domenica 18 settembre 2011

Fisco ingiusto: dal lavoro al capitale

La pressione fiscale sul Pil legale in Italia ha raggiunto il 56,4%.
I lavoratori dipendenti versano il 64,2% del loro reddito.
Gli imprenditori, i professionisti e gli autonomi versano il 34,9%.
Gli azionisti di riferimento delle società di capitali il 26%.
Chi vive di affitti il 20%.
Chi vive di rendite finanziarie il 12%.
I titolari di Holdings italiane con sede all’estero : quasi nulla.
I patrimoni sono tassati dell’uno per mille.
 
L’articolo 53 della Costituzione recita:Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
 
ADESSO BASTA! 
 
In Italia è prioritaria e urgente un’opera di giustizia sociale attraverso una riforma strutturale del fisco che sia coerente con il dettato Costituzionale che all’ Art 53 recita:“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
In Italia il prelievo fiscale è fortemente squilibrato: non pagano nulla i possessori di grandi patrimoni immobiliari e finanziari, pagano poco le holding e le società di capitali, pagano un po’ di più i lavoratori autonomi che hanno pochi dipendenti e pagano moltissimo i lavoratori dipendenti. Occorre correggere queste storture avendo come bussola in quest’opera di giustizia l’articolo 53 della Costituzione italiana. In questo quadro è necessario ridurre il prelievo fiscale che grava sul lavoro dipendente e aumentare quello sui ricchi e particolarmente sui redditieri e sulle attività non produttive.
Per una riforma strutturale del sistema fiscale
E’ urgente un’iniziativa politica ri-regolativa a   livello internazionale iniziando con l’armonizzazione a livello europeo del prelievo fiscale su interessi, utili e dividendi e ripristinando il prelievo alla fonte ,anche per gli acquirenti non residenti nel Paese che  li emette, sui titoli di debito. Più in generale occorre che la politica  fiscale, oggi di competenza esclusiva degli Stati nazionali, sia materia disponibile per l’Unione Europea. La competizione fiscale tra Paesi mette a rischio la coesione sociale e quella tra stati. Occorre isolare il governo ungherese che ha costituzionalizzato una  flat tax al 16%.
Occorre un impegno deciso nella lotta ai paradisi fiscali, che sono spesso paradisi criminali e centri di riciclaggio dei capitali sporchi, definendo una cintura di sicurezza normativa che preveda un aggravio fiscale per le attività di società ivi residenti, al fine di compensare quel regime di tassazione bassissima o nulla di cui godono profitti e rendite in diversi paesi;
Urgente che a fianco di politiche di risanamento della finanza vengano presi provvedimenti fortemente limitativi delle speculazioni finanziarie anche attraverso l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie come la Tobin Tax, troppo a lungo osteggiata. 
E’ urgente decidere il divieto dei ‘credit default swap’ almeno sui titoli pubblici per tagliare le unghie alla speculazione in atto contro i Paesi più deboli.
Per quanto l’azione di chiusura dei paradisi richieda un’iniziativa internazionale molto si può fare anche in ogni Paese, in particolare con:
  • il divieto di finanziamento pubblico alle imprese che hanno filiali nei Paradisi Fiscali;
  • forti imposte sulle transazioni da e per i paesi in questione;
  • la verifica delle pratiche contabili e fiscali dell’attività delle centinaia di filiali delle banche italiane;
  • l’obbligo di rendicontazione delle attività delle imprese multinazionali,  Paese per Paese.
Va combattuta l’evasione e l’elusione fiscale  non solo attraverso l’attività ispettiva e repressiva e ripristinando la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti costruendo un’anagrafe tributaria   cooperativa tra Stato e Comuni e rendendo pubbliche le dichiarazioni dei redditi. È necessario innanzitutto modificare quelle leggi costruite apposta per permettere l’elusione e l’evasione fiscale.
Va abbassato il prelievo Irpef    sui lavoratori.  
Va definito un meccanismo automatico di correzione delle aliquote Irpef che garantisca che l’aliquota superiore scatti al crescere dei redditi reali e non a causa dell’inflazione.
Va istituita una aliquota unica per la previdenza abbassando quella sui lavoratori dipendenti e innalzando quella delle altre categorie fino al raggiungimento del pareggio di bilancio dei diversi fondi. In alternativa vanno istituii tre nuovi enti in sostituzione degli attuali: uno per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati e co.co.oco, uno per imprenditori e autonomi, un ente assistenziale gestito da Autonomie locali e Stato. (Ogni anno gli autonomi realizzano miliardi di deficit:solo nel 2011  9 miliardi).
Tutti i redditi da capitale, di qualunque unità istituzionale, devono rientrare nella imposizione progressiva prevista dall’art. 53 della Costituzione con il superamento delle imposte sostitutive e di quelle meramente proporzionali. Va abolita l’Ires e l’imposta sui dividendi ed estesa l’Irpef  anche ai titolari delle società di capitali (come avviene per i 4 milioni circa di piccoli imprenditori) e riportarli sotto l’ imposizione progressiva da cui sono riusciti ad uscire.
Tutti coloro che esercitano una attività imprenditoriale  devono versare un contributo minimo alla collettività, per le spese generali essa spende per il supporto alla loro esistenza e come contributo al servizio sanitario, di un minimo di 100 euro al mese.  Tale tassa va devoluta a Comuni e Regioni.

500 mila società di capitali  hanno dichiarato reddito nullo o di lavorare in perdita. Proposta: le società e gli imprenditori che dichiarano reddito negativo per tre anni continuativi devono essere obbligati al fallimento.

Introdurre una elevata aliquota Iva sui beni di lusso e abbassare quella sui beni necessari.

Va reintrodotta una significativa tassa di successione con una franchigia 400.000 euro per l’abitazione  che divenisse l’unica di proprietà  dell’erede e, con una franchigia da stabilire, per l’attività produttiva che non venisse interrotta.

Tassa di solidarietà di almeno l’1% su coloro che posseggono attività finanziarie superiori a 500.000 mila euro e del 10% sui redditi oltre il milione di euro l’anno.


Vanno eliminate le esenzioni dal pagamento dell’Ici approvate dal governo Berlusconi relative alle abitazioni di lusso, mantenendo l’abolizione dell’Ici per la sulle prime case non di lusso.
 
Giampaolo Patta, portavoce Associazione Lavoro e Solidarietà - FdS
 

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