mercoledì 15 gennaio 2014

Ordine del giorno sul congresso della Cgil


Ordine del giorno sul congresso della Cgil
Ordine del giorno sul Congresso della CGIL approvato a maggioranza dal Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista dell’11 e 12 gennaio –
 
A fronte dell’offensiva che si è sviluppata in questi anni, e tanto più con la stagione dei governi di larghe intese, l’iniziativa sindacale nel nostro paese, è stata insufficiente, inadeguata e troppo spesso condizionata dal quadro politico piuttosto che dagli elementi di merito.
La recente intesa tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sul regolamento attuativo dell’accordo sulla rappresenta del 31 maggio, accentua gli aspetti critici e negativi di quell’accordo, con gravi limitazioni delle libertà sindacali contrastanti con la stessa sentenza della Corte Costituzionale seguita all’iniziativa della FIOM.
Il CPN ritiene per questo necessario che nel congresso della Cgil, che è e resta la più grande organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, si determini una svolta , che rimetta al centro la costruzione della moblitazione, del conflitto e di un progetto alternativo alle politiche liberiste, per i diritti sociali e del lavoro.
La drammatica crisi economica e sociale, conseguenza di un trentennio di politiche neoliberiste e gravemente acuita dalle scelte dell’Unione Europea, rende urgente lo sviluppo di un movimento determinato contro le politiche di austerità, nel paese ed in Europa.
Le politiche perseguite in questi anni, prima dai governi Berlusconi, poi dal governo Monti ed oggi dal governo Letta, in attuazione dei diktat europei, hanno prodotto e stanno producendo un drammatico impoverimento del paese, la crescita esponenziale della disoccupazione, il rischio di desertificazione dell’apparato produttivo.
Dopo la controriforma della previdenza (il cui impatto sulla società in termini di aumento della disoccupazione e del gravissimo peggioramento delle condizioni di lavoro e vita, è ben lungi dall’essersi dispiegato), dopo la manomissione dell’articolo 18 e l’ulteriore precarizzazione prodotta dal pacchetto lavoro del governo Letta, la Legge di Stabilità e le previsioni contenute nel DEF, disegnano un quadro di nuove privatizzazioni della residua industria pubblica e di ulteriore attacco al welfare, al lavoro pubblico, ai diritti delle persone.
E’ dunque decisivo che si sviluppi un movimento contro l’austerità e il governo, per un’alternativa alle politiche neoliberiste. Obiettivo che chiama in causa i soggetti sociali e politici e rappresenta il nostro impegno prioritario.
Un movimento che abbia al centro il contrasto alle privatizzazioni e alla distruzione del welfare, che si vorrebbe sostituire con l’ulteriore espansione di meccanismi assicurativi o con la logica neocorporativa degli enti bilaterali, in luogo della garanzia pubblica e universale dei servizi. Che rivendichi un nuovo intervento pubblico in economia: dal credito alle politiche industriali, dalla riconversione ecologica dell’economia ai diritti sociali, come solo modo per uscire dalla crisi. Diversamente da quanto si sostiene in premessa del Jobs Act, senza investimenti pubblici ed un piano per il lavoro fondato su di essi e sull’attivazione diretta di nuova occupazione, non c’è possibilità di creare lavoro.
Un movimento che abbia al centro la riconquista dei diritti del lavoro e una piattaforma per la ricomposizione del mondo del lavoro: dalla cancellazione dell’articolo 8 e della controriforma sulle pensioni al ripristino dell’articolo 18, dalla riduzione dell’orario di lavoro alla lotta alla precarietà, anche attraverso l’istituzione di un salario orario minimo come media dei minimi della contrattazione collettiva, e di un reddito minimo per le persone disoccupate da accompagnare alla necessaria riforma universalistica degli ammortizzzatori sociali.
Un movimento che rivendichi contro la deriva antidemocratica e autoritaria dell’Europa, contro la manomissione della Costituzione e il presidenzialismo, una nuova stagione di sviluppo della democrazia e della partecipazione. Che chieda una legge sulla democrazia nei luoghi di lavoro, fondata sul voto delle lavoratrici e dei lavoratori, per eleggere sempre i propri rappresentanti e per la validazione di piattaforme e accordi, senza limitazione alcuna dell’agibilità del coflitto.

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