venerdì 25 aprile 2014

25 aprile, in piazza, contro chi vuole stravolgere la Costituzione di Paolo Ferrero


25 aprile, in piazza, contro chi vuole stravolgere la Costituzione


Rifondazione Comunista sarà in piazza, lo saremo con una presenza unitaria della lista “L’Altra Europa con Tsipras”, per onorare la memoria e il sacrificio dei partigiani, perché la Resistenza è più che mai attuale. Come vent’anni fa saremo in piazza a Milano, contro chi vuole stravolgere la Costituzione, ieri Berlusconi e Bossi, oggi Renzi con l’appoggio di Berlusconi. Proprio nella giornata del 25 aprile vogliamo denunciare in modo chiaro che i pericoli per la democrazia oggi non arrivano solo da destra ma anche da Renzi e dalla maggioranza del PD, che ha fatto un’alleanza con Berlusconi finalizzata proprio allo stravolgimento della Costituzione e alla definizione di una legge elettorale ultramaggioritaria che viola la sentenza della Corte Costituzionale ed è peggio della Legge Acerbo varata dal fascismo dopo la marcia su Roma.
L’idea di democrazia per cui le partigiane e i partigiani hanno lottato, anche a costo della propria vita, metteva al centro la sovranità e l’autodeterminazione popolare; stringeva un forte nesso tra il tema della democrazia e del pluralismo e il tema della giustizia sociale, che poi avrebbe animato la discussione e la scrittura della nostra Costituzione. Un’idea progressiva di democrazia, destinata per definizione a confrontarsi continuamente con il tempo presente e con il contesto sociale e politico, fondata sulla centralità della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e dei loro diritti. In questi mesi stiamo arrivando al compimento di un lungo processo – in gestazione da almeno trent’anni – di rottura definitiva, sostanziale e formale, nell’impianto costituzionale con tale idea di democrazia.
L’Italicum, ad opera di Renzi e Berlusconi, è molto di più di una semplice legge elettorale: con esso passa l’idea compiuta della democrazia ad uso e consumo di pochi – “oligarchia” si direbbe – dello svuotamento totale del Parlamento come spazio rappresentativo anche delle contraddizioni sociali, dell’oscuramento delle opposizioni, della massimizzazione della ragion di governo. Con il 30% puoi ottenere la maggioranza assoluta ma con il 7% resti fuori dal Parlamento: è con questa distorsione mostruosa, che non ha alcun precedente, che si vuole impedire alla questione sociale di affacciarsi ai palazzi della politica. La trasformazione del Senato in un’assemblea di nominati è un tassello coerente di tale strategia.
È chiaro che non stiamo parlando di semplici tecnicismi elettorali, ma di un’operazione politica più generale, finalizzata a soffocare la politica come spazio del conflitto sociale e delle lotte e che ha una portata ben superiore alla semplice – per quanto grave – predefinizione blindata di maggioranze e opposizioni. Il governo Renzi si appresta a dare compimento alla domanda delle classi dirigenti di questo paese di sgombrare il campo da lacci e lacciuoli, riducendo la democrazia a consenso passivo a questo o quel leader costruito attraverso la visibilità mediatica.
Lo stesso attacco al sindacato – svuotato da anni di concertazione – si configura come un attacco ai corpi sociali intermedi del tutto coerente con l’impianto di presidenzialismo strisciante che Renzi propone. Si prova a chiudere la partita aperta in tale direzione da Craxi, che non a caso fu il primo a sottoporre la necessità delle “riforme” sul piano istituzionale e a dichiarare guerra alla scala mobile e alla stagione di grandi conquiste del movimento operaio degli anni ’60 e ’70, proseguita da Berlusconi ed ora portata avanti dal governo Renzi-Alfano.
Vogliono una democrazia e una Costituzione ridisegnate dalla ‘lotta di classe al contrario’ di cui parla Luciano Gallino, nella quale la Resistenza e la Liberazione possono trovare spazio solo se confinati ad un passato lontano e che non ha più niente da dire al presente.
Vogliono un paese che assomigli sempre di più all’Europa del neoliberismo e dell’austerità, in cui l’assenza di democrazia va perfettamente a braccetto ed è funzionale alla disoccupazione, alla precarizzazione e alla povertà di massa.
Per tutto questo saremo in piazza: perché stare dalla parte del 25 aprile significa stare dalla parte della costruzione di un altro paese e di un’altra Europa rispetto a quanto avvenuto in questi decenni e quanto sta avvenendo. Noi ci saremo con le bandiere della lista Tsipras, perché le elezioni del 25 maggio – tra un mese esatto – sono un’occasione per ripartire da sinistra, dalla Costituzione e dai valori della Resistenza.
Mi piace ricordare il 25 aprile di vent’anni fa quando un milione di persone partecipò alla manifestazione di Milano, sotto una pioggia battente: aveva vinto da poco Berlusconi, e per la prima volta c’erano i fascisti al governo. Non fu una commemorazione, ma un ritrovarsi ed un ripartire, una prova generale di quel protagonismo sociale e politico che avrebbe nel giro di pochi mesi costretto Berlusconi alle dimissioni.
Quell’indignazione e quella determinazione devono essere oggi la nostra bussola.

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