martedì 15 aprile 2014

Senato, le aporie della riforma


o-RIFORMA-DEL-SENATO-facebookApo­ria: secondo il dizio­na­rio, pro­blema le cui pos­si­bi­lità di solu­zione risul­tano annul­late in par­tenza dalla con­trad­di­zione. La riforma Renzi del senato ne risulta insa­na­bil­mente affetto.
Che senato è? Un’assemblea non elet­tiva di gover­na­tori, con­si­glieri regio­nali, sin­daci, il cui man­dato coin­cide con la per­ma­nenza nella carica elet­tiva locale. Si aggiun­gono 21 sena­tori nomi­nati — per 7 anni — dal pre­si­dente della Repub­blica, per aver illu­strato la patria. Men­tre il depu­tato rap­pre­senta la nazione, il senato — non i sin­goli sena­tori — rap­pre­senta le isti­tu­zioni ter­ri­to­riali. Tutti i par­la­men­tari eser­ci­tano le fun­zioni senza vin­colo di man­dato, e hanno l’immunità per i voti dati e le opi­nioni espresse nell’esercizio delle fun­zioni. I sena­tori non hanno, invece, le garan­zie dell’art. 68 Cost. vigente, commi 2 e 3, quanto ad arre­sti, per­qui­si­zioni, intercettazioni.
Chi rap­pre­senta chi? La rispo­sta è chiara per gover­na­tori, con­si­glieri regio­nali e sin­daci dei comuni capo­luogo. Ma i due sin­daci eletti in ogni regione da un col­le­gio elet­to­rale com­po­sto da tutti gli altri sin­daci? Dovreb­bero rap­pre­sen­tare non il pro­prio comune, ma tutti i comuni della regione diversi dal capo­luogo. Il col­le­gio, peral­tro, li elegge ma non può rimuo­verli. La per­ma­nenza in carica dipende dalla vicenda politico-istituzionale del comune di appar­te­nenza. Quei sena­tori sono comun­que poli­ti­ca­mente respon­sa­bili verso il con­si­glio del pro­prio comune, e uno scio­gli­mento anti­ci­pato com­por­te­rebbe la loro deca­denza. Emerge in pro­spet­tiva un insop­pri­mi­bile con­flitto di interessi.
Che senso ha il divieto di man­dato impe­ra­tivo? Nes­suno, quando il sena­tore sin­daco o gover­na­tore è sog­getto ad atti dell’assemblea locale di pro­ve­nienza — mozioni, riso­lu­zioni, ordini del giorno — che pos­sono chia­marlo a com­por­ta­menti deter­mi­nati. E la cui inos­ser­vanza potrebbe essere san­zio­nata con un voto di sfi­du­cia, che ne com­por­te­rebbe la deca­denza dalla carica nazionale.
Per­ché viene meno la pre­ro­ga­tiva per quanto riguarda arre­sti, per­qui­si­zioni e inter­cet­ta­zioni? È ovvio: man­te­nerla favo­ri­rebbe l’illecito nella poli­tica e nell’amministrazione. Ma quella pre­ro­ga­tiva ha il senso non solo e non tanto di pro­teg­gere il par­la­men­tare, quanto la com­po­si­zione e il cor­retto fun­zio­na­mento dell’istituzione. Can­cel­lan­dola, si espone l’assemblea a subire l’effetto di ogni ini­zia­tiva assunta local­mente dalla magi­stra­tura limi­ta­tiva delle libertà del parlamentare.
Per­ché 21 sena­tori di nomina pre­si­den­ziale? In realtà, riman­gono un corpo estra­neo. Ancor­ché nomi­nati per aver illu­strato la patria, non rap­pre­sen­tano la nazione, per­ché l’assemblea si col­lega alle isti­tu­zioni ter­ri­to­riali. Chi e cosa rap­pre­sen­tano? Se stessi? Si aggiun­gono ai sin­daci eletti in secondo grado come ele­mento che inde­bo­li­sce il pro­filo della rap­pre­sen­tanza delle isti­tu­zioni territoriali.
Que­sto senato non vota la fidu­cia al governo, par­te­cipa alla for­ma­zione della legge ordi­na­ria in fun­zione di mero ripen­sa­mento, non ha il potere di inchie­sta. Con l’Italicum e il mega­pre­mio di mag­gio­ranza, la metà più uno dei voti richie­sta per­ché la camera superi il diverso avviso del senato perde ogni signi­fi­cato. Nel ripen­sa­mento, il peso del senato rimane pari a zero.
In pro­spet­tiva, il senato sarebbe chia­mato a veri­fi­care l’attuazione delle leggi, che non ha il potere di scri­vere, e di valu­tare le poli­ti­che pub­bli­che, che non può con­tri­buire a deter­mi­nare. Il tutto essen­zial­mente attra­verso lo stru­mento delle atti­vità cono­sci­tive e ispet­tive: mozioni, inter­ro­ga­zioni e inter­pel­lanze al governo, sul quale non ha poteri, o audi­zioni, stru­mento noto per la scarsa effi­ca­cia. Stru­menti, per di più, affi­dati a chi — sin­daci e gover­na­tori — non ha certo inte­resse ad aprire con­ten­ziosi con il governo in un’aula par­la­men­tare, dovendo trat­tare con lo stesso governo sulle risorse. Ma altrove e non nel senato, che su quelle risorse non ha voce.
L’ultima e defi­ni­tiva apo­ria è nella par­te­ci­pa­zione pari­ta­ria del senato alla revi­sione costi­tu­zio­nale. Abbiamo un’assemblea di rap­pre­sen­ta­ti­vità incerta e a mag­gio­ranza occa­sio­nale, i cui com­po­nenti non sono immuni da con­di­zio­na­menti e hanno pre­sidi eva­ne­scenti a tutela della pro­pria libera deter­mi­na­zione, sulla quale inci­dono per defi­ni­zione vicende esterne, dalle inchie­ste giu­di­zia­rie alle crisi poli­ti­che locali. Come e per­ché sarebbe una garan­zia affi­dare a una simile assem­blea le libertà e i diritti? Quale legit­ti­ma­zione a deci­dere avreb­bero sog­getti sele­zio­nati in vista di altri obiet­tivi, in pro­ce­di­menti elet­to­rali in larga parte invi­si­bili per la pub­blica opi­nione nazio­nale, o in base a logi­che di scam­bio per gli eletti in secondo grado, e comun­que nell’ambito di un ceto poli­tico della cui qua­lità le cro­na­che ci danno ogni motivo per dubi­tare? La via giu­sta è un senato elet­tivo. Quanto ai costi della poli­tica, si può fare di più e meglio senza distri­buire meda­glie al ceto poli­tico regio­nale e locale, anche solo ridu­cendo il numero dei par­la­men­tari e tagliando gli spre­chi veri.
Per avan­zare pro­po­ste biso­gna anzi­tutto capire cosa è una Costi­tu­zione. Qui la riforma vera e indi­spen­sa­bile sarebbe isti­tuire un albo pro­fes­sio­nale per i riformatori.
Massimo Villone - il manifesto

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