mercoledì 20 giugno 2012

Sudditi imploranti del “dio mercato” di Matteo Pucciarelli, Micromega


Monti era felice, il Pd era felice, Gasparri era felice, la Spectre era felice, gli stalinisti idem, Aurelio Mancuso dell’Arcigay anche, immaginiamo anche il blogger eletto deputato grazie al Porcellum (e non «grazie alla Rete») Mario Adinolfi: in Grecia la sinistra radicale non ce l’aveva fatta, sospiri di sollievo e pacche sulle spalle. Evviva, hanno vinto i conservatori: gente seria, cioè quelli che avevano truccato i conti e governato Atene negli ultimi decenni (assieme ai socialisti del Pasok, che infatti ora fanno come in Italia, governeranno tutti insieme). Bene, dopo il trionfo della democrazia tedesca in Grecia, uno perlomeno si aspetta finalmente un po’ di tranquillità: i poveri greci stritolati e il resto d’Europa ad assistere al massacro felice per la propria argenteria messa al sicuro. Invece apri il giornale e leggi: «Il voto greco non basta», «L’effetto Grecia dura poco», «Ancora tensioni sullo spread», «il Fmi all’Italia: servono le gabbie salariali» (lo diceva anche la Lega), «Italia e Spagna sotto attacco».
Non serve una laurea in economia per capire che «i mercati» sono un’entità tanto indefinita quanto fuori controllo. Sono il tutto e sono il nulla. Chiedono, pretendono, piegano le democrazie, assoggettano interi Paesi al proprio volere fomentando paure e minacciando sfracelli: e dopo, neanche la soddisfazione di una tregua.
Ci raccontarono che in Italia l’avvento dei tecnici sarebbe stata la panacea di tutti i mali. Non il voto, non un’altra politica, non un’altra visione: no, i tecnici. Hanno fatto la riforma delle pensioni (lavorate, schiavi!), hanno introdotto l’Imu, hanno ritassato i carburanti, hanno tagliato ancora la spesa sociale, stanno demolendo l’articolo 18: risultato? Il debito pubblico continua a salire, lo spread tormenta i sonni di noi che non abbiamo una lira (un euro) in banca, Polillo spiega che dobbiamo lavorare di più (ma quale lavoro?, ce ne fusse, si diceva a Livorno), siamo ancora sull’orlo del baratro e a breve ci chiederanno di tornare al latifondo e alla servitù della gleba perché ai mercati garba così.
«I mercati» decidono delle nostre esistenze, e noi permettiamo tutto questo sapendo solo una cosa di loro: che sono composti da speculatori.
Mentre assistiamo impotenti a questa schizofrenia moderna, a questo culto irragionevole di un dio sadico come tutti gli dèi di tutte le epoche, vorremmo intravedere un po’ di “laicità”, un po’ di sana politica, a chi ha il compito storico di «emancipare i popoli». Cioè la sinistra. Al momento siamo qui: Monti insegue «i mercati», l’Udc insegue Monti, il Pd insegue l’Udc, Vendola insegue il Pd, Grillo manda tutti affanculo. E noi, sinceramente, non ci sentiamo tanto bene (cit).

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