venerdì 26 luglio 2013

Disobbedire alla Troika nei Comuni? io ci sto! di Francesco Piobbichi, Controlacrisi.org




Scrive Marco Bersani di Attac in un lucidissimo articolo che “uno dei nodi cruciali della guerra alla società, dichiarata dalle lobby finanziarie con la trappola della crisi del debito pubblico, vedrà nei prossimi mesi al centro gli enti locali, i loro beni e servizi, il loro ruolo. Infatti, poiché l’enorme massa di ricchezza privata prodotta dalle speculazioni finanziarie, che ha portato alla crisi globale di questi anni, ha stringente necessità di trovare nuovi asset sui quali investire, è intorno ai beni degli enti locali che le mire sono ogni giorno più che manifeste”. Servizi pubblici, terra del demanio, e chi più ne ha più ne metta, saranno pertanto messi all'asta per portare denaro ai grandi capitali con la scusa del risanamento del debito, debito che, nonostante i sacrifici fatti fino ad ora, continua a crescere dimostrando il fallimento delle ricette sbandierate da Giorgio Napolitano.
L'allarme che lancia Bersani (così come la sua proposta politica di creare a partire dagli enti locali una linea di resistenza alle politiche della Troika, mettendo al centro dell'azione politica il rifiuto del Patto di stabilità e la disobbedienza all'austerity) è una valida pista di discussione, che potrebbe interfacciare molto positivamente le prossime mobilitazioni autunnali (una discussione questa non più rinviabile per quanto riguarda le organizzazioni politiche della sinistra). Una campagna di questo tipo a partire dai territori, potrebbe essere in grado di aggregare e ricevere un largo consenso: primo, perchè si concentrerebbe  su una proposta chiara e comprensibile; secondo, perchè sarebbe  valida per tutto il territorio nazionale divenendo così un fattore rilevante nella discussione pubblica di qeusto paese. Questa campagna potrebbe essere utile a ricostruire un progetto politico di una certa consistenza nei territori e rompere così il doppio rischio che si corre sempre nelle competizioni elettoriali: quello di essere subalterni al PD - e per questo sbandierare le politiche di riduzione del danno come una vittoria - e quello di rinchiudersi all'angolo del sistema politico locale, all'interno di una logica di sola testimonianza. Come giustamente scrive Bersani, c'è una continuità fra il centro decisionale ed i territori che nel nuovo sistema della Lex mercatoria vengono ridisegnati come i nuovi gabellieri della Troika.
Cominciare a lavorare per la costruzione di una campagna che chieda ai sindaci attuali e alle future coalizioni amministrative, la disobbedienza al patto di stabilità, come elemento centrale del programma, potrebbe voler dire fare finalmente chiarezza su molti aspetti. Una proposta del genere infatti sarebbe l'occasione per mutare la forma della politica, invece di produrre i soliti appelli all'unità della sinistra - che lasciano il tempo che trovano - si darebbe modo all'arcipelago di forze che contestano l'austerity di trovare a livello locale un primo spazio di connessione a sostegno di  una proposta che avrebbe più di un punto di contatto con il sentimento delle masse popolari. Molto spesso infatti sindaci del PD, si dichiarano contrari alle scelte del Governo, soprattutto rispetto al taglio economico che dal livello centrale viene imposto ai territori,si dichiarano contrari perchè sanno che la pressione da parte dei cittadini è molto forte rispetto a queste tematiche, ma le parole non bastano più, devono operare una scelta di campo, e una campagna di questo tipo, aperta e partecipata, li costringerebbe a misurarsi territorio per territorio, con la concretezza delle proprie dichiarazioni. Inoltre una proposta del genere, individuerebbe nei Comuni il luogo dello scontro tra l'attacco che muove il capitale e le forme di resistenza locale, rendendo viva e praticabile l'idea del "Comune Solidale" come  alternativa concreta di pratiche di neo mutualismo ed autorganizzazione da contrapporre alla logica perversa dell'austerity. Sappiamo perfettamente che ogni territorio è diverso dagli altri, ma non si può più utilizzare uno schema frammentato in una fase in cui l'attacco che muove il capitale è complessivo ed investe la Costituzione, ridisegna il ruolo dello Stato, svuolta la democrazia.
Ora occorre solo vedere se avremo la forza e soprattutto il coraggio di sostenere la proposta che emerge dall'articolo di Bersani e contribuire a renderla viva, lasciarla cadere nel vuoto sarebbe un gravissimo errore.

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