mercoledì 29 maggio 2013

"Rovesciare il tavolo per contrastare la complicità di Cgil Cisl e Uil". Intervista a Fabrizio Tomaselli di Usb





L'Unione sindacale di base terrà dal 7 al 9 giugno il suo primo congresso nazionale. Controlacrisi ha intervistato Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo nazionale USB.

Necessità di andare verso un modello di confederalità e spinte alla frammentazione dettate sia dalla crisi che dalla politica. E’ questo il perimetro del primo congresso Usb?
C’è molto altro, ma diciamo che questo è il nodo fondamentale che affronteremo a partire da un discorso sull’organizzazione. E’ evidente che l’organizzazione ha degli aspetti tecnici e alcuni politici. Confederalità non è solo riempire le caselle e non deriva principalmente dal fatto che non incidi a partire dalle categorie ma che vuoi dare all’azione sindacale un respiro più ampio. Come per esempio il discorso sulle sfide internazionali, il salario sociale e un certo tipo di azione sindacale che ha davanti il propblema delle bollette che aumentano e della casa che ti viene sottratta per morosità.
Un quadro evolutivo per la stessa tradizione del sindacalismo di base…
Chiaramente questo discorso confligge un po’ su come è stato vissuto il sindacalismo di base fino ad oggi. Nell’accezione più ideologica è stato visto sempre come l’autorganizazione dei lavoratori che riprendono la parola. Questo è successo ma soltanto nei primi anni. E ogni volta che riuscivi ad ottenere qualcosa c’era qualcuno che ti alzava l’asticella. Il sindacalismo di base per come l’abbiamo vissuto e come è stato utile in questi anni non c’è più e nemmeno serve più. Oggi quel che occorre è mantenere gli obietivi di fondo e tradurli in attività sindacali.
Il movimento dei lavoratori sta attraversando una fase difficile in relazione al fatto che sembra mancare una piattaforma unificante, mentre la crisi lavora alle costole dividendo e addirittura mttendo gli uni contro gli altri.
Ci troviamo in una fase in cui la crisi e la situazione a livello politico fanno sì che la gente ti vede come se fossi uguale a tutto il resto. Ti devi spiegare con i fatti e i modelli che riesci a mettere in piedi. E’ questa la grossa difficoltà che hanno davanti le organizzazioni sindacali che intendono opporsi realmente alle politiche di austerity. Le generalizzazioni sono quelle che prevalgono. La frantumazione è vero che è la causa principale del deteriorameto delle politiche sindacali del sindacato classico ma non è solo questo. Il sindacato è stato da una parte soggetto passivo ma dallaltra attore principale della frantumazione. Noi pensiamo di avere le carte in mano per poterlo affermare. La crisi ha messo a nudo tutta una serie di cose di cui il sindacato è responsabile. Questo è l’elemento sul quale poggiamo e sul quale cerchiamo di agire. Non pensiamo di ricreare modelli vecchi, ma è evidente che bisogna cercare di far capire che la concertazione, o peggio ancora la complicità, è anche al tempo stesso un elemento che l’ha determinata quella crisi.
Cosa vuol dire “rovesciare il tavolo”?
“Rovesciare il tavolo”, lo slogan del nostro congresso, vuol dire non aver paura di fare determinate affermazioni contro la politica della complicità. Ancor più, a livello sindacale in cui ci vogliamo confrontare con la realtà di tutti i giorni. Non si dve più aver paura di affermazioni e di pratiche di antagonismo. Occorre cominciare ad alzare il tiro laddove la politica dà una lettura abbastanza uniforme della realtà. Per quanto riguarda l’euro, per esempio, eravamo in pochi a dire che nella crisi c’erano precise responsabilità dell’Europa. Ciò impone un approcciio che non p uò essere quello della semplice quanto inutile riduzione del danno.
L’esperienza di Taranto pu ò essere presa un po’ a modello di questa nuova fase?
Taranto è quasi un paradigma. Se tu pensi che da una parte alcune organizzazioni sindacali combattive come la Fiom si sono assuefatte a un certo tipo di relazioni sindacali e tu hai cominciato a dire cose scomode tipo che i Riva andavano messi in discussione, come poi alla fine è uscito fuori. E’ chiaro che c’era un livello di connivenza da scuotere. Quando parlavamo di nazionalizzazione ci prendevano per matti. Oggi a meno che non tirino fuori il coniglio dal cappello quella della nazionalizzazione è quasi una strada obbligata. Con la tua azione hai dimostrato, per esempio, che si riesce a far convivere diverse esigenze, per esempio facendo parlare i lavoratori con i cittadini, confronto questo che non è mai esistito visti gli interessi divergenti. Sei poi riscuito a far vedere che si può anche scioperare. Hai dimostrato che ci sono strade che non sono la riduzione del danno ma momenti importanti di frattura.
Come hai accennato prima, questo congresso farà i conti anche con la storia del sindacalismo di base.
Non si può parlare più di sindacalismo di base come l’abbiamo vissuto fino ad adesso. Alcuni si ritegnono conflittuali altre organizzazioni sono per l connivenza. Al di là della marginalità di alcune posizioni legittime ma non più utili di alcune forze del sindacalismo di base, quello che è conflittuale deve essere ogranizzato. Tanti nel sindacalismo di base, ivnece, la pensano diversamente.
Ultimamente avete acutizzato molto la polemica con la Fiom. Cosa è accaduto?
All’interno della Fiom ci sono forze che sono conflittuali e altre, la maggior parte, che seguono il corso della Camusso. Il nostro messaggio politico si riferisce alle forze conflittuali che o nel sindacalismo di base o in altre organizzazioni intendono costruire insieme un soggetto ancora più grande. Lo scontro con la Fiom si è accentuato perché mi sembra chiaro che le politiche di Landini sono state politiche che a parole hanno colpito nel segno dopo di che ha prevalso la politica della difesa dell’apparato di fronte a uno scontro che si faceva sempre più duro. Quando la Fiom parlava di mancanza di democrazia rispeto alla Fiat mi viene da sorridere perché è la nostra condizione da anni. Qui il probelma da porre, e noi l’abbiamo proposto molte volte, era costruire percorsi che tenessero conto della mancanza di democrazia rispetto a una unità d’azione. Questo non è stato. Al contrario dopo aver preso qualche schiaffone da Marchionne a parole si continuano a fare mobilitazioni e di fatto si accettano politiche sulla rapprensentanza sottoscritte da Cgil, Csil e Uil, e questo di fatto derubbrica la Fiom a organizzaione tutta interna alla Cgil.
Ad aprire i lavori del congresso ci sarà il sindacato internazionale.
Abbiamo fatto questa scelta di entrare organicamente nella Fsm che qualcuno pensa ancora sia quella del dopoguerra, ma non è così. Nei paesi dell’area Bric ci sono rappresentanze che sono enormi. In Europa è meno evoluta proprio perché la Ces ha fatto sì che il conflitto fosse sempre più compresso. L’organizzazione sindacale o si dà un respiro più ampio oppure non ce la fa perché la globalizzazione colpisce alcuni paesi e altri no, perciò è evidente che un rapporto con le organizzazioni sindacali mondiali è un elemento utile.

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