martedì 23 dicembre 2014

Documento della Segreteria Regionale di Rifondazione comunista dell’Umbria del 22 dicembre 2014


rifondazione-bandiera La Segreteria Regionale di Rifondazione comunista dell’Umbria si è riunita in data 22 dicembre 2014 per discutere dell’attuale fase politica e ha deliberato dopo lunga ed articolata discussione il seguente documento.

Le mobilitazioni

Esprimiamo un giudizio positivo sulla riuscita dello sciopero generale e delle manifestazioni di Perugia e Terni contro il governo Renzi, un governo nemico dei lavoratori, dei precari, degli studenti, dei pensionati, degli artigiani, dei commercianti, delle partite Iva e dei disoccupati. Il mondo del lavoro ha risposto con la mobilitazione, con la lotta. Nella nostra regione le ricadute dei provvedimenti del governo sono drammatiche. Lo dimostrano i dati sulla disoccupazione, sulla precarietà, sull’allargamento delle povertà, lo dimostrano le vicende Ast, Merloni, Perugina e le 160 vertenze industriali aperte. La priorità vera dell’Umbria è e resta il lavoro. Per questo pensiamo che occorra andare avanti con la lotta per favorire l’unità del mondo del lavoro contro il governo Renzi e le sue politiche, a partire dal contrasto al Jobs Act. Le mobilitazioni promosse dalla Cgil, dalla Fiom, dalle reti precarie con lo sciopero sociale e dal sindacalismo di base sono e sono state fondamentali anche per la nostra regione

Gli arresti per mafia
Crediamo che gli arresti per associazione di tipo mafioso effettuati in Umbria chiariscano come la nostra regione sia tutt’altro che immune da fenomeni di infiltrazione malavitosa. Anche per questo siamo stati tra i promotori della definizione di un’apposita Commissione Regionale che si occupasse della questione. Non solo. A più riprese abbiamo denunciato come un modello di sviluppo legato sostanzialmente alla cementificazione del territorio potesse rappresentare un rischio anche su questo tema. Così come abbiamo da sempre lavorato affinché ci fosse la consapevolezza di una risposta forte contro i fenomeni criminali legati al narcotraffico. Le Istituzioni, a partire dalla Regione, oltre a dichiarare, giustamente, che occorre continuare a vigilare, devono e possono da una parte approfondire i meccanismi attraverso i quali la malavita entra nei nostri territori, dall’altra produrre leggi che sappiano prevenire questi fenomeni.

Il riordino delle Province
Il governo Renzi sta proponendo sulle Province la riduzione lineare degli organici fino al 50%. In altri termini, ai mancati finanziamenti delle funzioni fondamentali delle Province, quali viabilità, scuole e trasporti, con tagli per 1 miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017, si sommano incertezze sui livelli occupazionali e sull’erogazione stessa dei servizi. Un disastro per cittadini e lavoratori. La logica del governo persegue l’obiettivo di demolire lo stato sociale e l’amministrazione pubblica per favorire privatizzazioni e allargare la precarietà. La confusione è totale e il rischio concreto è di mandare in dissesto le Province. L’unico obiettivo da perseguire invece dovrebbe essere quello di continuare ad assicurare i servizi ai cittadini. Infatti ben altre e più consistenti sono le sacche d’inefficienza che non vengono colpite. Per questo i parlamentari umbri che appoggiano il governo potrebbero e dovrebbero rendersi protagonisti dell’apertura di un confronto vero invece di limitarsi sempre a votare le fiducie. Non solo. Le recenti dichiarazioni dei Presidenti della Provincia di Perugia e Terni non fanno altro che confermare il disastro prodotto dal Pd sulla materia, ma da sole non bastano: è ora che la Presidente della Giunta Regionale prenda posizione, almeno questa volta, contro queste proposte del governo. Ribadiamo il nostro pieno sostegno alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori.

La legge elettorale regionale
La recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, deve indurre il Consiglio Regionale a costruire la nuova legge elettorale dell’Umbria garantendo che il voto di ciascun cittadino pesi alla stessa maniera. L’aver voluto, nonostante come è noto noi fossimo di un’altra idea, riconfermare l’impianto presidenziale del sistema di governo della Regione, non deve portare il partito di maggioranza relativa, il PD, a costruire una legge elettorale solo per le proprie convenienze, infischiandosene della necessità di rispettare la democrazia e la buona regola per la quale le norme elettorali si decidono a larga maggioranza, per di più a pochi mesi dal voto. Per questo, col Presidente eletto che entra automaticamente in Assemblea, proponiamo un sistema di elezione proporzionale (cosiddetto metodo Hare del proporzionale puro) del Consiglio Regionale su un unico collegio, assenza di qualsiasi sbarramento in quanto un’assemblea così ridotta, di soli 20 componenti, introduce di fatto un’elevata soglia naturale di accesso. L’assenza del premio di maggioranza, censurato dalla Corte Costituzionale sul Porcellum in quanto lesivo del principio dell’uguaglianza del voto per i cittadini, impedirà di avere il paradosso che un partito da solo con un terzo dei voti possa prendersi la maggioranza assoluta dei seggi, ma garantirà comunque la governabilità attraverso il premio dell’elezione in consiglio del presidente ed il suo ruolo preminente rispetto al resto dell’assemblea, tenuto conto che è lo stesso presidente che ha la facoltà di sciogliere il consiglio regionale.

L’Altra Europa
Dopo le riuscite assemblee de L’Altra Europa in Umbria del 1 e del 14 novembre, stanno positivamente partendo anche le riunioni dei gruppi di lavoro. In questo senso siamo di fronte ad un primo consolidamento del processo anche nella nostra regione per il lancio di un processo di aggregazione che può e deve continuare a rivolgersi al complesso delle forze organizzate e non che si collocano sul terreno dell’alternativa e della lotta al neoliberismo al fine di far nascere una soggettività politica che risponda al “bisogno di sinistra” presente anche in Umbria.  Serve sicuramente lavorare ad un salto di qualità nel radicamento territoriale, nella definizione di obiettivi comprensibili a livello popolare, nella connessione delle lotte contro il Jobs Act, lo Sblocca Italia, la legge di stabilità, la controriforma della Costituzione, lo smantellamento della scuola pubblica. Possiamo e dobbiamo condividere con i compagni che con noi stanno lavorando a riaggregare la sinistra la necessità di proporre da subito l’apertura di una vertenza Umbria con il governo nazionale. Così come è centrale e caratterizzante del percorso intrapreso qualificarci per la proposta di un Piano Regionale del Lavoro. Nello stesso tempo lavoriamo per rafforzare ed allargare i comitati locali de L’Altra Europa, mettendo al centro i contenuti e provando a determinare il rinnovamento e la discontinuità necessari, favorendo appunto la costruzione di una sinistra autonoma ed alternativa. Queste sono le proposte che porteremo alla stessa assemblea nazionale de L’Altra Europa del 17/18 gennaio, al cui successo lavoriamo, come torniamo ad invitare tutte le compagne ed i compagni dell’Umbria ad aderire e partecipare ai comitati territoriali de L’Altra Europa. Nello stesso tempo proponiamo che all’indomani dell’assemblea nazionale si tenga un’assemblea regionale de L’Altra Europa in Umbria.

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