sabato 22 febbraio 2014

IL GOVERNO DI “TUTTI DENTRO” di Ciuenlai

l trionfo del Cancelli, della nuova Dc e dell’opportunismo”
Lanciare l’hashtag “Civati via, via, vieni via di lì?”

Alla fine Renzi ha varato un governo di minoranza. Nel senso che dei diciotto protagonisti, (più lui che è uno difficile da controllare anche da se stesso), sono solo quattro i fedelissimi (Del Rio, Madia, la Boschi e la Mogherini con qualche dubbio). Scorrendo i curriculum politici si scopre che tre vengono dalla segreteria di Franceschini , che i rottamati Napolitano, D’alema e Bersani ne hanno piazzati 5, Alfano tre, Casini e Berlusconi 1. I Dc sono 7, gli ex Pci praticamente solo due (Poletti e Pinotti), i “niente” sono 9 (quasi tutti portaborse rinonosciuti e regolarmente iscritti all’Inps). L’asse è decisamente spostato a destra. Quando si mette al lavoro e allo sviluppo economico due rappresentanti delle associazioni imprenditoriali si capisce da che parte si sta. Orlando alla giustizia è “un garantista” cioè uno che piace a Berlusconi (rileggetevi al sua intervista al foglio), che infatti incassa compiaciuto. La Mogherini agli esteri è proprio una “boutade”. Quando si presenterà alle prime riunioni internazionali, visto che non la conosce nessuno, c’è il rischio che le dicano”lei è la segretaria, chiami il Ministro che incominciamo”. Il Dalemiano Padoan è stato il Vicedirettore dell’Ocse. Banchieri, Finanzieri e ricchi di ogni genere possono stare tranquilli . Il resto è roba già vista e in continuità con Letta ( 9 su 16 provengono da lì). Infine l’affare Lanzetta. E’ bastata nominarla Ministro per farle rimangiare il voto contrario al Governo Renzi dato una settimana fa. La vicenda fa seguito a quella di Taddei il civatiano messo in segreteria nazionale del Pd . Renzi sta usando il classico metodo berlusconiano della compravendita dei suoi oppositori. Civati dovrebbe capire che se continua a stare lì dentro e a non marcare definitivamente le differenza, rischia di restare solo, perché le sirene del potere piacciono a tutti e Renzi (o chi per lui) le maneggia come un esperto Doroteo o un consumato berlusconino.

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