venerdì 31 maggio 2013

Slots e gioco d'azzardo: tra legalità e mafia introiti milionari


di Armando Allegretti, Umbrialeft.it
PERUGIA - Sono oltre due milioni di persone ad essere affetti dalla cosiddetta ludopatia, quel desiderio irrefrenabile di giocare a slots, videopoker o ad altre macchinette mangia soldi. Spesso è difficile distinguere la ludopoatia dall’alcolismo o dalla tossicodipendenza, proprio perché si fatica a leggerne i sintomi in chi ne è affetto.
Il ludopatico, o giocatore patologico, da manuale è colui che “ha bisogno di giocare sempre più spesso e con una quantità sempre maggiore di denaro; cerca di smettere, ma non ci riesce, perché il gioco lo aiuta a sfuggire ai problemi”. E ancora, il ludopatico è quella persona che mente ai familiari, alle persone vicine, compromette il proprio lavoro, le relazioni sentimentali e infrange la legge per trovare denaro: ed ecco che si ruba in casa, ci si gioca gli affitti, interi stipendi e pensioni.
È una condizione estrema, quella del ludopatico, più diffusa di quanto si possa immaginare. Il dossier Azzardopoli 2.0, presentato da Libera, cita una ricerca del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, coordinata dal Conagga (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo), che stima che i giocatori a rischio siano il 5,1% del totale e quelli compulsivi il 2,1%: nel nostro Paese si tratta di 1 milione e 720 mila adulti a rischio e 708 mila patologici. Senza contare i minorenni.
Ed ecco che in Italia si spendono circa 1450 euro pro capite per tentare la sorte, per cercare di aggiudicarsi l’ultimo jackpot che potrebbe cambiare la vita. Si stimano oltre 800mila persone dipendenti da gioco d’azzardo e quasi due milioni a rischio. Con un fatturato legale di 79.9 miliardi di euro nel 2011 al quale vanno aggiunti gli 11 miliardi di quello illegale. Un fatturato destinato inesorabilmente a salire, considerando l’incremento del 10% nel 2012, con 88 miliardi di fatturato legale e 15 miliardi illegali.
L’Italia occupa il primo posto in Europa e il terzo posto tra i paesi che giocano di più al mondo. Ma dalle proiezioni dei primi dieci mesi del 2012 l’Italia potrebbe andare in cima alle classifiche, con il contributo del comparto illegale. Un trend in constante crescita. Facciamo un esempio: nel mondo del “Gratta e vinci” un tagliando su cinque di quelli venduti al mondo è italiano. Ma non è tutto. Sono 400mila le slot machine presenti in Italia, una ogni 150 abitanti. Ovunque ti trovi basta guardare in alto verso un’insegna ed ecco comparire sale slots, e videopoker.
Rien va plus. Benvenuti in Azzardopoli, questa è l’Italia, il paese del gioco d’azzardo. Il paese dove il gioco non risente della crisi ed ha un bilancio sempre attivo. Il paese dove al tavolo verde si siedono anche le mafie. E fanno saltare il banco.
Dal Piemonte alla Lombardia, dalla via Emilia attraversando la Capitale fino alla Campania per arrivare in Calabria e Sicilia. Senza dimenticare la Puglia. I soliti noti: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. Così i clan fanno il loro gioco. Le loro puntate e vincono sempre. Sono 41 i clan che gestiscono il gioco d’azzardo.
Le informazioni, in un dossier presentato da Libera, non lasciano molto spazio all’immaginazione. Le irregolarità sono tante e il “nero” è in costante aumento. Nel 2010, ad esempio, in tutta Italia,  sono state 6.295 le violazioni riscontrate dalla Guardia di Finanza che ha denunciato oltre 8mila. E ancora, sono stati sequestrati 3.746 videogiochi irregolari, alla media di 312 al mese e 1.918 i punti di raccolta di scommesse non autorizzate o clandestine scoperti (più 165% rispetto al 2009).
Ma non solo gioco d’azzardo illegale. La situazione nelle regioni italiane, invece, per quanto riguarda la legalità è la seguente: il primato, per l’anno 2011, spetta alla Lombardia con 2miliardi e 586 mila di euro, seguita dalla Campania con un miliardo e 795 mila euro. All'ultimo gradino del podio il Lazio con un miliardo e 612 mila euro. Questi sono tutti soldi che si muovono grazie alle 400mila slots “piazzate” in tutto il paese. Per quanto riguarda invece le spese per il gioco d’azzardo si registra un aumento (nell’arco di 12 mesi), in regioni come il Molise e la Valle d’Aosta, rispettivamente con un incremento del 47,37% e del 48%. Solo quattro regioni hanno fatto registrare l’indice negativo. Il Trentino Alto Adige (-0,54), la Puglia (-2,95), la Sardegna (-20,04) e l’Umbria (-24,07).
L’Umbria non sembra essere in pericolo, non sembra essere toccata dall’illegalità e dalla compulsione al gioco. L’unico campanello d’allarme è dato dall’aumento dei “baby scommettitori”. Infatti dal rapporto presentato emerge che “la diffusione del gioco d’azzardo nei ragazzi è cresciuta al ritmo del 13% l’anno. Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che ha giocato in denaro almeno una volta in un anno è aumentata dal 40% al 47%. L’aumento maggiore è stato fra le ragazze, passate dal 29% al 36%, mentre i maschi sono saliti dal 53% al 57%. In testa alla classifica per regioni al primo posto c’è la Campania con il 57,8% di studenti “giocatori”, cui segue Basilicata (57,6%), Puglia (57%), e, a seguire, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria e Umbria, tutte oltre il 50%. Agli ultimi posti ci sono Trentino (35,8%), Friuli Venezia Giulia e Veneto (36,3%). I posti preferiti per giocare sono bar e tabaccherie (32%), case private (20%) e sale scommesse (12%)”.
Il quadro che emerge dal dossier presentato da Libera “sollecita una risposta adeguata da parte di tutti, a cominciare dalle istituzioni” – si legge in calce allo studio. E una risposta c’è stata. A partire dalla maggioranza, in Comune a Perugia, che mercoledì ha presentato un ordine del giorno dai toni forti ma chiaro per quello che riguarda gli obiettivi. Via le slots, da Perugia, subito.
“I maggiori consumatori delle varie forme di gioco d’azzardo di facile guadagno  - scrivono i capigruppo Emiliano Pampanelli (Prc), Francesco Mearini (Pd), Stelvio Zecca (Idv), Pier Luigi Neri (Comunisti italiani), Mario Catrana (Sinistra e Socialisti) e Filippo Cardone (Gruppo misto – Centro democratico) - appartengono quasi sempre alle classi più disagiate e sotto acculturate, che tentati dal vincere facile diventano vittime di una vera e propria patologia e quasi sempre, per dare una svolta alla propria situazione, non fanno altro che rovinare la propria famiglia arrivando al baratro”.
Quello che chiede la maggioranza è un’ordinanza sanitaria, a firma del primo cittadino di Perugia, che vieti l’istallazione delle slots su tutto il territorio comunale. Per combattere la patologia del gioco, la cosiddetta ludopatia che “spilla” migliaia di euro dalle tasche dei cittadini. “Ogni italiano spende in media oltre 1.000 euro l’anno per il gioco d’azzardo – si legge ancora nell’odg presentato - , un dato tra i più alti al mondo, arrivando in molti casi ad una dipendenza patologica che porta ad effetti drammatici sul piano economico, sociale e familiare”.
Ritornando all’Umbria, e concludendo l’analisi, secondo quanto appreso solo nella nostra regione sono istallate (legalmente) 5.220 macchine, queste producono giornalmente una cosa come 257 euro ognuna. Facendo due semplici conti e con prospetto alla mano dalle ultime rilevazioni in 6 mesi sono stati inseriti nelle slots 242.818.740 di euro in monete e banconote. Di questi 30.595.161 sono andati allo stato (nel caso di slots legali) e il 75% è stato “restituito” in modo del tutto casuale ai giocatori. Numeri che fanno riflettere.

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