lunedì 20 gennaio 2014

POVERA PATRIA

 
Impiegati, insegnanti, commercianti, piccoli imprenditori sono stai travolti dall'onda anomala della crisi, trascinati ai margini della società, costretti a vivere in apnea, sospesi tra il sogno della ripartenza e l'incubo della povertà. È una vita in apnea, quella della classe media, che negli ultimi anni ha patito più di tutti gli effetti di una crisi che il presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni, paragona a una bomba al neutrone.
Definire drammatica la situazione dell'Italia è un eufemismo: 10 milioni di poveri e un terzo della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale, più di tre milioni di disoccupati e un giovane su due senza lavoro. Su L'Unità Buttaroni fa il quadro della situazione:
La rete d'imprese del manifatturiero, che rappresenta la spina dorsale dell'Italia, ha perso il 20% del suo potenziale negli ultimi dieci anni [...]. L'esercito dei contribuenti, rispetto al periodo precedente la crisi, ha perso 400mila unità. Il 48,7% di chi dichiara un reddito è un lavoratore dipendente e guadagna circa 20mila euro lordi all'anno (ma ben il 37,6% si colloca nella fascia sotto i 15mila euro).
L'Italia - denuncia l'Osservatorio - sta precipitando in caduta libera lungo la scala sociale e si ritrova alle soglie della povertà. Il problema, infatti, non riguarda "solo" i milioni di disoccupati e cassintegrati, ma tutti i "poveri che lavorano", i milioni di persone che non riescono ugualmente a pagare le bollette. Circa il 10% degli occupati vive già sotto la soglia di povertà.
Le bollette della luce, del gas, le rate del condominio, la tassa della spazzatura sono diventate un incubo: oltre un quarto delle famiglie italiane ha difficoltà a pagarle [...]. La linea di demarcazione tra i poveri e i non poveri è sempre più sottile e meno visibile. Basta la perdita momentanea del lavoro, la cassa integrazione o il sopraggiungere di una malattia per compromettere seriamente questo già fragile equilibrio. Ma anche avere un lavoro non protegge più dai rischi dell'impoverimento.
Il potere d'acquisto delle famiglie è in picchiata. Fra il 2008 e il 2011 si è ridotto del 5%, ma è niente se si pensa che in un solo anno - dal 2011 al 2012 - questo dato è calato di un altro 5%.

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