martedì 19 agosto 2014

LE CIFRE DELL'ECONOMIA E LE RAGIONI DELL'OPPOSIZIONE della Redazione di Perchè La Sinistra

“Quattro anni sprecati” così Repubblica titola un intervento di Luciano Gallino che, in maniera molto efficace, riassume il disastroso andamento dell’economia italiana nel corso dell’ultimo periodo.
Si riprende di seguito, allora, l’incipit dell’articolo di Gallino:

I governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l’economia in un periodo di crisi.
I dati sono impietosi.
Dal 2009 a oggi il PIL è calato di dieci punti. Qualcosa come 160 miliardi sottratti ogni anno all’economia.
L’industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva.
La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65%.
L’indicatore più scandaloso dello stato dell’economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli concernenti la immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti.
La scuola e l’università sono in condizioni vergognose.
Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta. Il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni necessari per una vita dignitosa.
Il rapporto debito pubblico – PIL sta viaggiando verso il 140 per cento, visto che il primo ha superato i 2100 miliardi.
Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell’anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi.
Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l’Italia sarà l’unico Paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda è un partner straniero”.
Fin qui Gallino che non tocca altri due punti del tutto fondamentali :
1)    La crescita esponenziale dei livelli di diseguaglianza sociale: diseguaglianza cresciuta in contemporanea con la distruzione dello stato sociale e il crollo del livello dei servizi pubblici, dalla sanità e ai trasporti;
2)    Il progressivo disfacimento del sistema politico, la riduzione dei livelli di partecipazione democratica, il restringimento degli spazi tra politica e società, l’avviarsi di un regime fondato su una vera e propria svolta autoritaria. All’interno di questo quadro si è smarrita completamente l’identità e la funzione della sinistra politica e dei sindacati confederali, inclusa la CGIL.
Molto altro ci sarebbe da dire sul piano delle relazioni internazionali, sulla sciagurata partecipazione dell’Italia ai drammi bellici in atto sulla scena planetaria, sulla sensibilità ambientale, sui temi dei diritti civili.
 
Il quadro complessivo è questo, senza infingimenti di facciata o drammatizzazioni strumentali (che comunque raramente potrebbero arrivare a descrivere compiutamente la realtà) e rende sempre più necessaria l’espressione politica e sociale di una opposizione di sistema, in grado di organizzare necessarie lotte anche difensive ma prefigurando sempre una idea di trasformazione radicale del sistema.
Non serve un’opposizione parziale, settoriale, magari di tipo neo corporativo: serve dire “no” con fermezza e coerenza preparando una seria e radicale alternativa.

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