Contro Yannis Varoufakis si è schierata un’ampia schiera di “falchi”. Le critiche tecniche che gli sono mosse nascondono un’insofferenza politica verso il ministro che non obbedisce
da Atene, Elena Sirianni, Popoff.quotidiano.it
Yanis Varoufakis, ministro greco delle Finanze è, secondo i suoi colleghi dell’Eurogroup, “incompetente, dilettante e perditempo”.
Poco importa che sia professore ordinario di Economia in prestigiose
università internazionali e che venga considerato uno degli economisti
più brillanti e originali al mondo, stimatissimo dal premio Nobel Joseph Stiglitz e
dall’economista americano James Galbraith che dichiara che nessuno in
Europa ha studiato e lavorato tanto su questa crisi quanto Yanis
Varoufakis.
Alla guida del fronte dei “falchi” schierati contro il ministro greco c’è il presidente dell’Eurogroup Jeroen Dijsselbloem, coinvolto in uno scandalo in Olanda per aver falsificato il suo curriculum
con un dottorato in economia mai conseguito. Quando nel 2013 venne
eletto all’attuale carica, sponsorizzato dal ministro delle Finanze
tedesco Schäuble, la BBC commentò: “Non ha nessuna precedente esperienza
in finanze pubbliche, ha studiato economia agraria”.
La maggior parte dei mezzi di
informazione, appositamente imbeccati., invece di interrogarsi sul
perchè di queste critiche e della loro inusuale durezza, fanno da cassa
di risonanza alle “indiscrezioni” trapelate dalla riunione
dell’Eurogroup del 24 aprile scorso a Riga, ingigantendole ad arte e
cercando di convincerci che il problema non è politico, non nasce dalla
inconciliabilità di posizioni fra chi ripropone una ricetta fallimentare
che ha ridotto allo stremo la Grecia e chi chiede di smettere di
scaricare i costi della crisi sui ceti più deboli avviando finalmente
politiche di crescita. Il giudizio su Varoufakis sarebbe
diametralmente opposto se invece di difendere pensioni e lavoro, avesse
presentato “riforme impressionanti” come quelle auspicate dai creditori,
non importa se di impatto recessivo e destinate ad aggravare la crisi
umanitaria. Avrebbe ottenuto il plauso generale se avesse proposto
un’ulteriore riduzione delle pensioni come concordato dai suoi
predecessori con la troika, se avesse accettato la libertà per le
banche di confiscare la prima casa, se avesse detto sì ai licenziamenti
collettivi. I giornalisti però ci spiegano che il problema non è
politico, ma è proprio lui, Varoufakis che con la sua incompetenza sta
facendo perdere tempo prezioso al negoziato facendo “innervosire” i
partners europei.
Il Financial Times che la settimana
scorsa aveva paragonato la Grecia a un bimbo che fa i capricci e le
istituzioni europee a genitori divisi sul metodo migliore per calmarlo,
adesso si spinge più in là e punta anch’esso il dito su Varoufakis.
Secondo le solite fonti ben informate, dopo l’Eurogroup di Riga, Tsipras si starebbe preparando a “lasciarlo in panchina”
e a prendere in mano personalmente le redini della trattativa insieme
al vicepremier Dragasakis per raggiungere comunque un accordo con le
istituzioni. C’è da dire che ogni volta che si riunisce l’Eurogroup
viene fuori questa “indiscrezione” poi puntualmente smentita dal governo
greco e dai fatti. Prima dell’Eurogroup del 9 marzo scorso, il
ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan diede come certa la
notizia che alla riunione la Grecia sarebbe stata rappresentata dal
vicepremier Dragasakis anzichè dal suo ministro delle Finanze. Poi fu lo
stesso Dragasakis a smentire.
Come è evidente si tratta di un “desiderio” delle istituzioni europee, fatto trapelare attraverso la stampa, allo scopo di mandare al governo greco il messaggio che la trattativa potrebbe sbloccarsi se Varoufakis si togliesse di mezzo.
Sempre secondo il F.T. una fonte da Bruxelles dice: “C’è una
differenza di percezione. Varoufakis non capisce che non può negoziare
ogni cosa da un punto di vista politico. Ci sono altre persone che lo
fanno“. Poi riferisce di una fonte vicina al governo greco che afferma
“Varoufakis è un impedimento alla leadership di SYRIZA”. Tuttavia è
improbabile che lasci l’incarico. “Il momento opportuno per Tsipras di
sostituirlo sarà quando verrà raggiunto l’accordo ponte con i creditori e
inizierà la discussione per il nuovo programma di salvataggio”.
Praticamente un suggerimento al governo greco su come e quando sarebbe
opportuno sostituirlo.
Quando tre mesi fa, all’indomani della
vittoria di Syriza, Yanis Varoufakis fu nominato ministro delle Finanze
del nuovo governo greco facendo irruzione sulla scena politica europea
col suo giubbotto di pelle, la sua moto e le sue camicie scure, in poco
tempo raggiunse una popolarità internazionale senza precedenti per un
ministro delle Finanze di un piccolo paese come la Grecia. Ma nelle
riunioni dell’Eurogroup dove una serie di “belle statuine” è chiamata a
dare un tacito assenso a piani e politiche economiche già stabilite
altrove, il suo arrivo per la maggior parte dei presenti (ministri ed
eurotecnocrati) deve avere avuto l’effetto spiacevole di un terremoto.
Dopo anni di pedissequa adesione alle politiche di austerità,
all’Ecofin è arrivato qualcuno che mette tutto in discussione e con
cognizione di causa. Uno che nelle riunioni dell’Eurogroup
invece di portare la lista della lavandaia delle riforme che l’Europa si
aspetta, le mette in dubbio e dice “E’ nostro dovere
convincere i nostri partners che stiamo lavorando a interventi reali, a
riforme profonde e a politiche di bilancio responsabili. E’ loro dovere
sganciarsi dalla sterile fedeltà alla fallimentare logica dei
memoranda”. Uno che nel suo ultimo libro afferma “La verità è che le
nostre società non sono semplicemente ingiuste: sono spaventosamente
inefficaci nelle misura in cui disperdono le nostre potenzialità di
produrre vera ricchezza”.
Deve essere stato un colpo per le
onnipotenti “istituzioni” trovarselo davanti, abituate com’erano a
trattare con i suoi predecessori con qualche pacca sulla spalla, qualche
buffetto in testa e poche parole per farsi capire. Come il laconico
“Yannis, scordatelo” che Schäuble rivolse all’ex ministro delle Finanze
Stournaras, quando questi osò timidamente chiedere quanto suggeritogli
da Christine Lagarde, di portare alla discussione dell’Eurogroup il
problema della ristrutturazione del debito greco considerato non
sostenibile dal FMI.
Intanto continuano a trapelare le
indiscrezioni sul clima nell’Eurogrpup di due giorni fa a Riga. Dicono i
giornali che l’attacco a Varoufakis è stato durissimo e collettivo, 18
contro uno! I suoi colleghi sono stufi di ascoltare “lezioni” da lui e
vogliono finalmente le riforme! Qualcuno fa sapere dello sfogo del
ministro delle Finanze slovacco che avrebbe aggredito Varoufakis
dicendo “Hai soldi per pagare le pensioni? Perchè io non avevo i soldi
per pagarle in Slovacchia, e non dò soldi per le pensioni greche”.
Un’altro collega (Dijsselbloem?) gli ha dato del perditempo e giocatore
d’azzardo…Insomma, un clima avvelenato che ha fatto dichiarare al
ministro delle Finanze di Malta Edward Scicluna che si è assistito al
“crollo completo” della comunicazione fra le due parti.
Non solo, l’isolamento del ministro
greco sarebbe continuato anche dopo la riunione. Riferisce l’Agenzia
Reuters che mentre gli altri ministri e funzionari dell’Eurogroup, a
suon di musica cenavano con salmone e branzino, Varoufakis vagava solo
nella notte della capitale lettone.
Come interpretare questo peggioramento
del clima negoziale? C’è chi ipotizza una spaccatura nelle
“istituzioni” e nello stesso governo tedesco fra chi, come Angela Merkel
, non vuole assumersi il peso politico di un Grexit e ne teme le
conseguenze sul resto di Europa, e chi vuole inasprire lo scontro e dare
il benservito ai Greci bugiardi e inaffidabili che hanno alzato la
cresta. Soprattutto c’è chi non ha mai digerito lo spodestamento della troika e delle sue ancelle
(come la Task Force del tedesco Horst Reichenbach) e chiede che venga
immediatamente reinsediata. Perchè uno dei primi successi negoziali di
Tsipras e Varoufakis in tandem, è stata proprio la fine della troika.
Anche se si è fatta molta ironia su questo, si è scritto che la troika è
viva e vegeta e ha solo cambiato nome. Ma siamo sicuri che sia proprio
così? Intanto oggi Varoufakis discute a Bruxelles, ad Atene o in altre
capitali europee con i suoi colleghi ministri e non con tecnocrati
preoccupati solo di racimolare soldi per i creditori senza alcun vincolo
costituzionale o di legge. Sono finite per sempre le incursioni
del trio dell’Apocalisse ( definizione dell’ex ministro
Papakostantinou) nei ministeri, finita l’epoca in cui gli “uomini in
nero” (questa invece è la definizione data da Cristòbal
Montoro, ministro delle Finanze di Rajoy) facevano irruzione negli
uffici statali mettendo alla porta ministri e i funzionari Greci, finita
per loro l’umiliazione di aspettare fuori in corridoio di poter
riprendere possesso delle proprie scrivanie. Finite le mail ultimative e
le telefonate notturne ai ministri “indisciplinati”.
Anche se non in maniera ufficiale,
l’allontanamento di Varoufakis dal governo è stato più volte chiesto
anche da Berlino, perchè a parte il problema politico non c’è mai stato
feeling fra il ministro greco e quello tedesco delle Finanze. Schäuble
non deve avergli perdonato di aver affermato nella prima conferenza
stampa congiunta, al cospetto di giornalisti di tutto il mondo, che nei
grandi scandali per corruzione in Grecia c’è quasi sempre implicata una
società tedesca e che la Germania e la magistratura tedesca devono
essere più collaborative con la Grecia nel perseguire i colpevoli.
Un’altra lettura che si può dare è che
l’attacco a Varoufakis viene fatto per dividere il governo greco e far
esplodere contrasti fra l’ala più radicale di Syriza e quella più
moderata, nella speranza che si inneschi una crisi di governo
Senza sottovalutare che la delegittimazione di Varoufakis otterrebbe
anche un altro risultato, riportare indietro le lancette del negoziato
rimettendo in discussione un’altro successo ottenuto da Varoufakis, la
sensibile riduzione dell’avanzo primario richiesto alla Grecia dal 4,5%
(previsto dal precedente memorandum) a ll’1,2 – 1,5 % concordato
all’Ecofin dello scorso 20 febbraio.
La risposta di Tsipras e del suo governo
non si è fatta attendere. L’Avghì di oggi riferisce che ieri si è
tenuta una riunione presso la presidenza del Consiglio a cui hanno
partecipato oltre al premier Tsipras tutti i ministri economici
(Dragasakis, Varoufakis, Stathakis), il ministro senza portafogli Pappas
e il viceministro per i Rapporti Economici Internazionali Euclide
Tsakalotos. Nel corso della riunione si è deciso di costituire una squadra politica per i negoziati guidata da Varoufakis e sintonizzata da Tsakalotos.
A questa si affiancherà una squadra tecnica che dovrà stendere un piano
per lo sviluppo dell’Economia che costituirà la base di discussione
per il nuovo accordo di giugno. Il governo rinnova la sua fiducia al
ministro Yanis Varoufakis divenuto bersaglio di attacchi pianificati
sulla stampa internazionale. Il governo fa sapere che il
ministro Varoufakis agisce sempre sulla base di decisioni collegialmente
prese dal governo e continuerà a lavorare allo stesso modo per una
soluzione sostenibile.
Infine lo stesso Varoufakis ha ieri
replicato ai suoi detrattori via Twitter citando il presidente
americano Franklin Delano Roosevelt e il suo discorso del 1936 alla
vigilia delle elezioni dove venne rieletto per il secondo mandato:
“Sono unanimi nel loro odio contro di me
e io dò il benvenuto al loro odio. Una citazione - aggiunge il
ministro – vicina al mio animo (e alla realtà) questi giorni”.
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