martedì 20 gennaio 2015

Ciao Sergio


Cofferati-150x150


di Lucia Del Grosso

Per capire i reali motivi per cui Sergio Cofferati ha lasciato il PD basta scorrere i commenti dell’Apparato (argomento curiosamente scomparso dal dibattito politico, ora che l’apparato sono i rottamatori) tutti calibrati sul registro stizza/sufficienza/derisione: la porta è quella, ma prima posa il pallone (ossia il seggio europeo). Esattamente quelli che mi aspettavo, ma com’è prevedibile il nuovo apparato, mai che stupisca con una reazione appena più profonda dello standard dei bulletti di terza media. Tetragono nella sua ottusità anche di fronte al trauma della fuoriuscita di uno dei 45 fondatori del PD e della rottura del suo mito fondativo incardinato nelle primarie. Se ha sussultato di più allo strappo di Fini il partito di plastica di Berlusconi, il PD che sarà, il partito di chewing gum?
Perché a nulla vale l’esorcismo dell’addio di Cofferati con battutacce sul saper perdere. Cofferati lascia perché ha preso atto che è venuto meno il senso delle primarie: la scalabilità del partito e delle istituzioni.
Se le primarie sono aperte non solo al potenziale elettore, ma addirittura a plotoni indirizzati dal centrodestra, una carica di partito o nell’amministrazione non è scalabile, vince chi si mette d’accordo con la parte avversa.
Ma guarda, ci avevano detto che le primarie erano cosa buona e giusta perché permettevano la scalabilità!
Attenzione, scalabilità di uomini e di idee. Perché questo metodo di ricercare l’accordo con l’altra parte bypassando la dialettica interna viene messo in atto non solo per la scelta delle cariche, ma anche nell’azione politica: che possibilità ha la minoranza di vedere raccolte le sue proposte e indicazioni se un patto con la parte avversa assicura il soccorso dei voti, dovessero venire a mancare?
E infatti l’ultima dichiarazione di Renzi a proposito del voto sull’Italicum alla minoranza dissenziente del PD è: “”Non ci sono spazi per soluzioni alternative rispetto alla legge che vi ho proposto. Quindi rivediamoci domani verso le 12 usando queste ore per evitare rotture. Rimandiamo l’inizio del voto a domani pomeriggio”. Della serie: avete 24 ore di tempo per farvi piacere questa legge che ho concordato con quelli che contano veramente, che, rilassatevi, non siete voi.
Per cui i margini per incidere rispetto al tracciato preconfezionato sono ridotti alle virgole, se va bene.
Ciao Sergio, grazie di tutto, soprattutto di avere denunciato con il tuo gesto l’assoluta incontendibilità di uomini e, peggio ancora, di idee, del PD, scalabile quanto uno specchio insaponato per chi vuole offrire un punto di vista alternativo all’orizzonte disegnato da patti scellerati.
E c’è chi ancora crede che siano possibili battaglie dentro il PD.

 

Nessun commento: