mercoledì 1 luglio 2015

M5s, Grillo e Casaleggio impongono retromarcia sul capo comunicazione. Ma monta la fronda contro il Direttorio

Conterò poco, è vero:
diceva l'Uno ar Zero
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcrudente. lo, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso Trilussa

 
C'è un nesso fra il timing dell'annuncio della trasferta greca di Beppe Grillo e la riunione dei deputati del Movimento 5 stelle chiamati a fare harakiri e a votare contro se stessi per confermare Ilaria Loquenzi capo della comunicazione una settimana dopo averla sfiduciata. La scelta di un orario tardo, dopo i tg delle 20, quasi oltre tempo massimo per la chiusura di alcune agenzie di stampa, è stato calcolato per togliere respiro - leggasi spazio nella foliazione e minutaggio nei telegiornali - alla giravolta dell'intero gruppo di Montecitorio.
Una non votazione, un via libera all'unanimità, al capo dello staff indicato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. E che, da regolamento, non doveva essere discusso. E invece il pollice verso era arrivato, con 26 voti contro una manciata di contrari e astenuti a tagliare la testa al vertice dello staff della Camera. L'ira del cofondatore, che aveva meditato post di fuoco a caldo, si è diluita in un pressing costante. Sul Direttorio, in primis, considerato troppo tiepido, persino inadeguato, a gestire la prima vera grana interna dal suo insediamento. Ai vertici del gruppo parlamentare, che in molti accreditano come i primi che volevano la sostituzione della Loquenzi, con una lettera lapalissiana in cui sono state messe in chiaro le regole interne già note e arcinote. E con alcuni deputati singolarmente presi, considerati pontieri fra le due anime del Movimento.
Ieri Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e un po' tutti i componenti del Direttorio hanno condotto una evidente operazione di moral suasion fra i colleghi. Arrivando a tarda sera ad incassare i desiderata di Milano attraverso una delibera all'unanimità senza una conta che sarebbe stata lacerante.
Tecnicamente, la questione è stata risolta. Ma politicamente il tentativo di sconfessione di Casaleggio e la frettolosa retromarcia hanno lasciato il segno. Nelle chat interne chi caldeggiava l'addio della Loquenzi è ancora stamattina prodigo di accuse contro i colleghi: "Vigliacchi", "Voltagabbana".
In parte è una richiesta di recisione del cordone ombelicale da Milano. In parte è anche insofferenza nei confronti del Direttorio, della sua visibilità mediatica, della sua prerogativa di interlocuzione con i due leader. Stamattina proprio Di Battista ha preannunciato un "allargamento" della squadra dei cinque. In ballo c'è la richiesta di alcuni di essere più visibili per garantirsi un audience tale da rendere sicura una prossima elezione. Tanto che è bastata la minaccia di "non ricandidare" i riottosi a innescare la più frettolosa delle retromarce.

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