domenica 21 agosto 2011

Ho Amato la pensione


Dal 1998 l'ex premier percepisce 31.411 euro al mese.

Due volte presidente del Consiglio (1992-1993 e 2000-2001). Quattro volte ministro del Tesoro. Ministro delle Riforme nel governo D'Alema e dell'Interno nel Prodi II. Presidente dell'Antitrust, dal 1996 al 2000. Docente universitario. E molto altro.
BEN 1.047 EURO AL GIORNO.
La carriera politica e professionale di Giuliano Amato è particolarmente ricca. Ma non quanto la sua pensione. Secondo i calcoli di Mario Giordano, riportati nel volume Sanguisughe, la cifra arriva a 31.411 euro lordi al mese. In altre parole, 1.047 al giorno.
Netti sono circa 17 mila euro al mese. La considerevole cifra si raggiunge sommando i 12.518 euro che Amato percepisce dal primo gennaio 1998 dall'Inpdap in qualità di professore universitario (22.048 euro lordi mensili, totale annuo: 264.577 euro) ai 9.363 lordi che gli spettano ogni 30 giorni come parlamentare.

Un totale da 30 mila euro netti mensili

Socialista nella Prima Repubblica e diessino/democratico nella Seconda, Amato è andato in pensione a 59 anni pur avendo costantemente sostenuto la lotta ai baby pensionati. Padre nobile dell'imposta patrimoniale, che ha tornato a ipotizzare non più tardi di qualche settimana fa, e strenuo sostenitore dei tagli alle pensioni altrui, non ha lasciato agli annali alcuna proposta per decurtare la propria.
FRA RUOLI PUBBLICI E PRIVATI.
Amato ricopre attualmente altri tre incarichi. Due pubblici, cioè quello di presidente della Treccani e presidente del Comitato dei garanti per il 150esimo dell'Unità d'Italia. E uno privato, da senior advisor di Deutsche Bank.
Per il primo sarebbe previsto un assegno da 150 mila euro l'anno, a cui ha tuttavia rinunciato. Per il secondo un semplice rimborso spese. Il terzo vale usualmente centinaia di migliaia di euro l'anno, ma la cifra esatta è sconosciuta.
Secondo Giordano, tra conferenze e altri incarichi professionali, a stare stretti Amato percepisce circa 30 mila euro netti al mese. Mille al giorno.
«CON LE PENSIONI CHE CI SIAMO DATI».
Memorabile la sua lamentatio al Corriere, il 22 dicembre 2010: «I giovani protestano contro la voracità dei vecchi». La ragione? Il debito costruito «con le pensioni che ci siamo dati». Che fare? Amato non aveva dubbi: «Certo, è molto più popolare lasciare il debito addosso ai giovani che non invitare i vecchi a fare un sacrificio». Eppure più popolare sarebbe farlo, questo benedetto sacrificio.

fonte: www.lettera43.it

Di fronte a questo scandalo riporto il testo di una lettera comparsa su "Liberazione" di un lavoratore di Brescia:

PARLANO A VANVERA DELLA MIA VITA

Caro direttore, sono un lavoratore dipendente del nord che ha cominciato a lavorare a 16 anni pensando di continuare per altri 35.
Nel 1996 ci hanno convinto che bisognava aggiungere altri 5 anni per consolidare il sistema previdenziale. recentemente ci hanno attaccato un altro anno e poi qualche mese, senza che i contributi versati migliorino il rendimento pensionistico.
Se non ci fregano ancora, quando avrò 58 anni, lo Stato comincierà a restituirmi i contributi che ho cominciato a versare 42 anni prima, e per 22 anni continuerà a darmi una pensione sempre più svalutata. Se invece tradisco la mia aspettativa di vita e lascio prima questa valle di lacrime, solo una parte di quei soldi sarà reversibile a mia moglie.
Per chi non lo sapesse, il salario netto di un dipendente che guadagna 1.400 euro, frutta allo Stato oltre 2.700 euro annui di IRPEF, altri centinaia se li prendono regioni e comuni, e ben 7.800 sono prelevati per i contributi previdenziali. Con 42 anni di contribuzione ti danno una pensione di circa 1.200 euro al mese che vent'anni dopo varrà forse la metà.
Non credo di pesare sulla collettività andando in pensione a 58 anni dopo quasi 42 di contribuzione, anzi ho la sensazione di essere derubato, e mi girano molto quando sento politici di tutte le razze, da STRAGUADAGNO a RUTELLI a RENZI, parlare a vanvera dei miei soldi e quindi della mia vita.
In un paese con centinaia di miliardi di evasione, mafie camorre, lavoro sommerso, caste di intoccabili, politici incapaci, clero parassita, enti inutili, enormi sprechi, nani, ballerine, calciatori e furboni ad ogni angolo, mi è insopportabile anche solo l'idea che pensino di mettere ancora le mani nelle mie tasche per qualsiasi motivo. E sono pronto a fare tutto quanto è lecito per inpedirglielo.

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