domenica 18 novembre 2012

Economisti critici contro l'austerity

di Sergio Cesaratto e Armanda Cetrulo
Il 22 e 23 novembre saremo a Madrid per un incontro di studenti ed economisti critici provenienti da Spagna, Grecia, Portogallo e Italia, i famosi Pigs. Link e Uds sono le associazioni studentesche italiane presenti. Il meeting (Economy4Youth.org) è organizzato dagli economisti spagnoli di Econonuestra.org. Il loro proposito è di accrescere la consapevolezza pubblica che le scelte economiche sono opzioni politiche, dunque contestabili, e non scelte ineluttabili. Questo è uno snodo politico importante. L'austerità non è una punizione degli dei per redimerci da passati peccati, ma è una scelta che dipende da una diagnosi sbagliata della crisi a cui seguono cure nefaste.
C'è della malafede in questo: si colpevolizza la gente comune di aver «vissuto sopra i propri mezzi», troppo stato sociale e diritti lavorativi, per far fuori questi ultimi.
Non è vero, invece, che le origini della crisi siano nella dissipatezza fiscale dei paesi mediterranei. Il debito pubblico italiano è per esempio assai più antico dell'euro; Portogallo e Italia hanno adottato politiche di bilancio assai prudenti. In Spagna e Irlanda l'indebitamento è stato soprattutto privato, dovuto a bolle immobiliari sostenute dai capitali del nord europeo. Ciò è accaduto anche in Grecia, dove le politiche di spesa del centrodestra spiegano solo in parte l'indebitamento. La Germania, dal canto suo, si è copiosamente avvantaggiata di questi eventi prestando capitali ed esportando allegramente verso il sud europeo. I paesi del sud, infatti, non tanto hanno perduto competitività, quanto sofferto dall'aver offerto un mercato alle merci tedesche senza averne uno in cambio. I salari reali spagnoli e italiani non sono, per esempio, aumentati negli anni dell'euro. Questo senza assolvere i Pigs dai tanti compiti a casa, i quali hanno però bisogno di crescita per essere svolti.
L'austerità sta con tutta evidenza devastando le economie dei Pigs: le imprese chiudono; sanità e istruzione pubblica arrancano; la disoccupazione trasformerà generazioni di giovani in zombie senza futuro. Questo a fronte di finanze pubbliche che peggiorano, e pour cause visto che si fa l'opposto di quello che si dovrebbe fare: politiche anti-austerità. Possiamo ben dire che a questo punto l'austerità è la causa principale della crisi.
Quello che indigna è che soluzioni di buon senso ci sono, per esempio nel coordinamento della politica monetaria e fiscale: la Bce ha il potere di portare i livelli dei tassi di interesse sui titoli pubblici ai livelli pre-crisi - dato che sono le banche centrali a fare i tassi, a meno che i mercati vengano lasciati agire come sinora. Va poi fissata una regola fiscale, e questa non può che essere una regola anti-austerity, una condizionalità keynesiana: i paesi europei dovrebbero impegnarsi a stabilizzare i rapporti fra debiti pubblici e Pil. Questa regola associata a bassi tassi di interesse sarebbe compatibile con politiche fiscali espansive, dunque di sostegno a domanda e occupazione.
La possibilità di vie d'uscita razionali accresce l'indignazione per l'ignoranza e cattiva fede di chi ci guida, confermando come l'appellativo di indignados sia quanto mai azzeccato. Mentre esso è stato però rivolto sinora verso gli arricchimenti di politici e finanzieri, iniziative come quella di Madrid volte a rendere patrimonio comune i ragionamenti suesposti, danno al termine un senso ancora più cogente: l'indignazione dell'intelligenza verso visioni oscurantiste dell'economia. Crediamo che la riappropriazione di massa delle tematiche economiche, i particolare da parte dei giovani, sia uno strumento essenziale per la nostra lotta.
L'originalità di questo incontro, che cade in un periodo ricco di iniziative a livello europeo, come Firenze 10+10 e il primo sciopero generale del 14 novembre, è nel provare a intessere un'analisi condivisa della situazione economica a partire dai paesi Pigs destinatari di ricette a taglia unica e ancora non del tutto in grado di elaborare proposte e lotte comuni.
Questi obiettivi non possono infine prescindere da una rilettura della modalità con cui la scienza economica si trasmette all'interno delle Università, come fa un recente appello di studenti ed economisti (Retedellaconoscenza.it) volto a rivendicare quella dimensione storico-sociale che la scienza economica dominante non è in grado di assicurare.

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