martedì 27 novembre 2012

«Serve una nazionalizzazione per gestire questa fase». Intervista a Maurizio Landini



Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, risponde al telefono con aria preoccupata. Il tono della voce è fermo, le parole sono scandite una ad una. «Non c’è più tempo», ripete. L’azienda stavolta fa sul serio.
Cosa succede a Taranto, segretario? 
C’è stato un incontro tra l’azienda e tutti gli esecutivi sindacali. L’azienda ci ha detto che intendeva cessare le attività anche nell’area a freddo. Senza chiarire le modalità, le forme e i tempi. Avremo un nuovo incontro domattina (oggi ndr). La situazione è chiaramente drammatica.
Qual è la risposta che avete studiato con i lavoratori? 
Noi abbiamo fatto delle assemblee in fabbrica e si è deciso con tutti i lavoratori di non uscire alla fine del turno, così come abbiamochiesto a chi deve montare di prepararsi regolarmente a entrare. Non daremo atto alla decisione dell ’azienda.
State occupando l’Ilva? È così? 
Chiamiamolo presidio, assemblea permanente.
E cosa chiede questo presidio, questa assemblea permanente? 
Noi chiediamo al governo una convocazione immediata di un tavolo sull’Ilva.
Leggiamo dall’Ansa che parti sociali e enti locali saranno ricevuti giovedì alle 15. 
Non abbiamo ricevuto comunicazione ufficiale. È quello che chiediamo.
Il governo lo annuncia via Twitter, Ansa delle 20.18. 
Io lo apprendo da lei. E attendo comunicazione ufficiale. Il governo deve convocarci ufficialmente. E subito.
E cosa può fare esattamente, il governo, adesso? 
C’è bisogno di un intervento pubblico, non si può più aspettare neanche un minuto. Anzi, è assurdo che finora non sia esistito un luogo istituzionale per affrontare un problema che riguarda il destino di un settore industriale nel nostro Paese.
La magistratura, però, parla chiaro: l’Ilva è responsabile di un disastro ambientale. Il sindacato cosa pensa di questi provvedimenti? 
Per noi il sistema industriale va difeso, ma anche la salute. L’Aia va applicata, non c’è nessun dubbio. Gli impianti vannomessi a norma. Ma servono miliardi. Gli esperti hanno calcolato che parliamo di 3-4 miliardi. Bisogna trovarli.
E l’azienda da sola non ce la fa? 
Io chiedo alla magistratura, alla legge che si occupi di questo, di fare in modo che tutti i beni in possesso dell’azienda vengano investiti in questa causa, vengano messi a disposizione. Ma è evidente che questo non basta. Deve intervenire direttamente il presidente del Consiglio Mario Monti.
Ripeto: per fare cosa, esattamente? 
Serve un intervento straordinario.Ci sono due strade.
Quali? 
Una è quella dei prestiti. Prenda quello che ha fatto Hollande in Francia, con il caso della crisi Peugeot. Di fronte alla riorganizzazione industriale sono state trovate forme di prestito anche molto consistente per l’impresa. Perché in Italia non possiamo farle lo stesso?
E l’altra strada qual è? 
Quella di pensare nuovamente a una presenza dello Stato nella società. Non dico una presenza totale, ma parziale. Di accompagnamento in questa fase straordinaria.
Scusi, sta parlando di una ri-nazionalizzazione dell’Ilva? Come ai tempi dell’Italsider? 
Sto dicendo che è evidente che l’ambientaliz – zazione va fatta e va fatta subito. Che l’azienda da sola non ce la fa. E che lo Stato non può stare a guardare la morte lenta e progressiva dell’Ilva. Quindi sì, per un periodo bisognerebbe valutare la possibilità di trovare una forma di partecipazione dello Stato nell’Ilva, temporanea, intesa come soluzione di passaggio che ci porti fuori dall ’emergenza.
Quanti lavoratori sono davvero coinvolti nella possibile chiusura dell’Ilva? 
Tra lavoratori diretti e dell’indotto, nelle varie sedi, parliamo di 30-40 mila persone. Poi ci sono tutti quelli che lavorano i prodotti finali. Arriviamo a 100 mila persone. Il presidente del Consiglio deve intervenire personalmente.
Avete anticipato lo sciopero. Il tempo sta davveroscadendo? 
Era fissato per il prossimo 13 dicembre. E invece tutti i lavoratori Ilva d’Italia saranno a Roma giovedì prossimo, il 29 novembre. Nessuno può più morire per le produzioni, non c’è dubbio. Ma non possiamo neanche perdere migliaia di posti di lavoro stando fermi a guardare.
In questi mesi la Fiom, in Ilva, ha vissuto un certo isolamento del sindacato rispetto a Fim e Uilm. I lavoratori potranno contare su un sindacato unito o no? 
Le assemblee delle ultime ore le abbiamo fatte insieme. Lo sciopero è unitario. Le iniziative sono state decise insieme. Noi crediamo si possa andare avanti uniti se si insiste con la democrazia interna, il coinvolgimento dei lavoratori nelle assemblee. E se si agisce solo pensando ai lavoratori. Senza guardare in faccia a nessuno.
Quindi all’azienda? 
Ripeto. A nessuno.

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