registrarsi gratuitamente sul portale Internet del partito). È stato un processo lungo, in certi momenti teso, che ha generato molti dibattiti, e dal quale il nucleo fondatore del partito esce rafforzato e legittimato.
Il processo costituente
Nella prima fase del processo i circoli hanno elaborato dei documenti sotto forma di bozza per definire la struttura organizzativa del partito. Per due giorni (18-19/10) quasi 10 mila persone si sono riunite in uno stadio alle porte di Madrid per discutere queste proposte. Dei 112 mila iscritti che hanno votato via Internet, l’80% ha votato la proposta del nucleo fondatore, ritenuta dai promotori del secondo documento più votato (12%) troppo tradizionale e verticista.
Nella seconda fase del processo si sono votati i membri degli organi principali del partito: il consiglio direttivo con funzioni esecutive (81 membri) e la commissione di garanzia (10 membri), oltre che il segretario generale. Al consiglio direttivo si sono candidate quasi 1000 persone, mentre più di 200 si sono candidate alla commissione di garanzia. I candidati, una volta ricevuto il nulla osta di un circolo, potevano raggrupparsi in liste oppure presentarsi singolarmente. Ogni elettore poteva esprimere un numero di preferenze uguale al numero di membri da eleggere in ogni commissione ed incrociare diverse liste. Alle elezioni hanno partecipato circa 110 mila iscritti, e le liste del nucleo fondatore, che ha proposto una lista completa per entrambi gli organi, sono state elette in blocco a larghissima maggioranza.
L’assalto al cielo
Durante il processo costituente Pablo Iglesias ha ripetuto spesso che “il cielo non si conquista col consenso ma assaltandolo”. E fresco d’investitura a segretario generale, ha ribadito che l’obbiettivo di Podemos è quello di vincere le elezioni e governare. Per questo la struttura del partito dev’essere quella di “una macchina da guerra elettorale”. Nel primo discorso da segretario generale, ha sottolineato l’importanza di “elaborare un programma che non sia quello di un partito, ma quello dei migliori”. Per questo “ci appelleremo ai migliori economisti ed ai migliori rappresentanti della società civile per elaborare un programma che serva per dare una risposta ai tre grandi problemi che affliggono il paese: la disoccupazione, la diseguaglianza ed il debito”.
E che Podemos faccia sul serio s’intuisce dallo stuolo d’invitati all’atto di chiusura del processo costituente: Alexis Tsipras, europarlamentari di tutti i partiti della sinistra europea (GUE), incluso Curzio Maltese de l’Altra Europa (“Italiano, come il maestro Gramsci” dice Iglesias), e poi rappresentanti politici e diplomatici d’Uruguay, Bolivia, Ecuador, Colombia, Brasile, Nicaragua, Argentina …  rappresentanti palestinesi, curdi, del Sahara Occidentale e di tanti movimenti e sindacati di base.
Se Podemos al governo è per sostenitori ed iscritti una possibilità molto concreta ed una grande speranza, secondo gli ambienti conservatori sarebbe un disastro. In un comunicato, gli analisti dell’influente banca Barclays hano dichiarato che Podemos rappresenta un “pericolo concreto”. Mentre, secondo il Finantial Time “Podemos non è un partito riformista, e nemmeno un collettivo progressista, disorganizzato e festoso come può essere il M5S in Italia, ma un partito rivoluzionario, capeggiato da una squadra di intellettuali decisi, svegli e pragmatici come da migliore (o peggiore) tradizione leninista, induriti dal loro lavoro come assessori di Hugo Chavez, Evo Morales ed altro socialisti latino-americani”.
La campagna di disinformazione e terrorismo mediatico è destinata a crescere, in linea con il consenso di Podemos. Ma i vertici del partito avvisano: “insulteranno, mentiranno, grideranno, diffameranno: voi sorridete, perché vinceremo”.
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Podemos ha solo 10 mesi ma si sente adulto, pronto per governare. Alle ultime elezioni europee ha mandato 5 eurodeputati a Bruxelles (8% dei voti), e qualche giorno fa i sondaggi lo davano già primo partito spagnolo (27.7% d’intenzioni di voto).
Domenica si è concluso il processo costituente del partito, durante il quale gli iscritti hanno stabilito la sua struttura organizzativa e votato il segretario generale ed i membri degli organi direttivi nazionali. Il congresso è durato due mesi, ed ha visto la partecipazione di più di 1000 circoli e circa 200 mila iscritti (per iscriversi basta registrarsi gratuitamente sul portale Internet del partito). È stato un processo lungo, in certi momenti teso, che ha generato molti dibattiti, e dal quale il nucleo fondatore del partito esce rafforzato e legittimato.
Il processo costituente
Nella prima fase del processo i circoli hanno elaborato dei documenti sotto forma di bozza per definire la struttura organizzativa del partito. Per due giorni (18-19/10) quasi 10 mila persone si sono riunite in uno stadio alle porte di Madrid per discutere queste proposte. Dei 112 mila iscritti che hanno votato via Internet, l’80% ha votato la proposta del nucleo fondatore, ritenuta dai promotori del secondo documento più votato (12%) troppo tradizionale e verticista.
Nella seconda fase del processo si sono votati i membri degli organi principali del partito: il consiglio direttivo con funzioni esecutive (81 membri) e la commissione di garanzia (10 membri), oltre che il segretario generale. Al consiglio direttivo si sono candidate quasi 1000 persone, mentre più di 200 si sono candidate alla commissione di garanzia. I candidati, una volta ricevuto il nulla osta di un circolo, potevano raggrupparsi in liste oppure presentarsi singolarmente. Ogni elettore poteva esprimere un numero di preferenze uguale al numero di membri da eleggere in ogni commissione ed incrociare diverse liste. Alle elezioni hanno partecipato circa 110 mila iscritti, e le liste del nucleo fondatore, che ha proposto una lista completa per entrambi gli organi, sono state elette in blocco a larghissima maggioranza.
L’assalto al cielo
Durante il processo costituente Pablo Iglesias ha ripetuto spesso che “il cielo non si conquista col consenso ma assaltandolo”. E fresco d’investitura a segretario generale, ha ribadito che l’obbiettivo di Podemos è quello di vincere le elezioni e governare. Per questo la struttura del partito dev’essere quella di “una macchina da guerra elettorale”. Nel primo discorso da segretario generale, ha sottolineato l’importanza di “elaborare un programma che non sia quello di un partito, ma quello dei migliori”. Per questo “ci appelleremo ai migliori economisti ed ai migliori rappresentanti della società civile per elaborare un programma che serva per dare una risposta ai tre grandi problemi che affliggono il paese: la disoccupazione, la diseguaglianza ed il debito”.
E che Podemos faccia sul serio s’intuisce dallo stuolo d’invitati all’atto di chiusura del processo costituente: Alexis Tsipras, europarlamentari di tutti i partiti della sinistra europea (GUE), incluso Curzio Maltese de l’Altra Europa (“Italiano, come il maestro Gramsci” dice Iglesias), e poi rappresentanti politici e diplomatici d’Uruguay, Bolivia, Ecuador, Colombia, Brasile, Nicaragua, Argentina …  rappresentanti palestinesi, curdi, del Sahara Occidentale e di tanti movimenti e sindacati di base.
Se Podemos al governo è per sostenitori ed iscritti una possibilità molto concreta ed una grande speranza, secondo gli ambienti conservatori sarebbe un disastro. In un comunicato, gli analisti dell’influente banca Barclays hano dichiarato che Podemos rappresenta un “pericolo concreto”. Mentre, secondo il Finantial Time “Podemos non è un partito riformista, e nemmeno un collettivo progressista, disorganizzato e festoso come può essere il M5S in Italia, ma un partito rivoluzionario, capeggiato da una squadra di intellettuali decisi, svegli e pragmatici come da migliore (o peggiore) tradizione leninista, induriti dal loro lavoro come assessori di Hugo Chavez, Evo Morales ed altro socialisti latino-americani”.
La campagna di disinformazione e terrorismo mediatico è destinata a crescere, in linea con il consenso di Podemos. Ma i vertici del partito avvisano: “insulteranno, mentiranno, grideranno, diffameranno: voi sorridete, perché vinceremo”.
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