giovedì 14 giugno 2012

Il goal più bello e difficile di Mahmoud Sarsak si chiama libertà di Federica Pitoni, Mezzaluna Rossa Palestinese


Mahmoud Sarsak è un ragazzo palestinese di 25 anni. Mahmoud Sarsak è un calciatore della nazionale palestinese. Mahmoud Sarsak è oggi prigioniero in un carcere israeliano. Mahmoud Sarsak è in sciopero della fame da 88 giorni. Mahmoud Sarsak oggi pesa circa 50 chili. Mahmoud Sarsak sta morendo. Lentamente. Nel silenzio. Mentre il mondo calcistico è impegnato negli Europei. Mentre i tifosi seguono le gesta delle loro squadre. Mentre la pagine dei giornali si riempiono dei resoconti e dei risultati delle partite. Non una riga su Mahmoud Sarsak.
Siamo abituati al silenzio sulla Palestina. Di Palestina sui giornali si scrive solamente di fronte alle grandi tragedie oppure se ne scrive per mistificare la realtà, per descrivere ogni palestinese come terrorista. Raramente, davvero molto raramente si trovano notizie. E infatti la gran parte dell’opinione pubblica sa pochissimo della cosiddetta questione palestinese.
Spezzare questo muro di silenzio omertoso che cela la tragedia di un intero popolo che da più di sessantaquattro anni vede negato ogni diritto, è una delle tante guerre che ogni palestinese combatte.
La storia di Sarsak si lega con tutto questo: Mahmoud con il suo sciopero della fame a oltranza sta urlando al mondo perché cessi tutto questo. E con la sua tenacia pone il mondo intero di fronte alle sue responsabilità, ponendo sotto gli occhi di tutte e di tutti uno dei tanti aspetti dell’occupazione israeliana della Palestina: l’efferato sistema di detenzione riservato ai palestinesi. Uno dei tanti modi per cercare di calpestare il popolo palestinese. In Cisgiordania è in vigore la detenzione amministrativa, un sistema con il quale il regime israeliano può detenere in carcere a tempo indeterminato senza alcuna accusa specifica, senza un processo. A Gaza esiste – ed è il caso di Sarsak – la “legge sui combattenti illegali”, con la quale Israele può imprigionare, anche in questo caso, chiunque senza alcuna accusa specifica, senza processo, a tempo indeterminato. Per tutto questo migliaia di prigionieri palestinesi hanno portato avanti un lunghissimo sciopero della fame poco tempo addietro, uno sciopero cessato per quasi tutti il 14 maggio, a fronte di un accordo che Israele ha già violato innumerevoli volte.
La storia di Mahmoud Sarsak ci racconta tutto questo. Mahmoud nasce a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, ed è da piccolissimo che scopre la sua passione per il calcio, che lo porta nel giro di un po’ di anni a giocare con la squadra locale. Non possa molto tempo, che arriva a giocare con la nazionale palestinese nel ruolo di centravanti. Grazie al calcio, Mahmoud può uscire da Gaza per alcune partite. Il 22 luglio 2009 viene arrestato senza alcun accusa al valico di Eretz, passaggio obbligato per chi debba entrare nei Territori Occupati da Gaza. Viene tradotto nel carcere di Ashkelon per trenta giorni, interrogato e torturato. Viene poi trasferito nel carcere di Ramleh, dove tuttora è detenuto.
Qualcosa si sta lentamente cominciando a muoversi: alcuni appelli di personalità internazionali (Ken Loach, Eric Cantona, Noam Chomsky e altri) e soprattutto, finalmente, una presa di posizione ufficiale del presidente della Fifa Joseph Sepp Blatter, che scrive nel suo comunicato, tra l’altro: “Nei rapporti ricevuti dalla Fifa si evidenzia il fatto che diversi calciatori palestinesi siano detenuti in violazione dei diritti umani e della loro integrità, senza processo ed in maniera illegale, dalle autorità israeliane… La Fifa lancia un appello urgente all’Ifa (Israel Football Association) per attirare l’attenzione delle autorità israeliane competenti, con l’obiettivo di garantire l’integrità fisica dei calciatori interessati, nonché il loro diritto ad un giusto processo”.
Le condizioni di salute di Mahmoud Sarsak, come abbiamo già detto, sono ormai precarie. Non potrà mai più tornare ad essere l’atleta che era: molti dei suoi organi risultano compromessi per sempre. E lo scorrere del tempo non fa che peggiorare la situazione. Potrebbe essere questione di giorni, forse di ore. Mahmoud con il suo sciopero della fame sta giocando la sua partita più importante: la partita per la libertà. La sua libertà di sportivo e di uomo. La libertà per tutti i detenuti palestinesi. La libertà per il suo popolo. Libertà: il goal più bello di Mahmoud Sarsak.

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