venerdì 24 febbraio 2012

La linea di confine di Valentino Parlato, Il Manifesto

 

Le crisi sono una cosa seria e costringono a prove di verità. Il 9 di marzo ci sarà lo sciopero generale dei metalmeccanici della Fiom. Uno sciopero contro la crisi e l’offensiva sui licenziamenti. Bene. Nel Pd c’è discussione sul che fare: sostenere e farsi parte attiva di questo sciopero o stare a guardare? Questo dilemma (diciamo dilemma, ma è importante scelta politica) pare che divida il Partito democratico, che non vorrebbe cancellare o ridurre il suo sostegno al governo Monti. Ma, c’è da chiedersi, sostenere e partecipare allo sciopero della Fiom sarebbe un tradire l’impegno assunto con il governo Monti?
Certamente la situazione è difficile, ma se si sostiene il governo Monti per uscire dalla crisi, bisognerebbe anche sostenere lo sciopero dei metalmeccanici investiti dalla crisi.
Lo sciopero del 9 marzo della Fiom è diventato un serio discrimine della politica del Pd, il quale per liberarsi di Berlusconi ha ben accettato il governo Monti, ma non potrebbe consentire a Monti di fare quel che Berlusconi non è riuscito a fare.
Insomma la questione è fortemente politica e non solo sociale. Il Pd deve assumere una posizione chiara a sostegno dello sciopero dei metalmeccanici, che sono stati, storicamente, un’avanguardia del nostro movimento operaio. Il Pd non può fare finta di niente o dire: io non c’ero.
L’attesa di una posizione chiara e forte interessa i democratici italiani, che per esperienza sanno che sempre nel passato la Fiom è stata un’avanguardia non solo del movimento operaio, ma della democrazia. Nella grave e difficile situazione del nostro paese non solo i lavoratori, ma tutti i cittadini si aspettano (hanno il diritto di aspettarsi) una risposta forte da parte del gruppo dirigente del Pd. Far finta di niente ridurrebbe al niente che resta della democrazia italiana.

Intervista a Matteo Orfini (PD): «Votiamo con Cicchitto e Gasbarra e ci fa paura stare con i lavoratori?»

Intervista a Matteo Orfini (PD):«Non demonizzo la ricchezza, ma certo i ministri, con quei redditi, vivono in un altro mondo rispetto al paese reale»

Matteo Orfini, Bersani ha detto che se la piattaforma del corteo Fiom è «compatibile» con voi, il Pd ci può andare. È un via libera a lei e Fassina e agli altri che saranno in piazza?
Ne discuteremo in segreteria, ma la regola che abbiamo applicato fin qui è la migliore. Non aderiamo alle manifestazioni non nostre, ma siamo sempre in rapporto con quello che si muove nella società, anche se non tutto è condivisibile. Vorrei ricordare che mentre il governo discuteva la manovra, e noi la sostenevamo, una quantità di dirigenti Pd erano in piazza con Cigl Cisl e Uil. E se è migliorata la manovra è grazie al Pd e alle forze sociali.
Alcuni parlamentari già annunciano il sì alla riforma del mercato del lavoro.
La riforma non c’è ma c’è già chi dice sì. Curiosa idea di mandato parlamentare a scatola chiusa.
C’è chi dice: così si torna all’Unione, quando i ministri facevano cortei contro il proprio governo.
Questa è una sciocchezza. Nessuno lavora contro il governo. Io vado al corteo Fiom principalmente perché in questo momento chi ha una tessera Fiom viene discriminato. Si chiama rappresaglia, è una vergogna. Ed è sconcertante il silenzio su questo proprio da parte di chi ci dice di non andare al corteo. Anziché della partecipazione a un corteo, discutiamo se davvero un pezzo del Pd ritiene accettabili queste rappresaglie. E poi c’è dello strabismo in questa polemica.
Chi sono gli strabici?
Quelli che giudicano normale sostenere il governo accanto a Cicchitto e Gasbarri, e poi hanno paura di farsi vedere in piazza con i lavoratori.
In aula il Pd si spaccherà?
Voglio credere di no. Abbiamo una posizione unitaria, in base alla quale se la riforma viene fatta in accordo con tutte le parti sociali bene, altrimenti valuteremo in base alla vicinanza con la nostra proposta. La nostra, non quella della Cgil. Se salta il tavolo, speriamo di no, guarderemo al merito. Non esiste il voto di coscienza su un tema così, è una decisione politica.
Sull’art. 18 e sulla natura dell’appoggio al governo Monti nel Pd ci sono differenze molto profonde. Sarete costretti a un congresso prima delle politiche?
L’ho proposto mesi fa e Bersani mi ha detto che era da matti, che i nostri non ci avrebbero capito. Non è che avesse tutti i torti, con la crisi che attraversa il paese. Ma continuo a pensare che piuttosto che andare avanti così, senza prendere una strada netta su aspetti decisivi, meglio il congresso. O un confronto approfondito con uno strumento intermedio. Anche se è vero che un partito si forma nel fuoco di una battaglia politica, che definirà la nostra identità nel dopo.
Vuol dire che il prossimo Pd si disegnerà sulle scelte su questa riforma. Anche dividendosi?
L’ho già detto, non ci voglio credere. Non ci credo.
D’Alema dice: per il dopo Monti si parte dall’apprezzamento a Monti. Con Sel e Idv niente alleanze?
Con Monti abbiamo fatto una scelta difficile, e sarà difficile allearsi con chi lucra sulla nostra posizione. Ma Sel sta tenendo un atteggiamento molto più serio e responsabile dell’Idv.
Il Terzo Polo, come voi, appoggia Monti. Ma sui diritti civili e sul lavoro le distanze non sono forti?
Con il Terzo Polo abbiamo costruito un rapporto stretto, soprattutto ai tempi dell’opposizione a Berlusconi. Ma questi sono due temi veri. E anche con l’Idv ci sono distanze. Molto dipenderà dalla legge elettorale. Le prossime alleanze non potranno essere accrocchi.
Liberal e laburisti possono convivere nel Pd?
Quando non si trova una sintesi, si forma una maggioranza e una minoranza, e finisce lì. Certo, una discussione più pacata aiuterebbe. Ma quando un dirigente chiama «privilegio» o un diritto, mi arrabbio. O quando quando si contrappongono i padri ai figli: piuttosto che riequilibrare la ricchezza nello stesso nucleo familiare sempre più povero, non sarebbe nostro compito prendere la ricchezza dove si è accumulata in questi anni? Ma non si capisce che si discute della carne viva delle persone? Ma che idea diamo di noi?
Che impressione le fanno i redditi dei ministri?
Sia chiaro, non demonizzo la ricchezza. Certo, però, vivono in un mondo molto diverso al paese reale. E questo spiega qualche difficoltà a capire i lavoratori. E qualche battuta infelice.

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