mercoledì 15 febbraio 2012

"La Grecia deve uscire dall'euro"

Dopo due anni di sacrifici che hanno ripostrato la Grecia, ora Germania, Olanda e Finlandia premono sulla Ue perché spinga Atene fuori dall'euro.
Una decisione obbligata fin dall'inizio, ma che presa ora ha i contorni della rapina. L'economia ellenica è stata infatti ridotta a nulla. Svuotate le casse dello stato, costretta a privatizzare le imprese più rilevanti a prezzo di saldo (se sei obbligato a vebdere, gli acquirenti offrono sempre molto meno), smontato lo stato sociale e le infrastrutture pubbliche: esser messi fuori ora signifca "realizzare" i guasti di una politica monetaria fallimentare e perdere i pochi vantaggi di una moneta unica.
Due anni fa avrebbe potuto sopravvivere. Ora è enormemente più difficile. In ogni caso, anche per la Germania e i paesi "virtuosi" del Nord Europa, è l'ammissione di un fallimento gestionale e politico completo.

L'incontro dell'Eurogruppo in programma calendarizzato per oggi è stato declassato a teleconferenza. L'incontro ufficiale si terrà lunedì prossimo, 20 febbraio, quando si attende l'ok definitivo dell'Europarlamento al nuovo piano di salvataggio della Grecia (che ha bisogno di altri 130 miliardi per onorare le prossime scadenze finanziarie, in primis il bond da 14,4 miliardi che scade il 20 marzo).
Pressioni per un'uscita della Grecia dall'Eurozona
Ma sulla possibilità di arrivare a un ok definitivo e uscire dall'attuale fase di stallo sulle trattative non c'è al momento un coro unanime anche perché, secondo quanto pubblica il Financial Times, Germania, Olanda e Finlandia starebbero premendo per un'uscita di Atene dall'Eurozona.
L'ostilità della Germania trapela anche dalle parole del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha escluso una partecipazione delle banche nazionali dell'Eurozona, e dunque della Bce, a un taglio del debito contratto dalla Grecia (haircut). Le banche in questione non possono «regalare i capitali che gli sono stati affidati in gestione», ha detto Weidmann in un'intervista al quotidiano economico Handelsblatt: «Non ci è permesso rinunciare ai crediti che vantiamo nei confronti di uno Stato», ha chiosato il banchiere tedesco.
C'è però anche chi è più ottimista. «Noi vogliamo che la Grecia resti nell'euro. Le conseguenze sociali sarebbero devastanti - ha ribadito Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn - e, in termini di instabilitá economica dell'eurozona, sarebbero importanti».
«Noi speriamo che le condizioni siano soddisfatte entro lunedì per prendere decisioni che sono urgenti»,
Vi sono «parecchi passaggi» tecnici ancora da fare prima di mettere in sicurezza la Grecia, perché l'accordo con i creditori privati richiede tempo per essere applicato «e il tempo sta scadendo».
Partiti di maggioranza inviano lettera impegni a Eurogruppo
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Era una delle due ultime condizioni rimanenti pretese dall'Eurogruppo per procedere con un nuovo piano di sostegni. Resta da completare l'altra condizione, il reperimento di 325 milioni di euro di economia supplementari nel bilancio
Le autorità greche gettano acqua sul fuoco: condizioni soddisfatte
Nel frattempo le autorità greche provano a gettare acqua sul fuoco. «Diversi Paesi dell'Eurozona non ci vogliono». Sono le parole del ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos sull'attuale situazione di Atene. «Dobbiamo dire la verità al popolo greco, ci sono molti che non ci vogliono - ha detto Venizelos - E dobbiamo convincerli» che la Grecia può «riuscire a restare nell'euro per le generazioni future, per i nostri figli». Il Paese è sul filo del rasoio ma le condizioni poste dalla zona euro alla Grecia saranno soddisfatteentro la teleconferenza dei ministri delle finanze della zona euro in programma nel tardo pomeriggio», ha ribadito Venizelos.
Partiti di maggioranza inviano lettera impegni a Eurogruppo
Tra le condizioni richieste, Atene deve trovare altri 325 milioni di risparmi nel bilancio 2012 e i leader politici devono impegnarsi per iscritto a mettere in atto riforme dopo le elezioni di aprile. A tal proposito, nel primo pomerggio i capi dei due maggiori partiti politici della Grecia - George Papandreou, dei socialisti e Antonis Samaras, dei conservatori - rimasti a sostenere l'attuale governo di salvezza nazionale, hanno inviato una lettera ai responsabili dell'area euro con la quale si impegnano a proseguire le misure di risanamento e le riforme, avviate dalla Grecia su richiesta di Ue e Fmi come condizione di nuovi aiuti. Anche dopo le elezioni generali, calendarizzate ad aprile.
da Il Sole 24 Ore

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