venerdì 28 febbraio 2014

Io segretaria di circolo, dopo la nascita del governo Renzi mi dimetto e lascio il Pd di Cecilia Alessandrini

Sperando di avere almeno "venticinque" lettori pubblico la lettera, inviata agli iscritti del circolo PD di cui sono segretaria, di dimissioni da tutti i piccoli incarichi che ho nel partito nella convinzione che abbia una valenza politica più ampia.
Carissime e carissimi, vi scrivo questa e-mail per comunicarvi la mia decisione irrevocabile di dimettermi dal ruolo di segreteria del circolo "Galvani Joyce Salvadori Lussu", da membro della Direzione provinciale del PD di Bologna e da membro dell'esecutivo della conferenza delle donne del PD di Bologna poiché intendo lasciare il partito e non militare più in esso.
Questa decisione sofferta è maturata dopo le ultime vicende che hanno portato, con la complicità del nostro partito, alla nomina da parte del Presidente della Repubblica del terzo ( Monti, Letta, Renzi) Presidente del Consiglio il cui progetto politico non è stato votato alle elezioni. L'unico dunque a non aver avuto neanche l'opportunità di andare alle camere per chiedere la fiducia e provare a fare un governo è stato Pierluigi Bersani il cui progetto politico, denominato "Italia Bene Comune", era stato quello effettivamente da me votato alle elezioni.
Poiché non credo alle coincidenze questa considerazione mi ha portato ad un'articolata riflessione rispetto allo stato di salute della democrazia italiana che trovo decisamente preoccupante. Dal mio punto di vista, sebbene sappia perfettamente che quanto accaduto sia pienamente legittimo e costituzionale, non c'è però motivazione alcuna per arrecare un vulnus alla nostra democrazia come quello di un avvicendamento di un Presidente del Consiglio sulla base dei risultati di un congresso di una partito ( le primarie per intenderci) al quale ha partecipato, circa, solo il 4% degli aventi diritti al voto in Italia.
Tuttavia tutto questo non sarebbe stato sufficiente a farmi demordere se non avessi ricevuto in questi giorni le dimissioni di quattro membri del direttivo del circolo di cui tre membri anche della segreteria. Mario, Elisa, Umberto e Fabrizio che hanno un'età compresa tra 36 e 18 anni. Sono tutte persone che non hanno cariche o ruoli da difendere nel partito e quindi sono sicura che il loro disagio è sincero e la loro credibilità non scalfita da alcun legittimo sospetto che invece, sinceramente, nutro osservando gli entusiasmi di altri. Un partito che spinge, in pochi mesi, persone valide, capaci, con il desiderio di impegnarsi a "fuggire" è un partito con dei problemi molto seri e non certo solo di rinnovamento. Io però mi pongo soprattutto un problema politico.
Tutti coloro che hanno frequentato il circolo in questi anni sanno che ho provato a costruire un progetto alternativo alla logica correntizia dominante da sempre nel PD ( nella segreteria e nel direttivo da me proposto erano rappresentate, ad esempio, tutte le mozioni congressuali) senza mai piegare la testa ai voleri, più o meno espliciti, di nessuno che avesse posizioni ben più potenti della mia nel PD e nelle istituzioni. Non posso negare che portare avanti questo progetto, con le sue peculiari caratteristiche, non è stato facile, è stato faticoso, frustrante e spesso avvilente a livello politico ed esistenziale per una certa opposizione interna al partito ovviamente spaventata da questo nostro essere fuori dagli schemi.
Voglio però ribadire che l'esperienza del circolo "Galvani Joyce Salvadori Lussu" è stata per me davvero molto positiva, forse la prospettiva più positiva che ho visto e praticato dentro al PD. Il circolo, così come dovrebbe essere, è stato in questi due anni / tre anni un luogo di confronto e di dibattito franco, sincero e pieno davvero di stimoli. Non ringrazierò mai abbastanza tutti quelli di voi che l'hanno animato e che hanno permesso che crescesse e voglio ribadire che è stato uno splendido lavoro di squadra di cui io ho solo fatto parte. Per queste ragioni ho sempre detto che ero disposta ad andare avanti, pur tra mille difficoltà, per portare avanti questo nostro piccolo esperimento e laboratorio ma con le dimissioni di ben quattro persone mi sento di poter dire che non ci siano più i presupposti perché io continui in questa lotta spesso sfiancante.
D'altra parte la mia stessa analisi rispetto alla situazione del PD è talmente impietosa che non lascia dubbi a ciò che devo fare. Il PD è un partito che di progressista non ha più nulla e non certo perché Renzi ne è il segretario. Il PD è un partito che non è più progressista da tempo. I suoi dirigenti, sui diversi livelli, ed anche parte della sua base mostrano una totale subalternità di idee e di azione al pensiero dominante. Nessuna idea di rottura, nessun coraggio, nessuna capacità di prospettiva, nessuna volontà di buttare il cuore oltre l'ostacolo solo un dimenarsi infinito tra le idee preconfezionate e imposte attraverso i grandi media dall'establishment italiano sia esso universitario, imprenditoriale, politico. Mi spiace ma a me questa logica di continua subalternità non sta bene.
Io ho scelto di essere di sinistra non tanto per "cambiare" il mondo ma per costruirne uno nuovo con nuove logiche e nuovi rapporti di forza. Per questo me ne vado oggi, perché nel PD immaginare di costruire un mondo nuovo non è neanche possibile, solo a professare questa volontà si è malvisti, ci si sente diversi, le "pecore nere", sembra che alla maggioranza del partito il mondo vada benissimo così com'è, al massimo con qualche "aggiustamento strutturale" da fare, magari in peggio, ma nulla di più.
Questa logica è ancora più difficile da sopportare in un clima che vede "costretta", sotto minaccia di espulsione, la sua parte più critica, e dunque vitale, a votare a favore di un governo contro la formazione del quale ha votato in Direzione nazionale. Siamo oggettivamente al paradosso. Se alla subalternità e all'assoggettamento al sistema si aggiunge anche l' impossibilità di dissentire, che precedentemente non è mai mancata e che è stata ampiamente usata e "abusata" da tutti, a mio avviso vuol dire che non c'è davvero più spazio per un agire politico autonomo.
Credo che il PD continuando a scegliere, ormai da anni, il male minore si dimentichi di scegliere comunque un male e stia facendo oggettivamente un danno all'Italia privandola in un momento storico, in cui crescono le disuguaglianze sociali, di un partito strutturato che difenda davvero gli interessi dei deboli, degli sfruttati. Poiché sono sicura che la storia non ci assolverà preferisco andarmene prima di iniziare a sentirmi troppo complice.
Voglio ringraziare davvero sinceramente coloro tra voi che in questi anni mi hanno sostenuta, supportata, aiutata, ascoltata , abbracciata e consolata nei momenti difficili, chi mi ha fatto arrivare le sue critiche costruttive facendomi in questo modo crescere, sono sicura che ci ritroveremo in qualche altro luogo anche più ameno di questo, a tanti altri che invece apprenderanno con sollievo di questa mia decisione dico solo che il fatto di saperli sollevati sarà sempre e per sempre il mio vanto. Mi dispiace se qualcuno si sentirà tradito o abbandonato da questa mia scelta (e so che succederà) ma vi prego di considerarla come un atto di coerenza assolutamente necessario.
Vi saluto con affetto.
Cecilia

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