sabato 30 marzo 2013

I sonni agitati dei grillini di sinistra dopo la prima vittoria della loro vita


I sonni agitati dei grillini di sinistra dopo la prima vittoria della loro vita


di Luca Fazio - Il Manifesto
Per la prima volta nella loro vita hanno vinto le elezioni. Erano, anzi sono, di sinistra-sinistra, e hanno votato Grillo. Incattiviti come delle iene, o con la mano tremante per un azzardo disgiunto. Adesso, come si sentono a un mese dalle elezioni? Delusi, ma anche più determinati di prima. Attendisti, ma anche disgustati. Insomma, tanto per non sfatare la tradizione, i neo grillini di sinistra sono ben lontani dal raggiungere una qualche unità, anche solo di valutazione.
Laura Proietti, 47 anni, segretaria di redazione, si è pentita (votava Prc): «Dovevano appoggiare il Pd anche se è il meno peggio, non hanno esperienza politica e non hanno capito che era l’unico modo per raggiungere qualche risultato. Questo atteggiamento intransigente mi sembra stupido, alle prossime elezioni perderanno, tanto più se ci sarà un governissimo, perché sarà anche colpa loro». All’ala sinistra di questo ragionamento si colloca Massimo Giroletti (ex Prc), chimico 48enne: «Devono tenere duro, nessun compromesso con questa sinistra che ha deluso troppo. Sono per andare al voto dopo aver cambiato legge elettorale, senza andare troppo indietro nel tempo basta l’ultimo anno di governo per non accettare compromessi con il Pd, quello che hanno fatto con le pensioni, per esempio, è vergognoso. Li voterò ancora». Il chimico, politicamente, è destinato a separarsi da Claudia S., 34 anni, maestra d’asilo. «Non ero convinta prima, figuriamoci adesso… Non li voto più, questa tiritera sulle alleanze mi ha disgustato e poi la consultazione in streaming è stata allucinante, mi sembrano una setta. Mi aspettavo più concretezza, un governo col Pd era ragionevole, lo dico io che non voterò mai Pd… alle prossime elezioni non voto».
Anche Maria Caizzi, ex insegnante di lettere in pensione – sempre Pci e poi Prc per dovere – ha già archiviato Grillo, ma non è angosciata per quello. «Già non mi stava simpatico, e adesso continua a dire sempre le stesse cose e poi questi atteggiamenti da guru mi hanno stufato. Ma quello che più mi angoscia è un governo istituzionale appoggiato dal Pd con Berlusconi. Non ci posso credere… se fosse così non andrei mai più a votare». Per Giampietro Gariboldi, 40 anni, informatico, invece non ci sono tragedie in corso. Anzi. Ex Idv, ammiratore di Grillo, ci crede ancora. «Camera e Senato sono andati al centrosinistra e non penso che a Grillo concedano il Quirinale, quindi non ha ancora ottenuto nulla. Spero che la loro intransigenza sia solo una tattica per passare all’incasso sostenendo un governo per poi condizionarlo. Altrimenti, con tutti i giornali e le tv contro, sarà dura spendersi ancora come un progetto credibile in vista delle elezioni. Io, comunque, continuerò a votarli». Carlo Zanella, 36 anni, musicista, ex rifondarolo – «ma per disperazione» – è d’accordo con l’intransigenza di Grillo ma è severo con la nuova classe politica. «Mi sta bene che non ci siamo accordi col Pd, li ho votati proprio per questo. Non credo al cambiamento proposto da questo Pd disposto a negare se stesso pur di governare, figuriamoci poi se dovesse diventare il partito di Renzi…». Quindi, cosa non va? «Manca il salto di qualità, non bastano figure come Crimi e Lombardi per affrontare un momento così, e nemmeno possono pensare di andare a nuove elezioni in questo modo. Li vedo in difficoltà, così non hanno futuro, forse li voterei ancora, ma per esclusione, non perché sono convinto». Alessia Longo, 29 anni, ricercatrice universitaria – «astensionista ma fiera» – esprime il sentimento bipolare dei più arrabbiati che continuano a fidarsi di Grillo ma non vedono sbocchi. «Sono orgogliosa per come stanno andando le cose, l’ho votato proprio per creare il caos, il cosiddetto bene del paese è una manfrina per continuare con la politica di prima. Una cosa però mi lascia perplessa: le uscite dei parlamentari che abbiamo eletto, non so se dobbiamo fare dei corsi accelerati o continuare a tenerci delle capre. Quando li sento parlare, sono difficili da difendere».

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