martedì 21 maggio 2013

Il governo della fame di Dante Barontini, Contropiano.org

Il governo della fame
Affamare un popolo è un programma impopolare. Si rischiano rivolte, sommosse, gesti disperati, gente licenziata che spara al datore di lavoro o ai carabinieri sotto Palazzo Chigi, anche se in genere si limita a suicidarsi.
Se non ci sono molte soluzioni pratiche per ridurre il disagio sociale, si fa un ricorso totalitario alla retorica, occupando tutti i media per spedire un solo messaggio: “stiamo lavorando per voi, lasciateci fare”. Cosa stiano facendo non viene detto. O per lo meno, non viene detto nel modo chiaro che tutti potrebbero capire. Per questo a noi operatori dell'informazione antagonista tocca il compito di “tradurre” le poche indicazioni che emergono dal lavorio del governo e presentarle in una forma logica. Sia nel merito dei piani economici che in quelli “istituzionali”. La marcia del governo avviene infatti su due gambe, ma la direzione è ovviamente unitaria. Anche la divisione dei compiti tra Pd e Pdl è funzionale allo scopo. "Se solo quegli imbecilli di berlusconiani non fossero così fissati con la salvaguardia del proprio capo dai processi, tutto potrebbe andare più alla svelta". Ma anche questa – Berlusconi e la giustizia – è da sempre un'efficacissima arma di distrazione di massa. La gente, specie a sinistra, si appassiona al gioco scandalistico e non si accorge che le stanno sfilando il portafoglio.

Prendiamo le proposte che girano in questi giorni. Sul “lavoro per i giovani”, il ministro Giovannini ha alluso sostanzialmente a due misure: precarietà a go-go, senza più limitazioni per i contratti a termine o di apprendistato (ovvero, senza più l'obbligo di assumere il lavoratore dopo tre anni da ricattato) e “staffetta generazionale”. Il tutto a costo zero, perché gli obblighi di bilancio imposti e sorvegliati dalla Troika non consentono slanci di creatività a là Tremonti.

La staffetta generazionale, in soldoni e senza fumo parolaio, si riduce a: part time obbligatorio per i lavoratori anziani prossimi alla pensione (con relativa decurtazione drastica di stipendio e contributi) e “in cambio” assunzione di giovani precari con un salario ridicolo. Già così la si può chiamare una truffa, perché si impoveriscono i lavoratori anziani senza peraltro promuovere “buona e vera” occupazione giovanile. In pratica, si precarizzano tutti – giovani e anziani – a un salario da fame.

Se poi aggiungiamo al conto il fatto che i lavoratori “anziani” sono stati precettati sul lavoro per altri 3-4-5 anni grazie alla “riforma Fornero”, abbiamo questo curioso caso di schiavismo postmoderno, per cui sei obbligato a lavorare fino a 67 anni, ma non ti vogliamo sul lavoro dopo i 50; ma non puoi neppure andare in pensione perché non te la pagheremmo; vogliamo sangue fresco da spremere, ma non vogliamo pagarlo; quindi abbassiamo orario e stipendio ai “vecchi” e con quegli spiccioli ci prendiamo un “giovane” o magari due (leggetevi le
dichiarazioni del “ministro” Giovannini per verificare).

L'idea “economica” di fondo, come per il governo Monti (del resto l'input è identico: la Troika formata da Bce, Fmi e Ue), è semplice quanto stupida: se l'economia non cresce è perché paghiamo troppo i lavoratori (sia in termini salariali che di diritti). Se questa è la premessa, la soluzione non può che essere “paghiamoli meno”.

Più povertà per tutti, un altro impegno realizzato!

C'è però il rischio che gli impoveriti se ne accorgano e si incazzino. Che quindi si organizzino in movimenti (i “partiti” ormai non possono essere neppure più nominati), che promuovano manifestazioni, scioperi, occupazioni di case e quanto altro sia necessario per sopravvivere in una condizione molto peggiore. Gli si manda contro la polizia, si aumentano le pene, si inventano nuovi reati, in una spirale parossistica in cui la “civiltà giuridica” lascia il posto al codice militare di guerra.

Ma c'è anche la possibilità che questi movimenti si presentino alle elezioni e – guarda un po' la bizzarria – riescano a prendere una fraccata di voti. Mettendo così in dubbio la continuità e legittimità della “classe dominante” (non i nostri comici della “casta”, ma le “persone serie e potenti” che scrivono loro il copione e il programma).

In questo caso si chiama un Zanda e una Finocchiaro e gli si fa firmare una proposta di legge che impedisca tale sciagurata eventualità. Sono anche un po' stupidi, come già detto, perché sembrano credere per davvero che basti vietare il terrremoto per scongiurare le scosse sismiche. Come se fosse tremendamente difficile fare uno “statuto da partito”, dotarsi di strutture somiglianti e scompaginare il quadro politico.

Quello che li spaventa, manifestamente, non è Grillo. Ma quello che sta montando dai sottoscala della società. Quello che li spaventa è il prossimo movimento che ne prenderà il posto e il ruolo, ponendo il problema che così non va e che bisogna cambiare sistema di vita e produzione, non soltanto quattro teste bacate incollate a una poltrona per conto terzi.

Ci proviamo o no a fare un movimento del genere?

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