mercoledì 7 gennaio 2015

Charlie Hebdo e la chiamata alle armi

Il Fascismo minaccia la nostra libertà. Non mi riferisco al prodotto storicamente determinato, così facilmente categorizzabile e banalizzato a prodotto storico non più replicabile nella nostra ormai matura e depressa democrazia liberale.
Mi riferisco piuttosto alla reazione, nelle sue variegate articolazioni, quando assume una modalità terroristica per fecondare la società con il virus della paura, che rende tollerabile agli occhi del cittadino ogni irrigidimento culturale e politico del tessuto sociale attivando le altre cellule dormienti della reazione, che si espandono nella dialettica civile come tante metastasi.
L’attentato di oggi alla redazione della rivista Charlie Hebdo a Parigi, costata la vita a 12 persone, è un attacco ad una rivista libertaria che utilizza lo strumento satirico per dissacrare ogni potere costituito, sia questo di matrice laica o religiosa.
La chiamata alle armi può avere inizio, c’è un esercito per tutti: il borghese europeo ed il sottoproletario bianco sono chiamati ad ingrossare le fila della santa alleanza contro l’invasione dei mori. L’immigrato di seconda o terza generazione dei sobborghi parigini, o di qualsiasi altra metropoli europea è chiamato alla guerra santa contro l’infedele. Il terreno fertile per l’arruolamento di massa è sempre lo stesso: quello dell’esercito di riserva tenuto ai margini del processo produttivo e quindi della stessa società (visto che tornano di moda gli scudi crociati mi sia concessa un’antistorica riabilitazione di un concetto marxiano).
La sinistra è nel mezzo dei due fuochi, immobilizzata e quasi senza fiato, impotente dinanzi al richiamo proveniente da più parti per l’arruolamento in massa nell’esercito della libertà occidentale. Eppure quel richiamo, amplificato da più megafoni, proviene sempre da quei settori e da quelle forze che nel nostro stesso occidente si spendono oggi più che mai per comprimerle le nostre libertà, quelle sociali ovviamente, come il diritto ad un lavoro, ad una casa, alla salute e più in generale alla dignità umana; libertà senza le quali le stesse libertà civili, come quella di opinione, politica o di autodeterminazione sessuale, rimangono ad appannaggio di una elite che ha lei sola gli strumenti materiali per poterne godere su un piano sostanziale.
E allora tra le tante chiamate alle armi che in queste ore si leveranno, è ora che torni ad alzarsi quella del progresso, quella del laicismo e della solidarietà tra i popoli. La stessa voce che ha conquistato con le lotte il compromesso sociale che ha dato vita, almeno sulla carta, a questa democrazia plurale che le destre europee oggi vorrebbero ergere a vessillo per la loro nuova crociata, che sembra rivolta verso l’esterno ma che è in realtà diretta in primis a fascistizzare la nostra società.
Mai come in queste ore viene alla mente uno sketch di Corrado Guzzanti, nel quale un Bertinotti irresponsabile recitava, “e poi magari un giorno, fra trecento anni, dopo una guerra nucleare e un mondo ridotto in macerie, la sinistra improvvisamente ritornerà e dirà: mi ha cercato qualcuno?”.
Adriano Manna

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