martedì 31 marzo 2015

Gli scatoloni della sinistra


weremoving1
di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.
Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.
Ci vuol poco in fondo, basta soltanto appellarsi concretamente a quella parte di elettorato silenzioso che non vede l’ora di azzerare le ‘chiacchiere’ parlamentari, le presunte indecisioni, i ritmi forse più ponderati ma sani della democrazia rappresentativa, per mettere in un angolo la politica e consegnare il Paese (il suo presente e il suo futuro) a qualcuno che ‘decida’ in fretta e ce lo comunichi poi, con comodo, magari direttamente da un balcone.
Che questa sia l’aria (un’aria da resa dei conti di una parte del Paese verso la sinistra) lo si intravede anche dalle opinioni di un uomo mite come Stefano Folli, ma dal dente avvelenato pure lui verso i comunisti.
Insomma, dice oggi sempre su Repubblica (l’house organ del Partito Renziano), il vecchio PD ha chiuso la sua parabola. Nasce oggi un altro soggetto politico rappresentante effettivo dell’Italia renziana. La sinistra interna, quella reduce dai vecchi partiti, resta come testimone del passato. Anzi deve “assistere al lento smantellamento di un sistema di potere”. Quale? Ovvio: “le iniziative della magistratura hanno un retrogusto politico, colpiscono un certo mondo della sinistra fatto di quadri locali, di piccoli e medi amministratori connessi in forma diretta o indiretta, alla rete delle cooperative”. Insomma si sta incrinando un sistema, e il “vecchio rapporto tra il partito e i centri economici … viene messo in discussione dall’avanzata del renzismo”.
Capite? I notabili locali, la rete collaterale delle coop stanno saltando a causa dell’avanzata renziana, conclude Folli. Curioso, perché a un italiano un po’ avveduto che legge i giornali seri (che, peraltro, questi sì, stanno scomparendo) verrebbe invece in mente che i notabili locali sono TUTTI con Renzi (De Luca, per dire) e al Dicastero del Lavoro c’è proprio l’ex capo di Legacoop, quello dell’art. 18 per intenderci, del lavoro come ‘scommessa’, che credo stia lì anche per qualche, legittimo ma evidente, patto elettorale con lo stesso Renzi, a partire dalle primarie.
Folli si aggiorni, dunque.
In ultimo faccio ammenda. Sono venticinque anni che faccio scatoloni, e transito di partito in partito. È stato faticoso, lo ammetto. Ma l’ho fatto in piena coscienza. Pensavo che l’obiettivo fosse un altro, o così mi facevano credere, o così ho creduto io.
Oggi mi sento, nel mio piccolo, responsabile di un vero e proprio disastro politico, che lascerà molte donne e uomini senza una proprio tutela e una propria rappresentanza. Sono tanti. Spero che altrettanto responsabili, nel loro grande però, siano tutti quegli altri che non si sono limitati a fare gli scatoloni, ma che il trasloco lo hanno ogni volta progettato e condotto, dicendoci che la casa nuova sarebbe stata migliore. Col risultato che siamo senza casa, con gli scatoloni in mano e non sappiamo che fare. A loro, adesso, il compito di indicare un obiettivo che non siano quattro modifiche a pie’ di pagina di una riforma di dubbia costituzionalità.
Io le mie alternative personali ce l’ho: scrivo, leggo, faccio musica, vado al cinema e al teatro, ho una bella famiglia, amici e un lavoro. Posso anche sopravvivere senza essere rappresentato da nessuno, anche se è complicato. Ho la scorza dura, insomma, e una certa età. Ma ai più giovani, quelli a cui abbiamo acchittato questo mondo tecnico e antipolitico, tutto concentrato sul consumo rapido di merci sempre più costose, cosa diciamo? Lo so che forse nemmeno sanno di vivere nel peggiore dei mondi possibili e pochi di loro vorrebbero davvero trasformarlo nel profondo. Lo so che l’ideologia dominate, quello neoliberista, è forte e ci ha circuiti un po’ tutti, io per primo. Tuttavia noi abbiamo il dovere di proporre una soluzione e indicare un percorso. Se non lo facciamo prima o poi i giovani si dimenticheranno di noi. Non dei loro padri o madri, non è questione psicanalitica. Ma di chi ha la responsabilità politica di indicare delle alternative a questo sfacelo anche etico.
E se lui, Renzi, pensa al partito unico della nazione con Marchionne, i notabili locali e le oligarchie, tocca a noi pensare ad altro. All’altro. Al partito della sinistra italiana. Sarebbe ora, dopo tanti traslochi andati a male.

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