giovedì 29 marzo 2012

Caro Monti, l'Italia non cresce, si suicida - Galapagos, Il Manifesto




Di lavoro si muore e - da un po' di tempo - si muore sempre di più anche per mancanza di lavoro. L'ultima vittima si chiama Giuseppe Pignataro, aveva 49 anni e faceva l'imbianchino. Si è tolto la vita gettandosi dal balcone della sua abitazione: non trovava più lavoro e non era in grado di mantenere la famiglia. Ma il suicidio di Pignataro non è un caso isolato: solo in Puglia negli ultimi trenta giorni altre quattro persone hanno tentato di togliersi la vita per motivi economici: tre ci sono riusciti (uno era un piccolo imprenditore) uno è «salvo» per miracolo.
Suicidi e tentati suicidi nel Meridione negli ultimi mesi si stanno moltiplicando: l'emarginazione sociale, la povertà (spesso assoluta) crescente, la mancanza di prospettive e l'assenza di ammortizzatori sociali collegata alla difficoltà di trovare lavoro (soprattutto per giovani e donna) stanno spingendo molti alla disperazione. Anche un lavoro in «nero», qualsiasi lavoro, diventa una chimera e l'unica certezza è farla finita. Di fronte alla tragedia della morte c'è chi sostiene che non bisogna fare polemiche e speculazione. Giusto. L'unica domanda che mi permetto di fare è: Pignataro, con la riforma Monti/Fornero avrebbe trovato un posto di lavoro non a tempo indeterminato, ma in grado di garantirgli almeno un reddito? Di più: licenziare un po' di lavoratori con la devastazione dell'articolo 18 servirà a far trovare lavoro ai tanti Pignataro del Sud d'Italia? La scritta sulla maglietta «Fornero al cimitero» non è ironica, ma balorda e falsa: l'inazione della Fornero sulle politiche attive del lavoro rischia di mandare al cimitero altre persone. Soprattutto lavoratori disperati, ma non solo, visto che la «moria» colpisce anche gli imprenditori, soprattutto nel Nord-Est.
Secondo Luca Zaia, governatore del Veneto, dall'inizio della crisi «sono più di qualche decina gli imprenditori che si si sono suicidati durante questo periodo di crisi». Non è una esagerazione, visto che i dati vengono confermati dalla Cgia di Mestre e dalla Caritas. Da questi dati drammatici è nata anche l'iniziativa di «Life auxilium», uno sportello aperto da Confartigianato di Aslo-Montebelluna. Certo le motivazioni dei suicidi nel Nord-Est sono differenti. Non c'è la paura della povertà assoluta, di una caduta dei consumi, ma quella di una qualità della vita diversa che diventa progressivamente pessima. È il decadere di un ruolo sociale che a sinistra forse può non piacere, ma va rispettato: il padroncino che si sente sempre più solo e non vuole tradire i suoi dipendenti, non vuole chiudere e cambiare vita. E, quindi, preferisce il gesto estremo, spesso facendola finita con un colpo di pistola o impiccandosi nell'azienda che è stata la sua vita.
In Italia questi suicidi coinvolgono soprattutto i titolari delle piccole imprese. Spesso persone che si uccidono non per la vergogna dei debiti, ma per l'impossibilità di incassare soldi dallo stato o da altri privati. Spesso piccole cifre: da 100 a 500 mila euro. E questo perché piccolo sarà pure bello, come diceva il Censis, ma è estremamente rischioso, soprattutto da un punto di vista finanziario. Per essere chiari: non si riesce a incassare i crediti, la scadenza dei pagamenti delle fatture si è progressivamente allungata: tre mesi, 6 mesi, 24 mesi. E lo stato (in senso lato, visto che spesso sono coinvolti gli enti locali) è il pagatore peggiore: secondo stime fondate deve liquidare almeno 70 miliardi di euro alle imprese private che gli hanno fornito merci o servizi. A Roma vengono chiusi cantieri a lavori praticamente ultimati perché il comune non paga. E Alemanno, con qualche ragione. da la colpa ai mancati trasferimenti dello stato centrale. E molte imprese falliscono, parecchi imprenditori si suicidano in una sorta di selezione naturale della specie. Nel 2011 la chiusura di imprese ai sopravanzato di oltre 40 mila unità le nuove aperture. Anche su questo punto Monti non ha fatto nulla. Nel senso che non ha stanziato soldi per chiudere - almeno parzialmente - le pendenze finanziarie con le imprese.
Il colpo di grazia, poi, lo hanno dato le banche: Draghi (e la Bce) le ha inondate di soldi (all'1%) ma gli effetti sul sistema economico non si sono visti: nuovi crediti alle imprese non vengono concessi e i mutui alle famiglie stanno crollando. La realtà è che mentre Monti «salva l'Italia», gli italiani muoiono. Purtroppo, in senso fisico. E a ucciderli non è l'articolo 18.

ECCO IL CONTO DELLA CRISI. DECINE DI SUICIDI DI GENTE CHE LAVORA  

29 marzo, un muratore immigrato di una cooperativa si da fuoco a Verona davanti al palazzo del Comune per protestare per il ritardo del pagamento dello stipendio.

 28 MARZO 2012: Un muratore di 58 anni, nato in provincia di Caserta ma residente a Ozzano Emilia, si dà fuoco nella sua auto in via Nanni Costa, non lontano dall'Agenzia delle Entrate di Bologna. L'uomo viene ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione del centro grandi ustionati di Parma: ha ustioni gravissime su tutto il corpo. All'interno dell'abitacolo vengono trovati una lettera indirizzata alla moglie e un'altra indirizzata all'Agenzia delle Entrate, in cui l'uomo spiega di aver sempre pagato le tasse e chiede di lasciare stare la propria consorte. -

27 MARZO 2012: Un imbianchino di 49 anni si lancia dal balcone a Trani perchè da tempo non riusciva a trovare un posto di lavoro.

27 MARZO Un imprenditore di 44 anni si impicca con una corda legata a un carrello elevatore nel capannone dell'azienda di cui era socio. Succede a Cepagatti, nel pescarese. Il suo corpo viene trovato dai dipendenti. Il gesto dell'uomo sarebbe legato a motivi economici: sembra che la ditta avesse problemi finanziari.

26 MARZO 2012  Miriam Sermoneta, una guardia giurata in cassa integrfazione si uccide nella notte con un colpo di pistola al cuore nella sua abitazione a Guidonia.

 21 MARZO 2012: A Crispiano, in provincia di Taranto, un uomo di 60 anni, disoccupato da due anni e invalido civile, a causa dello sconforto per le precarie condizioni economiche, si rinchiude nello sgabuzzino della propria abitazione e tenta il suicidio impiccandosi. La moglie, non vedendolo più in casa e notando la porta del ripostiglio chiusa a chiave, si preoccupa e telefona ai carabinieri e tra grida e lacrime chiede il loro aiuto. Grazie all'intervento dei carabinieri e del personale del 118 l'uomo viene salvato.

20 MARZO 2012: Un uomo di 53 anni, residente in provincia di Belluno, a Sospirolo, viene trovato senza vita, impiccato, in una baracca dietro alla sua abitazione. Il 53enne, imprenditore edile, sarebbe un ennesima vittima della crisi: da qualche tempo infatti era in difficoltà economiche non riuscendo a incassare alcuni crediti. Il gesto estremo è maturato dopo che l'uomo è stato multato e si è visto sequestrare l'auto per guida senza patente.

15 MARZO 2012: Una donna di 37 anni tenta il suicidio per aver perso il lavoro in provincia di Lucca. La vittima ingerisce del liquido per sgorgare gli scarichi, un prodotto fortemente tossico, e finisce in ospedale.

9 MARZO 2012: Un commerciante di 60 anni, in provincia di Taranto, durante la notte si toglie la vita impiccandosi in contrada 'Ciaurrò, nella Marina della cittadina jonica. La causa del gesto è da attribuirsi a problemi di natura economica.

9 MARZO 2012: Un falegname di 60 anni si toglie la vita a Noventa di Piave (Venezia) per motivazioni riconducibili a problemi di carattere sia economico che personale. L'uomo lascia una lettera prima di compiere il folle gesto con una corda recuperata in azienda.

 27 FEBBRAIO 2012: A Verona un piccolo imprenditore edile, dicendo di vantare crediti con vari clienti per circa 34mila euro, si presenta in banca chiedendo un prestito di 4mila euro. L'uomo, un 50enne titolare di un'impresa edile, vistosi negare il prestito dalla sua banca, verso cui era già debitore, esce dalla filiale e si cosparge di alcol tentando il suicidio. I carabinieri della Compagnia di Verona, intervenuti sul posto lo salvano.

26 FEBBRAIO 2012: Un imprenditore si toglie la vita impiccandosi nel capannone della sua ditta, in provincia di Firenze. Il cadavere viene trovato dai famigliari. All'origine del gesto le preoccupazioni dell'uomo, 64 anni, per la crisi economica che aveva investito la sua azienda: questo il senso del messaggio lasciato dall'imprenditore in un biglietto ritrovato accanto al corpo. L'uomo si impicca con una corda a una trave del capannone.

 21 FEBBRAIO 2012: Un piccolo imprenditore trentino, oppresso dai debiti, cerca di suicidarsi gettandosi sotto un treno merci, nei pressi della stazione ferroviaria di Trento. Viene salvato dal tempestivo intervento di agenti.

 15 FEBBRAIO 2012: A Paternò, in provincia di Catania, un imprenditore 57enne si uccide impiccandosi in preda alla disperazione a causa dei debiti della sua azienda. Il cadavere viene rinvenuto in un capannone in un deposito di proprietà della ditta della quale era titolare.


- 12 dicembre 2011: Un imprenditore si suicida per problemi economici a Vigonza, nel Padovano. Prima di uccidersi con un colpo di pistola nel suo ufficio lascia un biglietto sulla scrivania con scritto: "Perdonatemi non ce la faccio più". Soffriva perché costretto ad accettare la cassa integrazione per i suoi dipendenti a causa di mancanza di liquidità.

-10 febbraio 2011: Un commerciante si toglie la vita impiccandosi nel suo negozio situato al centralissimo corso Umberto a Napoli. E' il figlio a fare la tragica scoperta. Prima di suicidarsi l'uomo lascia un biglietto ai suoi familiari: "Perdonatemi, non ce la faccio più".

- 13 settembre 2010: Troppi debiti. Questa la motivazione che spinge un imprenditore 57enne a bruciare nella notte, a Firenze, il ristorante che gestiva da tre anni, e poi a togliersi la vita impiccandosi nel gazebo esterno al locale. L'uomo, secondo quanto emerso, aveva uno scoperto di 18mila euro in banca. Prima di compiere il tragico gesto, invia degli sms ai suoi collaboratori, scrivendo: "Mi avete ammazzato con le vostre pretese, non riceverete più una lira, addio, arrangiatevi". L'imprenditore doveva ai suoi dipendenti degli stipendi arretrati.

- 2 marzo 2010 - Un imprenditore si suicida a Camposampiero, nel Padovano, per le difficoltà della sua azienda.

Nessun commento: