sabato 6 settembre 2014

La crisi è una manovra per cancellare ogni forma di welfare? di Roberto Marchesi, Il Fatto Quotidiano

La crisi è una manovra per cancellare ogni forma di welfare?
 
Il premio Nobel 2008 dell’economia, Paul Krugman, dice che è difficile credere che siano già passati sei anni dall’inizio della terribile “Grande Recessione“, e che ancora non si veda una reale ripresa economica all’orizzonte, ma soltanto un lento, debole, recupero, che può trasformarsi in ogni momento in un nuovo crollo. Krugman vede perciò il pericolo che l’insistenza dei “troppisti” (quelli cioè che dicono che si dà già troppo aiuto all’economia) potrebbe condurre molto facilmente e rapidamente ad una nuova scivolata in recessione, così grave e profonda da non fermarsi più (The forever slump).
Poi, nel suo più recente articolo, identifica ancora sostanzialmente gli stessi soggetti come la “congrega dei deflazionisti” (The deflation caucus).
Nel primo caso i “troppisti” sono gli americani, non tutti, ma certamente quasi tutti quelli che guidano o che seguono ideologicamente il partito repubblicano. Nel secondo caso i “deflazionisti” sono chiaramente gli europei, che da 3 anni, sembra facciano (al di là delle chiacchiere) proprio tutto ciò che è possibile per far scivolare l’intera Europa in un micidiale vortice deflazionistico.
Troppisti e deflazionisti hanno in comune la conoscenza di una semplice parola magica capace di risolvere qualsiasi problema economico: “Austerity“.
Non fa niente che economisti di chiara fama (oltre a Krugman) dicano che l’attuale recessione, specialmente in Europa, sia già peggiore di quella degli anni 30 (Worse than the 1930s: Europe’s recession is really a depression), i “troppisti persistono imperterriti a dire che tutto ciò che si deve fare sono serie politiche di tagli alle spese superflue (cioè bisogna ridurre drasticamente le paghe dei lavoratori, i permessi retribuiti e le ferie pagate) e le lentezze burocratiche e normative  (con le quali, per fare un esempio, impediscono alle imprese moderne di farti mangiare ciò che vogliono e agli speculatori di alleggerirti il portafoglio grazie a prodigiose alchimie finanziarie).
Persino la nuova presidentessa della Federal Reserve americana, Janet Ellen, nel suo articolo “Fed Says Growth Lifts the Affluent, Leaving Behind Everyone Else” (Fed dice che questa crescita sostiene i benestanti, ma lascia indietro tutti gli altri), non esita a dire che ancora non è il momento di allentare la leva del sostegno finanziario all’economia, ma loro proseguono imperterriti nelle loro strampalate teorie di rigore. Del resto, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il loro vero obbiettivo non è uscire dalla crisi, ma lasciare che la crisi faccia il suo lavoro, come chiaramente espone Thomas Edsall nel suo: “Cutting the poor out of welfare” (Tagliare le provvidenze ai poveri).
E come altri sostengono anche dopo la risoluta presa di posizione della Banca Centrale EuropeaEurope’s Bank Takes Aggressive Steps.
Con questo intervento coraggioso di Draghi (in ogni caso di gran lunga più capace del suo predecessore Trichet), si otterranno certamente effetti positivi, ma non bastano, e comunque, perché non sono stati attuati subito quando c’era già l’esempio di tutte le altre banche centrali che già lo facevano? Era la Merkel (e alleati) a proibirlo? E perché?
Va bene, faceva l’interesse della Germania (questo ormai lo sanno anche i bambini delle elementari) e perché glielo hanno lasciato fare i governi di Francia, Italia, Spagna, ecc.? No, c’è di più! Ricordate chi c’era a governare quando è cominciata la grave crisi europea? Le destre, ovvero i liberisti, ovvero i nemici giurati del welfare.   
Ancora adesso, in piena crisi e recessione dell’intera Europa, che cosa ci dicono? Che la colpa della crisi è il costo del lavoro, troppo alto per competere, ecc… Mica dicono per es. che nella opulenta America pagano ancora i lavoratori comuni meno di 10 dollari all’ora e che praticamente nessuno (salvo certi managers) ha diritto a ferie e permessi pagati. Allora bisogna allineare il mercato del lavoro in basso ovviamente. Pagare di meno per rendere di più (e guai a chi lo chiama sfruttamento!).
Nel pieno della peggiore crisi economica dal dopoguerra c’è ancora chi sale in cattedra (Alfano) a sostenere l’esigenza di abbattere lo Statuto dei Lavoratori o almeno (come più furbescamente propone Renzi), modifichiamolo per migliorarlo. Qualcuno può credere davvero che questi ammazza-welfare vogliano davvero migliorarlo? I pensionati (come me) sono già al terzo anno che hanno la pensione congelata. Adesso vogliono congelare persino le paghe delle Forze dell’Ordine. No, non quelle dei Questori, quelle degli agenti, naturalmente!
Chi siede nelle stanze dei bottoni non può essere un cretino. Come si fa a non pensare che questa prolungata crisi sia tutta una manovra del neo-capitalismo globalizzato per cancellare ogni forma di welfare in Europa e nel mondo? (In America praticamente non è mai esistito).

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