sabato 11 luglio 2015

La bolla cinese di Robert Kurz

bolla

E' stata la bolla immobiliare, nei paesi anglosassoni ed in parte nella zona euro, com'è noto, che per prima ha alimentato la congiuntura economica globale basata sul deficit. e che poi ha provocato, col suo scoppio, la più grande crisi finanziaria ed economica da più di mezzo secolo. Dopo il crollo, il mercato immobiliare ora dipende dall'alimentazione via flebo dello Stato. Sono state le garanzie e gli appoggi statali a frenare un po' la caduta rovinosa dei prezzi del settore immobiliare. Si pretende in tal modo di evitare ulteriori e più drammatiche perdite di attivi e fallimenti di banche. Ma, mentre il risanamento del mercato viene ritardato artificialmente, l'intero settore pesa come una macina al collo dell'economia mondiale. In ogni caso, non si vede da dove possa sorgere un nuovo motore per le future congiunture economiche basate sul deficit. Come per i prezzi degli immobili, che grazie all'intervento di Stato non sono ancora crollati, anche la politica delle banche centrali con tasso di interesse di fatto a zero non serve a niente. Non si tornerà tanto presto ad avere un nuovo miracolo del consumo da nessuno dei due lati dell'Atlantico, a partire da un nuovo boom immobiliare finanziato a credito.
Le speranze si volgono ora verso la Cina. Lì, gli enormi programmi pubblici di appoggio alla congiuntura economica a credito hanno temporaneamente compensato la caduta delle esportazioni. A questo ha contribuito anche la politica di bassi tassi di interesse della banca centrale che, per imposizione governativa, devono essere trasferiti dalle banche commerciali alle imprese ed ai privati (contrariamente a quanto avvenuto in Europa e negli Stati Uniti). In questo modo sono stati pericolosamente finanziati futuri investimenti rovinosi, come capacità industriali eccedenti ed infrastrutture. Una quota sempre più grande di denaro a buon mercato scorre verso le borse di Shenzhen e di Shanghai, ma soprattutto verso la speculazione immobiliare. Secondo dati ufficiali, i prezzi delle abitazioni sono aumentati in un anno del 10,7%. Wang Jianmao, economista di Shanghai, ha detto perfino che le "armoniose statistiche" sono state falsificate. Secondo i suoi stessi calcoli, il tasso di crescita infatti sarebbe già del 23,5%. In Cina, la prossima grande bolla del settore immobiliare si sta gonfiando a vista d'occhio. La crescita record della Cina, che si suppone non sia per niente influenzata dalla crisi economica mondiale, potrebbe finire per rivelarsi una prosperità illusoria. Poiché l'economia interna della Cina sta ripetendo ora il medesimo meccanismo della congiuntura economica delle bolle finanziarie, che già prima aveva portato l'economia mondiale e l'esportazione dalla Cina alla caduta inevitabile.
Tuttavia, esistono delle significative differenze. La classe media coinvolta nella speculazione immobiliare non è neanche lontanamente così grande quanto lo è negli Stati Uniti. Non esistono quei gruppi di popolazione che, a fronte dei prezzi crescenti del settore immobiliare, ipotecano le case che di fatto sono state acquisite senza un capitale proprio, convertendo in consumo il valore dei prestiti. Dalla bolla cinese non nascerà, quindi, una qualche miracolo del consumo. E ancor meno è di una portata tale da poter ora assorbire le eccedenze dell'esportazione del proprio paese e, oltre a queste, anche le eccedenze di merci del mondo (come è accaduto prima con gli gli Stati Uniti). Con l'aiuto di un aumento speculativo dei prezzi delle case si è prodotto, piuttosto, un boom nell'industria delle costruzioni, che sostiene una parte sempre più crescente della congiuntura economica. Ma in questo modo sono stati eretti soltanto quartieri fantasma disabitati. Non si è riusciti ad attivare il secondo impulso alla congiuntura economica attraverso il consumo di massa sulla base dei prestiti ipotecari sulle piccole case. Pertanto, c'è da aspettarsi che lo scoppio della bolla cinesa sarà molto più rapido di quello americano. Se si mantiene la massa autorizzata di crediti inesigibili, le enormi capacità di eccedenza della produzione non potranno più essere finanziate. Allora dovrà terminare anche il miracolo cinese.
- Robert Kurz - Pubblicato su Neues Deutschland del 1/4/2010 -
fonte: EXIT!

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