lunedì 20 maggio 2013

Opac-Sbn, come ti distruggo il primo bene comune: la cultura


Da queste cose si vede "la qualità" di una classe dirigente. La nostra - italiana ed europea - è ignobile. E taglia i ponti che possono collegare il malessere sociale con la conoscenza.

Dunque, chiude l’OPAC SBN.

OPAC è l’acronimo di On line Public Access Catalogue. SBN è invece il Servizio Bibliotecario Nazionale: dalle origini del web l’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane, quante sigle!) cura questo portale (se non ricordo male in precedenza disponibile in emulazione di terminale), che mette a disposizione degli utenti milioni e milioni di registrazioni catalografiche, collegate all’indicazione della collocazione fisica delle opere, secondo una logica reticolare che permette di vedere rappresentata la ricchezza del patrimonio librario italiano, ricchezza unica al mondo.

Per la sua estensione, e per il rigore scientifico che lo caratterizza, l’OPAC SBN è un’insostituibile punto di riferimento bibliografico in grado di dare al ricercatore un panorama immediato e significativo della produzione libraria nei settori di interesse. E’ un catalogo, una bibliografia, una mappa dell’Italia libraria senza paragoni. Un’ opera del genere è decisiva per la politica culturale di uno stato e per la sua imponenza può essere portata avanti solo da soggetti pubblici al massimo livello. E, considerazione niente affatto secondaria, è il punto di accesso più ampio e generalizzato a disposizione degli studiosi stranieri, ma sarebbe meglio dire dell’universalità dei lettori, interessati alla cultura e al libro italiano. Ora, ci si dice, l’OPAC SBN chiuderà. Per fare un paragone, è come se chiudesse l’Istituto Superiore di Sanità. Fino a pochi anni fa, pure di fronte a politiche di gestione che penalizzavano sistematicamente i beni librari a favore degli altri beni culturali in Italia, sarebbe stata impensabile una eventualità come questa, dato appunto il livello di questa istituzione. Abbiamo imparato però che tutto è possibile quando, qualche anno fa, fu inopinatamente conclusa l’esperienza più che quarantennale del Dizionario Biografico degli Italiani, edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, opera unica al mondo, finita in modo grottesco alla lettera M. Il furore liquidatorio di questa classe dirigente non ha limiti. I danni inflitti al lavoro culturale peseranno per decenni e saranno difficilmente recuperabili.

da http://indicedilettura.wordpress.com

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Il comunicato del personale
L’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le Informazioni bibliografiche (www.iccu.sbn.it) non dispone più dei finanziamenti necessari alla gestione del Servizio Bibliotecario
Nazionale (SBN).

Dopo anni di costanti tagli alle spese da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali, a fronte dei quali si è dovuto da un lato ridurre il livello di servizio offerto, dall’altro cercare finanziamenti al di fuori del bilancio dell’ICCU, appare ormai inevitabile nel breve periodo l’interruzione del servizio.

I tagli colpiscono pesantemente anche il personale del nostro Istituto e di tutto il MiBAC.  Da anni i pensionamenti non vengono compensati da nuove assunzioni, ma soltanto provvisoriamente e in misura minima da collaborazioni esterne. Si interrompe così il passaggio di saperi ed esperienze che da sempre ha completato la formazione dei colleghi più giovani: è tutto il bagaglio di conoscenze tecnico-scientifiche relativo al materiale antico e manoscritto, alla catalogazione e alla gestione dell’informazione che si perde,  nella totale indifferenza di chi ha responsabilità di governo.
Chiunque svolga un’attività di studio o di ricerca, e più in generale chiunque, in Italia o all’estero, sia interessato ad ottenere in lettura un documento nell’immenso patrimonio delle biblioteche italiane, conosce il Servizio Bibliotecario Nazionale e ha sperimentato l’utilità del catalogo collettivo nazionale consultabile via internet (opac.sbn.it). Ad esso accedono oggi più di 2 milioni e mezzo di visitatori l’anno, con circa 50 milioni di ricerche bibliografiche e più di 35 milioni di pagine visitate. Vi sono presenti 14 milioni di titoli con 64 milioni di localizzazioni.

E’ passato poco più di un anno da quando il Sole 24ore ha pubblicato il “manifesto della cultura,” dove si individuava nella valorizzazione dei saperi e della cultura il necessario presupposto per lo sviluppo e la strategia per guidare il cambiamento; più di recente, nell’ambito del Salone Mediterraneo della responsabilità sociale condivisa, tenutosi questo mese a Napoli, si è riproposto come obiettivo: “di concorrere alla definizione di strategia e strumenti per valorizzare la cultura e il patrimonio storico artistico come motore di crescita e di rilancio dell’economia alimentando la collaborazione tra pubblico e privato, profit e no profit”.

Il Servizio Bibliotecario Nazionale da più di venti anni si fonda sul decentramento territoriale e sulla  cooperazione tra Stato, Regioni (che hanno costituito 83 poli regionali) e 20 Università al fine di valorizzare le iniziative locali e far convergere verso un obiettivo comune l’impegno delle 5.000 biblioteche che fino ad oggi hanno scelto di aderire.

La cooperazione nazionale e la condivisione delle risorse hanno determinato l’abbattimento dei costi della catalogazione, consentendo alle biblioteche di ottenere in pochi anni risultati non perseguibili con la gestione tradizionale; hanno innalzato il livello dei servizi all’utenza in un ambito di continuo confronto tra soluzioni sempre più avanzate sia nel trattamento dell’informazione bibliografica sia nella fruizione dei documenti. E proprio in quanto basata sulla condivisione delle risorse la rete SBN, nata come realizzazione  all’avanguardia, è stata presa a modello di buona pratica a livello internazionale.

Cessare la manutenzione e rendere insostenibile l’incremento di una tale risorsa, nella solita logica di tagli indiscriminati, è, a nostro avviso, l’ennesima offesa del diritto allo studio, alla ricerca e alla crescita culturale e pertanto riteniamo doverosa questa denuncia.

Il Personale dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane
CCU  Roma

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