venerdì 15 febbraio 2013

Il contafrottole venuto dalla Bocconi e dalla Trilateral


Non si sentiva bisogno di un altro contafrottole nella politica italiana. E invece è arrivato, ha distrutto i diritti del lavoro e del welfare e spara falsità su ogni argomento che gli capiti a tiro.

Se uno non conosce la storia del professor Monti ci può anche cascare. Ma se lo si è visto percorrere, negli ultimi 40 anni, i corridoi di tutti i "gruppi di pressione" organizzati da multinazionali e banche per influenzare le scelte degli Stati, non si può che incazzarsi a leggere le sue dichiarazioni oggi sui giornali.
Prendiamo da Repubblica (uno degli organi che più ottusamente lo ha sponsorizzato dal novembre 2011):
Monti: "E' una nuova Tangentopoli. Come nel 1992, ma con meno speranza".
Il premier commenta le recenti vicende giudiziarie e le parole di Berlusconi sulle tangenti come commissioni all'estero: "La politica si è seduta, siamo passati dalla partitocrazia alla partitorazzia".
Suggestivo, nevvero?
Berlusconi è quel che è. La sua "difesa" del malaffare è costitutiva della persona e del personaggio.
Ma due sentite parole vanno dirette contro Mario Monti, sottolineando proprio quel che il premier uscente vuol nascondere con le sue dichiarazioni.

In questi giorni assistiamo a una serie inarrestabile di arresti nella classe dirigente. Ma tutti riguardano imprenditori. Ricordiamo i principali, anche se sicuramente ne dimenticheremo qualcuno anche improtante, partendo dalla sola giornata di ieri.

- Arrestati il presidente del Cagliari calcio Massimo Cellino, il sindaco di Quartu Mauro Contini e l’assessore ai Lavori pubblici del Comune Stefano Lilliu. Il quadro accusatorio è relativamente semplice: l'imprenditore, per costruire uno stadio senza le autorizzazioni necessarie, ha corrotto due amministratori locali di peso politico zero. Chi è il protagonista del reato? L'imprenditore-sòla con i soldi fatti in chissà che modo, oppure i due  furbetti che lo hanno visto come l'occasione della loro marginale vita?

- Con l'accusa di bancarotta fraudolenta è stato arrestato Angelo Rizzoli, noto imprenditore, produttore televisivo, produttore cinematografico ed ex editore (era suo il Corriere della Sera, mica La Gazzetta di Rivosotto...). Figlio di Andrea Rizzoli, presidente dell'omonima casa editrice, che negli anni Settanta era il primo gruppo editoriale italiano. La Procura di Roma contesta a Rizzoli un crac finanziario da 30 milioni di euro. Sequestrate società e immobili per un valore di 7 milioni. L'accusa è aver aver dolosamente portato al fallimento 4 delle società controllate: Produzioni internazionale S.r.l., Ottobre Film S.r.l., Delta Produzioni S.r.l. e Nuove Produzioni S.r.l.. Nell'inchiesta risulta indagata anche la moglie, Melania De Nichilo che è anche deputato del Pdl, accusata di concorso in bancarotta. La "politica" in questo caso è la moglie, presentata cinque anni fa come un esempio del "mondo imprenditoriale che scendeva (o saliva) in politica".

- arrestato il finanziere Alessandro Proto, accusato di manipolazione del mercato e ostacolo all'attività degli organi di vigilanza. Secondo il gip che ha firmato l'arresto "numerose comunicazioni al mercato rivelatesi all'esito delle indagini non attendibili". A Proto viene contestato anche il reato di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorita pubbliche di vigilanza "per avere omesso di comunicare alla Consob puntuali informazioni in ordine alle operazioni di compravendita aventi ad oggetto titoli quotati su mercati regolamentati". Uno squaletto della finanza, dunque; un rampante che vuol dimostrare di essere il più affamato dell'acquario. E che pensava di proporsi come "il nuovo Berlusconi". Anche qui, dunque, la squallida "politica" italiana c'entra come il due di coppe; o come un traguardo per meglio farsi gli affari privati.

- Arrestato ieri anche l'ex capo dell’area finanza di MontePaschi Gianluca Badassarri per ostacolo all’autorità di vigilanza nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla procura di Siena sull’istituto bancario. In una nota, i magistrati senesi spiegano che Baldassarri è stato fermato «ricorrendo il concreto pericolo di fuga, evidenziato tra l’altro dalla richiesta di smobilizzo di titoli per un controvalore superiore al milione di euro, effettuata in data successiva al sequestro eseguito il 7 febbraio». Insomma, ritirava i soldi dai conti noti e li spostava verso altri per impedire che gli venissero sequestrati e poterseli godere ancora, magari da Miami. La Guardia di Finanza la scorsa settimana gli aveva sequestrato 40 milioni di euro fatti rientrare dall'estero grazie allo "scudo fiscale" di Tremonti. L’ex-dirigente di Mps era già indagato a Siena per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Qui la "politica" c'entra eccome. Ma Mps era diventata la "camera caritatis" dove il Pd aveva un ruolo, il Pdl uno minore e la massoneria quello di collante. Detto in altri termini: era la banca a comadare ormai sulla politica (specie senese e toscana), non viceversa.

Riassumendo: la "razzia" denunciata da Monti è realizzata ogni giorno da imprenditori privati che si appropriano e dilapidano risorse pubbliche (finanziarie o "in natura"). Ma quale Tangentopoli, dunque. Questi sono i pirati che Monti ha sempre benedetto. E che anche ora intende proteggere alzando - come un Grillo qualsiasi - urla contro "la politica". Che non esiste ormai più, occupata com'è da "società civili" animate da auri sacra fames...

Per concludere. C'è "meno speranza" di venti anni fa perché la "carta di riserva" allora agitata dai populisti - radiamo al suolo "i politici" e diamo pieni poteri alla "società civile" - è già stata giocata. E ha prodotto venti anni di berlusconismo, l'assoluta indifferenza per le questioni istituzionali, una politica "a-costituzionale" sotto gli occhi del "custode della Costituzione" che siede sul Colle.
Da queste situazioni, nella Storia, non si esce per vie "normali". I reazionari come Monti pensano quindi che sia venuto il momento di "forzare" per superare definitivamente i "lacci e lacciuoli" della democrazia rappresentativa; e consegnando le chiavi della "politica nazionale" ai tecnocrati di Bruxelles, dove le lobby possono agire alla luce del sole e imporre la loro volontà al riparo dalle incognite elettorali.

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