martedì 18 novembre 2014

Izquierda unida e Podemos, si scalda l’alternativa a sinistra

Spagna. Cambio della guardia al vertice di Iu: Cayo Laro fa spazio ad Alberto Garzón. Pablo Iglesias battezza Podemos
Alberto-Garzon-IUÈ appena pas­sato un fine set­ti­mana cru­ciale per la sini­stra spa­gnola. Sabato è stato il grande giorno di Pode­mos, la nuova for­ma­zione che sta rivo­lu­zio­nando il pano­rama poli­tico ibe­rico: in un’affollatissima assem­blea a Madrid (pre­sente anche Ale­xis Tsi­pras) si è uffi­cial­mente san­cita la sua tra­sfor­ma­zione in un par­tito «vero», gui­dato ovvia­mente dal cari­sma­tico 36enne Pablo Igle­sias, eletto segre­ta­rio a lar­ghis­sima mag­gio­ranza. E dome­nica è stata la volta di Izquierda unida (Iu), la fede­ra­zione di cui è parte il Pce: i suoi orga­ni­smi hanno deciso che a feb­braio si ter­ranno pri­ma­rie aperte a iscritti e sim­pa­tiz­zanti per sce­gliere chi la gui­derà alle pros­sime poli­ti­che, pre­vi­ste fra un anno. Ma la vera noti­zia è che il coor­di­na­tore di Iu, Cayo Lara, ha annun­ciato tra le lacrime che non sarà della par­tita: via libera, dun­que, al 30enne Alberto Gar­zón, ormai non più sol­tanto «astro nascente» del movimento.
Il passo indie­tro di Lara (62 anni) è un segnale chiaro. Iu è in affanno e «subi­sce» l’ascesa di Pode­mos, che rischia di fago­ci­tarla: per evi­tare un simile esito la «vec­chia guar­dia» si sta facendo da parte per favo­rire una pos­si­bile, ma non scon­tata, con­ver­genza con il neo­nato par­tito. Gar­zón, bril­lante eco­no­mi­sta mar­xi­sta e orgo­glioso mili­tante del Pce, non è certo un fatuo «nuo­vi­sta», ma rap­pre­senta comun­que una delle poche figure di Iu in grado — per cul­tura, lin­guag­gio, sto­ria e appar­te­nenza gene­ra­zio­nale — di inten­dersi con il gruppo di Igle­sias. E lavo­rare quindi a una coa­li­zione (o lista uni­ta­ria) con loro. Anche Gar­zón viene dal movi­mento degli indi­gna­dos (per gli spa­gnoli il «15-M») ed è parte della stessa schiera di gio­vani acca­de­mici pre­cari che si bar­ca­me­nano come pos­sono nelle uni­ver­sità ibe­ri­che impo­ve­rite dall’austerità. È atti­vis­simo e molto seguito sul web, e vanta un’intensa atti­vità pub­bli­ci­stica insieme ai due più impor­tanti eco­no­mi­sti cri­tici del Paese: Juan Tor­res López e Viçenc Navarro. Guarda caso, i due esperti che Pode­mos ha chia­mato a coor­di­nare il suo gruppo di lavoro sull’economia.
L’avvicendamento gene­ra­zio­nale (senza tos­sine «all’italiana») rap­pre­senta per la Spa­gna uno schema ricor­rente nei periodi di cam­bia­mento: alla fine del fran­chi­smo emerse una nuova gene­ra­zione di gio­vani socia­li­sti gui­dati da Felipe Gon­zá­lez, anch’egli all’epoca poco più che 30enne. Non è un caso che siano sem­pre di più quelli che pen­sano che il Paese ibe­rico sia alla vigi­lia di una sta­gione di grandi novità: Igle­sias ha espli­ci­ta­mente par­lato di «un nuovo pro­cesso costi­tuente». Per­sino il nuovo segre­ta­rio socia­li­sta, la «cami­cia bianca» Pedro Sán­chez, afferma di voler cam­biare pro­fon­da­mente (in meglio) la Costi­tu­zione del post-franchismo. L’unico par­tito che difende l’insostenibile sta­tus quo, anche nella rela­zione fra stato cen­trale e Cata­lo­gna, è il Pp di Mariano Rajoy, che, secondo un son­dag­gio dell’istituto Metro­sco­pia, oggi sarebbe solo la terza forza, con il 20%. Die­tro al Psoe (26%) e a Pode­mos, cla­mo­ro­sa­mente primo, al 27%.
JACOPO ROSATELLI
da il manifesto

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