martedì 8 dicembre 2015

SINISTRA: CHE (COSA SI POTREBBE) FARE di Maurizio Zaffarano


Vignetta del Maestro Pietro Vanessi PV

SINISTRA: CHE (COSA SI POTREBBE) FARE
di Maurizio Zaffarano



Vi sono due parole che, a proposito di Sinistra, sono scomparse dal mio personale vocabolario: Stupore e Unità.
 
Lo Stupore per la totale scomparsa della Sinistra dal Paese che aveva il più grande Partito Comunista dell'Occidente e contemporaneamente un Partito Socialista che non era la ridicola formazione politica di Nencini ma quella di Nenni, Lombardi, Pertini oltre ad una numericamente piccola ma politicamente assai significativa area extra-parlamentare. Allo stupore, cioè alla rabbiosa incredulità, si è sostituita la razionale rassegnazione: oggi la Sinistra è tramontata dall'orizzonte collettivo, non solo e non tanto come Partito ma come valori e sentimenti condivisi, come coscienza e cultura di massa, come senso comune diffuso nel popolo. Da questa elementare consapevolezza bisogna ripartire, se sarà possibile ripartire.

L'Unità delle forze della Sinistra radicale quale premessa indispensabile – mettendo insieme quel poco di apparati, di militanza, di risorse che ancora esiste – per la formazione di un soggetto politico con il minimo di forza necessario a non essere condannato alla totale marginalità e per potersi candidare ad essere riconosciuto quale Alternativa di sistema. 
Il percorso degli ultimi anni - tra cartelli elettorali last minute, Rifondazione, SEL, benecomunisti, cosiddetta sinistra PD - ci ha mostrato una misera e meschina guerra di posizione di pseudo generali senza esercito per occupare posizioni – leadership e poltrone – nel nuovo ipotetico soggetto politico. 
L'ultima iniziativa elettorale unitaria è stata l'Altra Europa con Tsipras ad inizio 2014 ed ad oggi, mentre infuria la feroce offensiva reazionaria di Renzi, siamo ancora "al carissimo amico": nessuna organizzazione stabile, nessuna strategia politica e comunicativa, nessun chiarimento definitivo riguardo ad un elemento essenziale quale il posizionamento nei confronti del PD, nessuna capacità di calarsi nella realtà sociale imitando l'unica cosa buona che ci ha lasciato Syriza (l'organizzazione mutualistica di Solidarity For All). Ciò che ci viene proposto continua ad essere il progetto (nostalgico del Centrosinistra) di SEL allargata e patetiche e ambigue riproposizioni di cartelli elettorali usa e getta i cui manifesti fondativi riescono persino nell'impresa di non nominare mai le parole Socialismo e Comunismo. 
E' stato detto, e oggi lo condivido totalmente, che la Sinistra potrà rinascere non attraverso l'unità di pezzi di ceto politico – come se esistesse un popolo di Sinistra, maggioranza nel Paese, che non aspetta altro di ritrovare una guida per muoversi e sollevarsi – ma quando emergerà un'iniziativa politica, originale ed autonoma, che sarà in grado di mettersi in sintonia con i bisogni e i sentimenti migliori delle masse popolari. Maurizio Landini e Stefano Rodotà lanciando il progetto di Coalizione Sociale sembravano aver capito perfettamente tutto questo: peraltro anche loro sono ancora fermi alle parole, agli annunci, agli appelli, alle richieste di mobilitazione senza essere riusciti a penetrare la carne viva della Società.

Fatta questa lunga premessa, continuo ad essere ossessivamente convinto che il deserto della Sinistra si esprime – contemporaneamente causa e effetto – nella minorità e marginalità della propria essenza ideale nel popolo: la contestazione del sistema capitalistico quale origine fondamentale dei mali sociali e la proposta di una società socialista e comunista (il controllo collettivo dell'economia) per combattere e risolvere quei mali.
Servirebbe una strategia efficace – la cui realizzazione richiede evidentemente riflessione, ricerca, creatività, impegno, generosità – per ribaltare il senso comune dominante e spezzare la dittatura del pensiero unico liberista e capitalista.
Senza questa strategia, tutte le discussioni e le proposte su programmi, contenuti, Europa ed euro, schieramenti, alleanze, democrazia, Costituzione, natura e forma del nuovo soggetto politico si riducono ad inutili, per quanto nobili, esercizi intellettuali. Limitati a “noi” e non rivolti al soggetto che ne deve essere protagonista: il popolo. Una mera testimonianza molto simile negli effetti alle rabbiose e impotenti invettive sui social network di coloro che non rinunciano a dichiarare il proprio essere di Sinistra se non attraverso qualche post contro ciò che hanno individuato come il nemico mortale: di volta in volta e a seconda dei gusti Renzi, Berlusconi, Salvini, Grillo, i fascisti e Casapound.
Ciò da cui ripartire è dunque, a mio avviso, intraprendere una grande battaglia culturale contro il sistema capitalistico. Una battaglia a cui siano chiamati a partecipare movimenti, associazioni, artisti e intellettuali indipendenti, gruppi e singoli che cercano di diffondere un'informazione ed una interpretazione dei fatti alternative a quella dominante del pensiero unico liberista.

Ciascuno con le proprie risorse, le proprie capacità, le proprie attitudini, senza pretendere di imporre a tutti la stessa maglietta ma con la consapevolezza di dover unire le forze a disposizione e smettere di parlare (e litigare) “tra di noi” per poterci rivolgere - con l'obiettivo di raggiungere la necessaria massa critica - alle persone semplici, non politicizzate, non ideologizzate, intontite dai miti consumistici e dal miraggio del successo individuale e facili prede della disinformazione del mainstream.
 
Il nuovo soggetto politico (e non i deboli tentativi fin qui concepiti), la mobilitazione nel conflitto e per il conflitto nasceranno solo quando vi saranno delle masse convinte di dover lottare per costruire una società diversa, fondata sulla giustizia sociale e sull'uguaglianza.
Se non vogliamo rassegnarci all'impotenza, continuando ciascun gruppo a coltivare l'orticello delle proprie certezze ideologiche, aspettando che miracolosamente cambi il vento e il popolo acquisti spontaneamente consapevolezza politica e si sollevi facendo nascere la nuova Alternativa, il tema della comunicazione politica diventa dunque fondamentale e prioritario. Oggi a Sinistra serve parlare e discutere di comunicazione e di informazione più che di euro ed Europa.

Sono convinto che un consistente gruppo – coordinato, organizzato, coeso – di militanti, di creativi, di blogger, di cittadini impegnati potrebbe riuscire a sensibilizzare e ad indicare una strada possibile ad un importante numero di persone, a far comprendere loro quali sono realmente i propri interessi. Partendo dal web per la scarsità di risorse, anche finanziarie, a disposizione. E poi, se raggiungesse una sufficiente partecipazione popolare, estendendosi (e percorrendo tutte le possibili forme espressive) al mondo reale: alle piazze, ai luoghi di lavoro, alle scuole, ai tanti luoghi del disagio e del dolore presenti nella nostra Società, alla comunicazione strada per strada e casa per casa, alle iniziative di solidarietà e mutuo aiuto per finire, senza considerarlo il più importante, al momento elettorale.
Di appelli e di “liste della spesa” della nuova Sinistra – quasi sempre largamente condivisibili – ne sono stati scritti un'infinità ma, evidentemente, senza alcun risultato apprezzabile. Qui serve individuare due o tre temi – comprensibili, popolari, seduttivi – attraverso i quali entrare efficacemente nel dibattito pubblico, far crescere la consapevolezza collettiva e agire per una mobilitazione di massa per il Socialismo. Così funziona la comunicazione politica e così agiscono le principali forze partitiche (giovandosi del fatto che possono semplicemente lisciare il pelo al senso comune a differenza di una Sinistra che deve andare contro corrente) per sviluppare il proprio insediamento sociale ed elettorale cavalcando, a seconda dei casi, l'egoismo individualista, le tasse, gli immigrati, la casta politica, la corruzione e via discorrendo.

La politica non è solo valori e idee, la politica è anche e soprattutto rappresentanza di interessi. Le statistiche ci parlano (vado a memoria) di un dieci per cento di italiani sotto la soglia di povertà, di dieci milioni di persone in “affanno” per il lavoro (disoccupati, precari, dipendenti di aziende in crisi), di un cinquanta per cento delle famiglie che vive con meno di due milioni al mese, cioè quelle famiglie che per vivere una vita dignitosa hanno bisogno di servizi pubblici (sanità, istruzione, trasporti) di qualità e a prezzi accessibili. Vogliamo provare a costruire una Sinistra che sappia essere convincente nell'indicare a queste masse (cioè al proprio popolo) che la salvezza sta nel Socialismo?

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