giovedì 11 dicembre 2014

12 dicembre: Verso lo sciopero generale








  



Al giorno d'oggi è difficile parlare di politica, i tempi sono duri e la gente è ormai stanca, forse troppo stanca, sconfitta da logiche arriviste e da promesse di finto benessere, lacerata da progetti fallimentari e scoraggiata di fronte a ideali in via di estinzione. 
La parola politica oggi fa paura alla gente, il senso di sfiducia è ormai alto, come dimostra l'affluenza al voto, le desolanti piazze di comizi ed assemblee. Abbiamo vissuto anni drammatici di crisi dove era più importante parlare di cene e di feste piuttosto che dello stato reale delle cose.
Mentre la televisione, da noi tanto amata, ci rassicurava sulla crisi, sempre più prossima alla fine, le aziende chiudevano, i servizi pubblici venivano dimezzati e i giovani non trovavano lavoro. 
Per anni abbiamo assistito ad una politica subdola e meschina, una politica finta che non ci ha mai dato garanzie e sicurezze sul futuro. Affari, business e immagine sono gli aspetti fondamentali su cui si è basata la politica dalla metà degli anni 90. 
Giornali e televisioni usati per influenzarci non per informarci, renderci stupidi non coscienziosi, nascondere i problemi non analizzarli per trovare soluzioni. La mediocrità e la bassezza della classe dirigente italiana mista ad elementi persuasivi hanno prodotto uno stato di insofferenza, indifferenza ed adeguazione alle scelte prese dal palazzo; siamo molto più attenti al gossip, alle nuove mode, ai nuovi smartphone piuttosto che alle scelte politiche. 
Passano gli anni ma siamo rimasti schiavi di noi stessi, arresi alla disperazione, rassegnati al non cambiamento; è effettivamente più facile pensare al divertimento, agli aperitivi, ai selfie, sembra quasi che tutto vada bene quando in realtà bene non va. 
La nostra Italia è sottomessa dall'Europa delle banche, sfiancata dal rigore e dall'austerità, siamo messi all'angolo da politiche neoliberiste antipopolari, i tagli ai servizi pubblici e lo smantellamento dello stato sociale sono all'ordine del giorno.
Continua la politica del più forte, la politica che arricchisce i già ricchi e crea divario sociale. Ed è grazie a questa situazione di solitudine e debolezza dell'individuo, che emergono i sentimenti regrediti del razzismo propri de "la lega". Non abbiamo bisogno di questi sentimenti, non di questo odio reciproco, non di questo clima di terrore, la nostra società ha bisogno di ben altro, non possiamo restare immobili a guardare, dire che tutto va bene, non possiamo arrenderci di fronte a questo scempio. 
La rabbia nata dall'insoddisfazione è stata canalizzata in progetti errati, vuoti, il trionfo della non politica e della frustrazione. La rabbia sviluppata va canalizzata nei progetti carichi di contenuti, progetti di solidarietà ed uguaglianza sociale, il progetto per la gente che non ha smesso di credere nella buona politica, nella politica onesta, nella politica pronta ad abbracciare le esigenze dei bisognosi prende il nome de "l'altra Europa con Tsipras". 
Il progetto rappresenta la sinistra alternativa ed ha come obbiettivo quello di sovvertire l'attuale modello di società e la modalità di fare politica. Questo è un progetto giovane, ambizioso che ha bisogno della nostra spinta per essere efficace; da ventitreenne mi appello alla gente delusa, stanca e arrabbiata: questo paese, questa europa ha bisogno di una svolta, non restiamo immobili, ma mettiamoci noi stessi in moto per cercare il cambiamento, per cercare una giustizia ed uguaglianza sociale da troppo tempo lontana.
Scendiamo in piazza domani 12 dicembre a gridare che questa Italia non ci piace, che non stiamo bene, scendiamo in piazza per difendere i nostri diritti, scendiamo in piazza con l'altra Europa con Tsipras.

 
di Michele Grilli,
Sinistra per Torgiano

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