lunedì 18 febbraio 2013

Grillo in TV non ci va, Ingroia non ce lo fanno andare. Chi è che fa paura?

C'è da chiedersi perchè in questo paese chi non ha pura di dire le cose che pensa viene oscurato dalla TV e chi ha paura di dover dire quello che pensa può permettersi di non andarci. Dovendo riassumere i due lati di questa campagna elettorale dal punto di vista informativo mi pare che sia questo il paradosso più evidente. Grillo è più richiesto oggi della Letizietto mentre Ingroia viene sistematicamente censurato. Il primo è funzionale al bipolarismo perchè non traduce la rabbia in proposta, il secondo invece apre una contraddizione senza precedenti nel paese. Il fatto che la censura enorme che subisce Ingroia, una censura che dovrebbe far gridare allo scandalo passa come normalita non è altro che la dimostrazione di un regime vigente. Un normale e democrativo regime by partizan in mano a lobby finanziarie e politiche. Il problema nel paese degli scandali permanenti, nella nazione venduta alla Merkel da un capitalismo straccione, è un movimento che ( udite udite) vuol combattere la corruzione, la mafia, la grande evasione, il potere delle lobby economiche in nome della giustizia sociale. Ingroia ha la sola colpa di aver messo la Costituzione Repubblicana al centro per davvero, ha la colpa di aver messo le classi dominanti e politiche sul banco degli imputati, di aver puntato l'indice accusatorio contro un sistema marcio che ha mandato il paese in coma. Quella di Ingroia è la storia un PM che ha capito che le classi dominanti di questo paese e il loro malaffare sono irredimibili, irriformabili, e questo li fa tremare perchè Ingroia sa quello che altri non sanno. L'ho ascoltato con attenzione ieri a Perugia in una sala gremita di persone, il suo discorso andrebbe messo a rete unificate in questo paese di merda, dove i trasformisti salgono in alto ed i partigiani sono banditi. Ingroia ha aperto uno scontro che fa paura a molti, sia a destra che a snistra perchè va a fondo della questione. Ingroia e la sua figura aprono una discussione che fa tremare i polsi a molti in questo paese perchè dice che la più grande rapina che le classi dominanti perpetuano da decenni sul popolo italiano violando sistematicamente la nostra costituzione è eliminabile con proposte concrete. L'evasione, la corruzione, il lavoro nero, l'eroina nelle vene di un minorenne non sono fenomeni sopontanei, come la crisi sono il prodotto di una società basata su rendita e sfruttamento , e come tale possono essere contrastati. Ho vissuto per mesi con i braccianti nelle campagne del sud, ho visto turisti fregarsene mentre loro lottavano contro la schiavitù ai bordi delle strade pugliesi. In quelle settimane ho capito che fino a quando l'antimafia è tema di magistratura e di grande discussioni retoriche allora va tutto bene, ma quando si parla di lotta concreta, quando l'antimafia diventa sociale allora in molti girano la testa dall'altra parte se non avviene di peggio. Requisire i patrimoni mafiosi per darli al welfare vuol dire aprire una guerra senza quartiere che modifica il ruolo dello Stato all'interno della Governance liberista, costruire un'economia che rispetti la legalità della nostra carta costituzionale vuol dire violare patti storici che l'intreccio tra economie legali ed illegali non permette. Dove pensate che finiscano i patrimoni delle mafie ed i loro profitti, sotto i materassi o dentro i circuiti dela speculaizone finanziaria e della rendita ? Che regni insomma l'ingiustizia nel paese reale e non si discuta di mafia quando si fa politica, quel tabù non può essere infranto. Per lavarsi la coscienza collettiva in un paese dove la mafia fa patti con lo stato basta un bel libro di Saviano letto l'estate al mare, basta insomma un eroe di carta da andare ad ascoltare per emozionarci ed avere la coscienza pulita. Non andiamo oltre allora e non votate Ingroia è troppo pericoloso.

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