venerdì 24 maggio 2013

Il Prc umbro alla marcia di Assisi del 25 maggio


La proliferazione delle centrali a biomasse si sta ponendo anche in Umbria come un furto d’aria, di terra e di democrazia contro cui Rifondazione comunista proseguirà la sua battaglia insieme ai cittadini.
E’ con questo spirito che aderiamo all’appello del Coordinamento nazionale Terre Nostre dei comitati no biomasse no biogas e per la salute e l'ambiente e parteciperemo alla 1^ Marcia nazionale per l’aria, l’acqua, la terra e il cibo sani, il prossimo 25 maggio ad Assisi. Lo faremo  nell’interesse degli umbri, anche in rappresentanza dei tanti tra loro che in questi mesi si sono opposti insieme a noi alla proliferazione selvaggia di questi impianti nella nostra regione.
In linea con la piattaforma del Coordinamento Terre Nostre e con quanto abbiamo da sempre sostenuto, chiediamo che la Giunta Regionale dell’Umbria riveda il suo Regolamento e cancelli  la delibera 494 del 7 maggio 2012 con cui si sono ridotte le distanze delle centrali a biomasse a biogas dai centri abitati da 500 a 300 metri e si sono tolte le limitazioni sulle distanze di approvvigionamento grazie all’escamotage della mancata fissazione del limite di 6 chili di CO2 prodotta per ogni tonnellata di biomassa trasportata. Come si ricorderà, come puntualmente denunciammo allora e come l’Umbria sta sperimentando oggi tra le proteste delle popolazioni locali, la delibera voluta dall’Assessore Rometti fu un vero e proprio blitz, un viatico  per la proliferazione senza regole di questi impianti divenuta ormai senza freni in quanto attratta dai super incentivi previsti con la scusa di una green economy nel caso niente green e tanto economy.
Il rischio è che vi sia un’invasione di impianti (almeno 1 ogni 2 o 3 comuni umbri), grazie alle mire per un profitto ingente e sicuro ed in barba ad una saggia gestione dei rifiuti (che con le biogas e le biomasse può assumere la dimensione di uno smaltimento diffuso e incontrollabile anziché puntare sui rifiuti zero), alla qualità dell'aria (compromessa da nuove fonti di combustione diretta e indiretta), alla qualità, alla sicurezza ed alla sovranità alimentare (minacciata dalla concorrenza drogata delle agri-energie e dalla ulteriore sottrazione di superfici destinate alla produzione di cibo), alla tanto decantata riduzione dello spreco alimentare ed alla democrazia, alle prerogative dei consessi elettivi locali ed alla partecipazione dei cittadini.
Grazie alle maglie larghe delle disposizioni introdotte nel 2012 e confermate nel recente consiglio regionale contro le nostre proposte di rivisitazione, e con buona pace della battaglia per la riduzione delle emissioni di CO2, per le centrali a biomasse in Umbria si potrebbe tranquillamente ricorrere all’approvvigionamento transcontinentale di materia prima che giungerebbe così in gran quantità dall’Africa, il Sud America e l’Asia, ovvero da quei continenti dove si è già prodotto uno sfruttamento intensivo dei terreni agricoli o delle foreste per colture utili alla produzione di biocarburanti o per la gestione degli impianti a biomasse, compromettendo spesso la biodiversità e sottraendo il territorio alla stessa produzione di cibo per il fabbisogno locale. Parimenti, volendo ragionare proprio nell'ottica delle rinnovabili, le emissioni di CO2 che si produrrebbero con il reperimento, la lavorazione, il trasporto e il processo di combustione finale della materia prima sarebbero tante e tali da non giustificare il ricorso alla realizzazione delle centrali a biomasse grandi e a filiera lunga: si produrrebbe anzi un saldo ambientale negativo.
Per queste ragioni, consideriamo sacrosanta e sposiamo la piattaforma della manifestazione così come promossa dal Coordinamento Terre Nostre e che prevede:
- un drastico ridimensionamento degli incentivi per la produzione elettrica da biogas e biomasse destinata alla immissione in rete indipendentemente dalla taglia degli impianti;
- l'applicazione della valutazione ambientale degli effetti cumulativi anche agli impianti di pur ridotta potenza;
- la verifica stringente e su più adeguati criteri dei bilanci energetici e dei criteri di sostenibilità e requisiti di filiera corta delle fonti energetiche utilizzate;
- la verifica dell'impatto sui sistemi agricoli locali e più stringenti criteri di esclusione delle aree di produzioni tipiche, di pregio paesistico, a vulnerabilità ambientale e idraulica;
- la valutazione del bilancio della sostanza organica dei suoli ed esclusione preventiva delle aree caratterizzate da maggior gravità del problema della scarsità di sostanza organica;
- l'esclusione senza eccezioni di impianti a combustione diretta e indiretta delle aree con qualità dell'aria compromessa;
- il rispetto di distanze dalle abitazioni e dai centri abitati tali da prevenire qualsiasi conseguenza per la sicurezza, la tranquillità e la salute;
- la verifica della compatibilità delle centrali entrate in esercizio rispetto a gravi impatti su salute e ambiente ai fini del loro ridimensionamento, modifica o disattivazione;
- il reindirizzo delle risorse verso la ricerca e la sperimentazione nel campo dello sfruttamento delle autentiche energie rinnovabili e verso l'incentivazione capillare degli interventi per il risparmio energetico e la riduzione di energia e materia.
La Marcia di Assisi sarà utile affinché la battaglia delle popolazioni umbre contro l’ennesimo assalto alla diligenza dei beni comuni possa fare massa critica, unire tutte le vertenze locali e rafforzarsi: è per questo che invitiamo tutti i nostri militanti a parteciparvi ed è per questo che da tempo abbiamo mobilitato i nostri circoli.
Il PRC umbro sarà presente  anche in ragione del nostro sostegno alla campagna nazionale per la legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero.
Luciano Della Vecchia, segretario PRC Umbria

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