domenica 18 novembre 2012

In fondo, a sinistra, si vede arancione di Checchino Antonini

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Arancioni, benicomunisti, quarto polo, non allineati, antiliberisti, chiamateli come più vi piace. Fra un po’, comunque si chiameranno loro. Ma come verrà costruito questo spazio a sinistra e indipendente dall’alleanza moderati e progressisti?
«Ho molto apprezzato – spiega Paolo Ferrero, segretario del Prc – l’intervista di De Magistris apparsa stamani sul Mattino. Con la scelta di dar vita al movimento arancione viene rafforzato il processo di costruzione della lista unitaria della sinistra contro le politiche neoliberiste di Monti e del Fiscal Compact. Alle elezioni di primavera vi sarà quindi un polo politico che dia una speranza e una prospettiva concreta di cambiamento alle centinaia di migliaia di giovani e lavoratori che il 14 novembre sono scesi in piazza contro le politiche del governo Monti». In sintesi vuol dire che Rifondazione – che oggi e domani terrà il suo comitato politico nazionale – intende cogliere la possibilità offerta dagli appelli per costruire un polo alternativo al centrosinistra, «la possibilità di non essere soli» ma dentro un «processo di costruzione democratica della lista».
Dalle colonne del giornale napoletano, il sindaco di quella città dà appuntamento «il 12 dicembre a Roma» per «il lancio della lista». Saranno presentate «alcune persone che hanno deciso di mettere a disposizione del Paese la loro storia. Avremo candidati ovunque, la nostra è una lista nazionale». Ma lui, «Io non mi candido», resterà a Napoli: «Non voglio mollare, e continuerò a lottare per avere adeguata rappresentanza a Roma».
Ci sarà dunque un “modello Napoli” (vincente anche a Palermo?), ossia l’alleanza tra pezzi di movimenti sociali e partiti non montisti? De Magistris li chiama i “non allineati”, «quelli che con molta chiarezza hanno detto di essere contro il governo Monti» e che, dopo le elezioni potrebbero anche avere convergenze parlamentari con Grillo. E sono gli stessi che hanno dato vita all’appello dei 70? I “professori” (Revelli, Ginsborg, Pepino, Lucarelli, Mattei ecc…) che, dopo aver già incamerato tremila firme in calce all’appello “Cambiare si può”, hanno confermato l’appuntamento a Roma per il primo dicembre?
Nello scacchiere c’è l’enigma Di Pietro: il sindaco arancione partenopeo gli lancia un salvagente: «Perché allora non mantenere il buono dell’Idv in un altro soggetto di cui potrebbe essere sicuramente uno dei fondatori?» ma l’ex pm di Mani pulite si profonde in profferte di voti alle primarie per Bersani e/o Vendola probabilmente per frenare l’emorragia causata dalla scissione a destra che avrà il Pd come approdo. Fuori da questo gioco il Pdci e quei pezzi di sinistra sindacale che fanno capo a Patta: stavano nella Fds ma si sono separati per andare alle primarie. Ma non tutti. Insomma si sta aprendo uno squarcio nello scenario dominato da due impianti – il montismo nelle sue varianti del Pd o del partito della nazione di Casini e il “Vaffanculo tutti” incarnato dal partito grillino.
«Noi che siamo scesi in piazza il 27 ottobre. Noi che scioperiamo e manifestiamo insieme a tanti popoli d’Europa contro l’austerità. Noi che non ne possiamo più di pagare i costi materiali della crisi e anche quello morale dovuto all”ipocrisia di chi governa. Noi che facciamo? Ci facciamo ancora rappresentare dalla compagnia di X Factor? E se questa volta vogliamo non farci fregare dalla narrazione del centro sinistra, dopo vent’anni di narrazione berlusconiana, per quale alternativa lavoriamo?», si chiede anche Giorgio Cremaschi, leader dell’eresia anticoncertativa interna alla Cgil e alla Fiom, promotore del No Monti day e del comitato No debito. Popoff lo chiama al telefono per capire se il primo dicembre ci sarà anche lui. «Lo spazio dentro cui dovrebbe nascere un progetto elettorale dovrebbe essere quello della piazza del 27 ottobre – spiega – dentro il comitato ci sono varie anime ma siamo più interessati a costruire un programma. Ne discuteremo il 15 dicembre in un’assemblea nazionale: punti di programma per le elezioni e per dopo le elezioni, punti di rottura con Monti, coi suoi fiancheggiatori e con i fiancheggiatori dei fiancheggiatori».
Nelle parole di Cremaschi il timore di ambiguità, soprattutto per l’idea di qualcuno di roncontrarsi col Pd all’indomani delle elezioni. «Ma penso che andrò a discutere con questo appello e con altri». Certo è che l’arancione non entusiasma Cremaschi: «Lo spazio che manca è quello rosso, che sia rappresentativo delle lotte più radicali in corso nel Paese». Ciascuno dei soggetti menzionati si interseca con gli altri dentro ampie zone di sovrapposizione che potrebbero facilitare oppure complicare il dibattito.
«Condividiamo i vostri giudizi sulla politica del governo Monti, la necessità di opporsi alle sue scelte economiche liberiste e alle forze che lo sostengono; per questo condividiamo il giudizio sul ruolo del Pd e su coloro che si pongono dentro quel recinto – scrive anche l’esecutivo nazionale di Sinistra critica ai promotori dell’appello “Cambiare si può” – i contenuti programmatici che voi avanzate sono una base iniziale per costruire un programma di alternativa alle scelte di austerità. Ben venga dunque la spinta forte, che voi auspicate, alla costruzione di un polo alternativo agli attuali schieramenti, non finalizzato a riprodurre apparati, plurale, che si misuri anche sul terreno elettorale, occorre costruire un luogo, senza primogeniture, formato da diverse esperienze, appetibile soprattutto per giovani generazioni, per i movimenti e per lavoratrici e lavoratori dal futuro sempre più incerto».

Globalist.it

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