sabato 10 gennaio 2015

Parigi, doppia barbarie di Il Simplicissimus





parigi_attentatoTutti i salmi finiscono in gloria e così la saga terroristica in Francia finisce in un grande rassemblement repubblicano dove socialisti e destra sarkoziana si abbracciano, alla presenza di tutti i leader dell’austerità liberista, da Merkel a Renzi, da Juncker a Rajoy con Cameron a fare da controllore di Washington. Domani saranno tutti sul palco a rassicuraci contro il terrorismo islamico e in virtù di questo a reclamare ancora credito per il loro terrorismo sociale. A due settimane, lo ricordo, dalle elezioni in Grecia.
Nel momento in cui le iniezioni di paura paralizzante sembrano perdere di efficacia e lasciano spazio a una reazione contro il furto di diritti, tutele, salari e ultimamente anche di libertà di espressione, si aumenta la dose grazie a un farmaco parallelo, la lotta allo jahidismo che peraltro è un tipico prodotto occidentale, anche se incontrollabile ma pur sempre sfruttabile dal potere per le sue operazioni interne. Così la governance francese è stata lesta ad approfittare della strage di Parigi per sovrapporsi in qualche modo alla Le Pen e farsi protagonista della guerra di civiltà in nome della cività, mentre quella europea ne approfitta per lanciare un monito contro i pericoli di abbandonare lo statu quo ante. Una commedia con coro di media ben decisi a rinunciare a quella libertà di parola e di critica che rivendicano contro il terrorismo.
Francamente non saprei dire in che misura gli eventi siano stati casuali o siano stati in qualche modo guidati: il fatto che  gli autori della strage non fossero per nulla sorvegliati nonostante il fatto che uno avesse già una condanna e andassero e venissero dalla Siria ( senza tenere conto dello Yemen di cui ufficialmente si è saputo solo dopo) suona paradossale. D’accordo che fossero classificati come “combattenti per la libertà ” ovvero anti Assad, ma delle due l’una: o i servizi occidentali pensano di gestire ( male e ingenuamente) il terrorismo oppure ci sono state gravi mancanze. Certo il fatto che uno degli investigatori responsabili per le indagini sulla strage si sia suicidato il giorno dopo (notizia completamente tralasciata dai media mainstream) aggiunge ombre e dubbi a tutta la vicenda. Così come il fatto che i terroristi fossero informati dell’orario di riunione nella redazione di Charlie Hebdo, ma non del suo indirizzo preciso. E che non avessero nemmeno fatto un sopralluogo visto che la sede del settimanale satirico è segnalata da un insegna grande come una casa. E che dire della carta di identità lasciata in auto o della fuga da Parigi per poi tentare di tornarvi? Non è che sia saltato un incontro fondamentale e forse non fondamentalista?
Tutti conti che non tornano e che fanno pensare a suggeritori esterni, a una mente organizzatrice rimasta nell’ombra e a esecutori opportunamente uccisi. Certo bisognerebbe capire dove e da che parte stia questa “direzione” occulta. Ma non c’è bisogno di accertare la verità sui fatti francesi  ( a meno di rivelazioni clamorose non potrà essere accertata che in sede storica) per comprendere benissimo le conseguenze che essi innescano: deviare verso un nuovo nemico interno peraltro creato dal caos propiziato in medio oriente, la rabbia delle popolazioni europee sottoposte a un salasso di libertà reale e alla cancellazione delle conquiste sociali. Un gioco facile, quasi elementare e che ha anche il vantaggio di togliere acqua alla destra identitaria che principalmente in Francia sta mettendo in crisi i partiti tradizionali e il loro potere. Non è un caso del resto che tutti i responsabili delle politiche austeritarie si precipitano a prenotare un posto per domani in Place de la Republique compreso il guappo di Rignano che di certo non rinuncia all’insperato dividendo della “lotta al terrorismo” e può anche astenersi dal commentare i nuovi disastri economici della sua gestione furbastra e dilettantesca .
Perciò qualunque cosa si possa pensare  di Charlie Hebdo, da anni solo un imbarazzante e penoso fantasma di ciò che era stato, è chiaro che si tratta di un agnello sacrificale di una barbarie che avanza e che prende forme diverse a seconda dei contesti in cui si annida: quella del sacrificio umano proprio e altrui fra i kamikaze jahidisti, quella del nuovo medioevo in Occidente. Stranamente e ambiguamente intrecciati a testimonianza di due versioni dell’ingiustizia e della diseguaglianza.

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