sabato 17 novembre 2012

Gaza: lotta contro il tempo, è vera emergenza umanitaria! di Claudio Grassi



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Fanno finta di non capire o di non sentire. Spostano il discorso su altri livelli, cercano di mettere in equilibrio una strage annunciata con la scusa di "doversi difendere"!  Basta leggere Twitter e si capisce quanto sia strumentalizzata, anche sui mezzi di comunicazione, la situazione della Striscia di Gaza. Si parla di 29 morti (26 palestinesi e tre israeliani) e 270 feriti. Tra questi, e lo abbiamo visto con i nostri occhi, la maggior parte sono bambini, donne, giovani di ogni età. Persino i media sembrano dimenticare che l'escalation della violenza non si è originata dall'uccisione di Ahmed al-Jabari, capo della Brigata al-Qassam, ma ben prima. Da giorni Israele "stava sul collo" della resistenza palestinese al punto che poi la stessa ha fatto fuoco su un mezzo militare ferendo dei soldati israeliani...

E' lo stesso Diritto internazionale a legittimare l'esistenza di una forza organizzata di resistenza quando un popolo viene minacciato e colpito sia con le armi che con annosi embarghi, al limite del "disumano"! Ma non serve scendere su questi livelli, non ha senso, almeno adesso. Siamo in presenza di un potenziale e possibile genocidio. I mezzi terrestri dell'esercito con il simbolo della "stella di David" sono pronti a sferrare l'attacco, posizionati lungo il confine a ridosso della Striscia. Sarebbe la seconda fase dell'operazione "Pilastri della difesa", che è stata preceduta da una prima fase aerea che ha già colpito duro, indiscriminatamente, senza pietà, uccidendo bambini inermi, incolpevoli, insospettabilmente e innegabilmente innocenti. In nome e con quale motivazione può essere accettata una cosa del genere? Vorremmo  tanto sapere, dagli stessi sostenitori del "diritto alla difesa" da parte di Israele, quel "qualcosa" che probabilmente ci sfugge. Gli strenui difensori della "falsa pace", che altro non è se non un modo per adeguarsi alla "voce del padrone" d'Oltreoceano, vorrebbero mettere tutto e tutti sullo stesso piano.
NON LO ACCETTIAMO! ..non questa volta almeno, non quando in Rete girano le prove visive e descrittive di una mattanza umana (o meglio, DISUMANA) con tanto di piccoli cadaveri che vengono tenuti tra le braccia di padri e madri piangenti!
Nella sola notte di giovedì (15 novembre, ndr) l'aviazione dello stato d'Israele ha effettuato ben 130 raid; non male per trattarsi semplicemente di una difesa! Nessuno sconto, con tanto di pioggia di "piombo" anche durante quella che doveva essere una tregua (che era stata richiesta da Il Cairo..) per la visita del premier egiziano Hisham Kandil.. Israele ha richiamato 75.000 riservisti dichiarandosi pronto a sostenere almeno 7 settimane di battaglia (..fa così tanto paura la resistenza dei palestinesi di Gaza?!). Intanto il fermento sale nel mondo Arabo. Erdogan, premier islamico turco si è schierato senza mezzi termini con i palestinesi accusando lo stato israeliano di aver aperto le ostilità "per ragioni fabbricate", asserendo che "Sappiamo tutti che ci saranno elezioni in Israele. E vediamo Israele lanciare attacchi contro innocenti abitanti di Gaza per ragioni fabbricate". La febbre della paura (finalmente!) scuote la comunità internazionale. Si incrociano le telefonate, gli incontri e i contatti.
Tra i più attivi è il presidente egiziano Morsi, che contatta nel breve volgere di tempo sia il premier pakistano Raja Pervez Ashraf che il premier italiano Monti. In una nota diffusa da palazzo Chigi si apprende che il presidente egiziano Morsi "ha raccolto l’invito" rivoltogli dal premier Monti "a svolgere un ruolo attivo nel perseguire un rapido accordo per una tregua", mostrandosi "certo che l’Italia potrà giocare un’importante funzione nel riavvio del Processo di pace". Ma i presupposti per il raggiungimento della pace sembra siano assai più distanti da quanto si crede o si fa credere. La Casa Bianca ha preso posizione a fianco di Israele, tanto da spingersi a dichiarare che "La violenza è istigata da Hamas. Lo abbiamo detto e ripetuto. Comprendiamo il dolore per le vittime civili israeliane e palestinesi, ma diciamolo chiaro che il colpevole di tutto è Hamas".
Ma lasciamo stare le colpe, e almeno per una volta parliamo di vite umane!! C'è una vera emergenza umanitaria in corso; a Gaza manca di tutto, è completamente isolata (ora si potrà capire la "finezza" con la quale Israele ha finora condotto il gioco impedendo che arrivassero nella Striscia ogni tipo di aiuti..). Scarseggiano i viveri ed i materiali di prima necessità. Anziani e bambini muoiono anche se non colpiti dalle armi. E' pur sempre una responsabilità che non può e non deve essere ignorata! Eppure c'è chi ancora lo fa. Ovviamente parliamo dell'eterno Antony "Tony" Blair, che come sappiamo è l'inviato del "quartetto" europeo in medio oriente. Non ci aspettavamo "cortesie" da uno come l'ex premier Britannico e così è stato; dichiarandosi convinto che le provocazioni provengono da Hamas: "La prima cosa da fare è che si interrompano i lanci di razzi contro Israele perché essi provocano come rappresaglia i bombardamenti di Tsahal. L’unico risultato è quello che ci saranno altre vittime innocenti fra gli israeliani e i palestinesi". Il laburista che tanto ha fatto sognare le socialdemocrazie europee di qualche anno fa, non lascia presagire nulla di buono (era scontato!) per quanto riguarda una mediazione della UE. L'impressione (o forse anche qualcosa di più..) è quella che si voglia mirare a qualche nuovo e ambizioso obiettivo..
L'Iran?? E' sceso in campo anche il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen che ha fatto sapere che presto il segretario dell'Onu Ban Ki-moon farà visita nei Territori. (Ci chiediamo, comunque, se qualcuno ha ben compreso la FRETTA e l'URGENZA di un intervento che non sia solo a base di "parole"!). Abu Mazen si spinge però oltre, e usa toni decisi: "L’aggressione israeliana è contro tutti i palestinesi, contro la nostra nazione. Non è un attacco contro Hamas o contro la Jihad. Gli attacchi e le aggressioni sono contro tutti noi. In questi giorni difficili dobbiamo fare ogni sforzo per la riconciliazione. Bisogna essere uniti di fronte al nemico". Anche Lui è un terrorista?? La riconciliazione sembra essere dunque vicina, sperando che non giunga però troppo tardi. Il momento critico che sta vivendo il medio oriente e la Palestina in particolare, viene avvertito in molti paesi del mondo. Da Iran, Cina e Russia, sono partite le primissime condanne ai crimini israeliani ed all'uso sproporzionato della forza. A questi paesi si sono poi uniti Libano, Venezuela, Egitto, Malesia e Turchia. Il segretario dell'Oci, Ekmeleddin Ihsanoglu ha condannato inoltre i bombardamenti a nome delle 57 nazioni islamiche. Ah, dimenticavamo l'Italia! Stendendo un velo pietoso, ci limitiamo solo a riportare una nota dell'AGI: "Il Presidente Napolitano ha avuto stamane (venerdì 16 novembre, ndr) una conversazione telefonica con il Presidente dello Stato d'Israele Shimon Peres, per uno scambio di espressioni di solidarietà' e voti di pace in un momento particolarmente critico per Israele e per le sue relazioni con i palestinesi". Vergogna!
Può essere vicina la pace? E' proprio impossibile capire che siamo di fronte ad una vera e propria tragedia umanitaria? A Gaza i missili volano, i raid continuano e la possibilità di una ulteriore escalation della violenza è sempre meno remota. Ma la vera tragedia è quella già ampiamente descritta: bambini, donne e anziani che muoiono sotto il fuoco delle armi e per mano di quel sadico embargo che da anni li priva di ogni possibilità.  Vogliamo ancora chiamarla dunque, presunta legittimità a difendersi, quella che Israele porta avanti nei confronti di questo popolo?? Davanti alla Camera si sono svolti sit-in e manifestazioni di protesta, ma se tutto questo non viene convogliato in qualcosa di più ampio e partecipato rimane solo relegato in un quadro di nobili intenzioni... Abbiamo visto come la forze politiche stiano dando una lettura di parte a quella che dovrebbe essere affrontata almeno come un'emergenza umanitaria senza distinguo. La disperazione vorrebbe prevalere, ma è una condizione che non ci possiamo permettere. E' giunto il momento di non fare più sconti né distinguo; occorre che la mobilitazione coinvolga ampi settori sociali, ma soprattutto i movimenti pacifisti; forse tra i pochi in grado di riuscire a coinvolgere tutte quelle soggettività, individuali e organizzate, che credono in una pace vera; quella che, dalla notte dei tempi, viene definita "senza se e senza ma". Può sembrare un vecchio slogan, ma non è mai stato più veritiero e attuale come in questo momento.

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