domenica 19 maggio 2013

LA PIAZZA DELLA FIOM E LO SCIOPERO GENERALE di Patrizia Turchi e Franco Astengo

“Non possiamo più aspettare!”
Dalla piazza della manifestazione nazionale indetta della FIOM è salita forte la richiesta dello sciopero generale: una richiesta dettata dai tempi e dalla modalità della gestione capitalistica della crisi, dell’impoverimento complessivo di massa che si sta verificando in tutta Europa, dalla perdita di diritti subita nel corso di questi ultimi mesi, dal vero e proprio dramma sociale rappresentato da precari, cassintegrati, esodati.
 
Una richiesta che contiene in sé, al di là dell’immediatezza della fase, tre grandi questioni che è necessario sottolineare con forza anche per fare in modo che nessuno le dimentichi:
1)      Il ruolo del sindacato, che non può restare trincerato all’interno di accordi sulla rappresentanza coercitivi rispetto alle realtà davvero presenti sui luoghi di lavoro e che deve recuperare immediatamente una valenza sociale e politica adeguaLta alla gravità dello stato di cose in atto proprio in relazione a quella “dimensione di classe” cui si è appena fatto cenno;
2)      Il tema generale della presenza della sinistra nel nostro paese. Senza alcuna nostalgia del passato è evidente come la funzione di una sinistra autonoma, alternativa, capace di esprimere forza d’opposizione nell’immediato e a livello sistemico risulti determinante per lo sviluppo delle lotte del movimento operaio. Questa soggettività al momento non esiste e non è possibile pensare che possa essere confusa con chi, tutto sommato, si colloca all’interno del quadro di governo con una funzione di sostanziale subalternità. La costruzione di questa capacità di autonomia, di alternativa, di opposizione della sinistra politica appare, in Italia, la questione più urgente e insieme più complessa che dobbiamo affrontare e che la stessa piazza della FIOM ci ha chiamato ad affrontare con determinazione;
3)      Sarà soltanto attraverso la determinazione di questo ruolo di classe del sindacato e della presenza di un’adeguata soggettività della sinistra d’alternativa che si potrà anche recuperare l’unità tra il mondo del lavoro e altri soggetti estesi nell’insieme dell’arco sociale: in particolare con i giovani disoccupati e gli studenti allo scopo di formare un blocco sociale capace di produrre un ampio fronte di lotta, non vincolato nelle sue espressioni a un pericoloso e mediocre populismo, ma capace di tornare a far valere le grandi ragioni di una trasformazione radicale della società passando attraverso una forte domanda di diritti individuali e  collettivi, di recupero di democrazia fuori e dentro i luoghi di lavoro, di difesa e rilancio della Costituzione Repubblicana, di un’idea d’Europa “altra” rispetto a quella costruita dai padroni e dalle banche verso la quale va esercita – assieme – estraneità e opposizione.

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